LA SCHIZOFRENIA DEL PD

LA SCHIZOFRENIA DEL PD
A chi obbietta che il PD sia ormai un partito di centrodestra con modalità di gestione del potere copiate dalla vecchia DC, si trova sempre la stessa risposta da parte di chi lo vota:
il programma del PD è socialdemocratico.
Questo è vero:
sia a livello nazionale che locale il PD infila sempre qualcosa di sinistra (o persino sinistra-sinistra) nel programma.
Il problema non è quello che sta scritto nel programma, ma del perché c’è scritto: dare l’illusione a chi lo vota che esista ancora qualche traccia del PCI nell’attuale mix di neoliberismo e cattolicesimo filantropico di cui è impastato il partito guidato da Letta.
Un’illusione identitaria che da tempo non ha nemmeno più bisogno di avere un qualche appiglio pratico, poiché ai suoi militanti e votanti basta la pura narrazione:
siamo gli eredi della tradizione comunista italiana perché diciamo che è così.
Per questo il PD non tollera nulla alla sua sinistra che non siano le sue infinite liste civetta:
storicamente in Italia non c’è mai potuto esserci nulla a sinistra del PCI, lì dove questo è successo il PCI o ha inglobato la neoformazione, oppure l’ha perseguitata (tramite la mano dello stato e l’intimidazione da parte dei suoi mazzieri) fino a condannarla all’irrilevanza o alla dissoluzione.
Il PD da tempo ormai è il partito della classe media che vuole sentirsi dire che è “di sinistra” mentre fa politiche di destra:
un mix che se valutato con il metro dei fatti è fallimentare, ma che se valutato con il metro del marketing identitario è inscalfibile.
La vera domanda è: perché i poveri italiani dovrebbero essere vittima dei problemi di schizofrenia di una classe media sempre più esigua numericamente e in perenne crisi identitaria?
Federico Leo Renzi