La storica dell’arte Sotgia mette a fuoco l’anomalia Cagliaritana

 

Cosa si è mosso realmente a Cagliari, riguardo all’istruzione artistica, dai tempi in cui il preside era Foiso Fois ed i docenti erano Luigi Mazzarelli, Rossana Rossi e Pinuccio Sciola?

Io mi sono iscritta al Liceo Artistico di Cagliari nel 1972, contro la volontà dei miei genitori.

Figlia di operai, di quelli che un tempo credevano nella scuola come promozione sociale, con aspirazioni medio-borghesi che avevano deciso che “dovevo” frequentare il Liceo Scientifico ad Iglesias e perciò mi iscrissero lì.

Alle scuole medie ebbi un’insegnante che mi insegnò a utilizzare tutte le tecniche artistiche, mi appassionai, dipingevo e leggevo libri sulla vita di Modigliani.

Nonostante fossi brava in tutte le materie, lei mi suggerì di andare al Liceo Artistico.

Mi convinsi che questo era quanto volevo fare, perciò di fronte alla scelta dei miei genitori opposi una strenua resistenza.

Impensabile!

L’Arte non fa “mangiare”!

Poi abitavo in un paese che dista 60 Km da Cagliari, roba troppo trasgressiva! Ma non sono mai stata facilmente malleabile, perciò mi impuntai e decisi che sarebbe stato o il Liceo Artistico o niente.

Alla fine a settembre, a scuola già iniziata, la ebbi vinta!

Vennero a Cagliari e mi iscrissero in quello che consideravano un “bordello”.

Rientrarono a casa disperati, lamentandosi di aver visto maschi con i capelli lunghi e ragazze con la minigonna.

Tutti che fumavano! Bei tempi quelli, anch’io fumavo in classe! 
Perchè l’ho presa così alla lontana?

Perché i luoghi comuni sulla formazione artistica non sono molto cambiati.

E non solo nella coscienza popolare, ma anche in quella politica e delle varie Istituzioni pubbliche.

Del Liceo Artistico non ha mai importato niente a nessuno, se non a quelli che ci si son trovati dentro a lavorare, sia come studenti che come docenti.

Quando arrivai mi resi subito conto che la situazione era estremamente difficile e umiliante.

Le aule erano sparse tra quella che molti chiamano la sede “storica”, Piazzetta Dettori, che di storico aveva solo la completa inagibilità come sede scolastica, Via San Giuseppe, e, all’epoca, aule riadattate in un edificio in Viale Ciusa – credo fosse un istituto per ciechi.

Io ebbi la sfortuna di fare il primo anno proprio in quest’ultima sede. Non che fosse peggio delle altre, semplicemente non solo mi alzavo alle 5 del mattino per prendere l’autobus che mi portava alla stazione, poi dovevo prendere il treno e infine giunta a Cagliari dovevo spostarmi dall’altra parte della città con gli sconquassati mezzi pubblici dell’epoca. Il rientro era ancora peggio, si usciva tardi da scuola e per tutta una serie di coincidenze non rientravo a casa prima delle 16,30.
Erano anni di forte politicizzazione, sia tra gli studenti che tra i docenti. L’incontro con il mio insegnante preferito e mai dimenticato, Luigi Mazzarelli e la sua, allora giovanissima assistente, Annalisa Achenza, mi folgorò.

In breve tempo mi trovai a manifestare per le stesse cose delle quali parliamo ancora oggi: aule che non esistevano, laboratori totalmente assenti, nessuno sbocco nell’Alta formazione artistica.

Mancava sia la facoltà di Architettura che l’Accademia di Belle Arti.

All’epoca non esisteva neppure a Sassari, venne fondata nel 1989 (aiuto! io ero già laureata e di ruolo come insegnante da diversi anni).

La nascita della facoltà di Architettura si scontrò fino ad anni recenti con l’opposizione del potentissimo Ordine degli Ingegneri.
L’Accademia fu istituita a Sassari, a mio parere, sia per compensare l’assenza di un polo universitario come quello di Cagliari, sia perchè in quella città esisteva una lunga tradizione artistica legata a quello che sino a qualche anno fa era l’Istituto d’Arte.

“Le aule erano sparse tra quella che molti chiamano la sede “storica”, Piazzetta Dettori, che di storico aveva solo la completa inagibilità come sede scolastica, Via San Giuseppe, e, all’epoca, aule riadattate in un edificio in Viale Ciusa – credo fosse un istituto per ciechi. Io ebbi la sfortuna di fare il primo anno proprio in quest’ultima sede. Non che fosse peggio delle altre, semplicemente non solo mi alzavo alle 5 del mattino per prendere l’autobus che mi portava alla stazione, poi dovevo prendere il treno e infine giunta a Cagliari dovevo spostarmi dall’altra parte della città con gli sconquassati mezzi pubblici dell’epoca. Il rientro era ancora peggio, si usciva tardi da scuola e per tutta una serie di coincidenze non rientravo a casa prima delle 16,30. “

Cristina hai avuto il merito e l’onestà culturale e storica, di fare presente quanto in realtà il dato “numerico” del Fois, con i suoi 900 studenti, sia molto più ampio, se sommato a quello di tutti gli studenti che scelgono l’istruzione artistica superiore in tutta l’area di Cagliari Città Metropolitana, ragionando anche sui numeri di Quartu, Iglesias e Sant’Antico, che ad oggi si ragioni su una messa a sistema dell’istruzione artistica residente è realmente una vergogna, come si spiega questa anomalia e questo ritardo secolare ad un “continentale”?

Ovviamente questo non basta a spiegare come e perchè ancora nel 2017 Cagliari, città metropolitana, capoluogo di regione, non abbia un’Accademia e una sede liceale artistica adatta alle esigenze di oltre 900 studenti.
Torno al Liceo Artistico: a fronte di un corpo docente che in primis era formato da artisti, ad iniziare dal Preside Foiso Fois, presentava invece aule divise da pannelli di compensato e una totale assenza di laboratori …una situazione che -lo posso testimoniare- era identica in tutte le sedi. L’aria che si respirava era di profonda delusione.

Di artistico c’erano solo le conversazioni e gli scambi con i docenti.

E non che mancassero i talenti tra gli studenti, ho incontrato gente bravissima!
Negli anni fu proprio questa situazione a spegnere gli entusiasmi: le iscrizioni progressivamente calarono e il dibattito culturale divenne sempre più flebile.

Si cercò la ripresa proprio creando le sedi staccate di Iglesias e Quartu, ma devo dire con cognizione di causa che furono progressivamente abbandonate alla noncuranza e al proprio destino.

Solo la volontà e l’attività anche progettuale dei docenti le ha salvate; ma anche la lungimiranza degli ultimi Dirigenti.
Per quanto riguarda Cagliari, la dirigente Ignazia Chessa ha creduto e investito enormemente nel Liceo Artistico; infatti nel corso degli anni le cose sono migliorate e il Liceo Foiso Fois ha riacquistato prestigio.

E stessa cosa sta facendo la nostra dirigente Anna Maria Maullu per il Liceo Artistico Brotzu.
Però rimane la questione di fondo: a chi giova affossare, nuovamente, una scuola come il Liceo Artistico?

 

Una scuola che non compare mai nelle classifiche o statistiche?

Come si può dopo anni di sacrifici in cui si erano conquistate le strutture, ritornare ad “arrangiarsi”?

Eppure negli anni il numero di laureati proveniente dalle nostre scuole è triplicato.

“Una scuola che non compare mai nelle classifiche o statistiche? Come si può dopo anni di sacrifici in cui si erano conquistate le strutture, ritornare ad “arrangiarsi”? Eppure negli anni il numero di laureati proveniente dalle nostre scuole è triplicato.”

Cagliari è l’unica città metropolitana d’Italia e d’Europa che, oltre ad avere un Liceo Artistico e Musicale nomade ed itinerante, non ha mai avuto un’Accademia d’Alta Formazione Artistica, possibile che il diritto all’Alta Formazione Artistica sia ancora oggi, nel 2017, un distinguo di classe e non un diritto?

Perché impedire che a Cagliari nasca l’Accademia di Belle Arti?

Come si può pensare che Cagliari sia Capitale della Cultura aggiungendo qualche tavolino per strada?

Come può formarsi una coscienza artistica se la maggior parte dei miei ex studenti è dovuta emigrare e probabilmente non tornerà più?

Come si può pensare che chi è determinato a laurearsi e non può andare fuori debba trovare una facoltà di ripiego?

Questo è ciò che ho fatto io laureandomi in Lettere ad indirizzo artistico. Ho avuto la fortuna di trovare ottimi docenti ( ma all’epoca la facoltà di Lettere era un’eccellenza!) che mi ha consentito di rimanere, per vie traverse, nel campo artistico, fortunatamente con piacere.
Da un lato credo che manchi la volontà politica, da parte di chi ricopre le cariche istituzionali responsabili dell’istruzione, ma anche da parte di chi vive tutti i giorni la scuola -docenti e studenti- che ogni anno si mobilitano sempre meno per rivendicare il diritto ad una completa e adeguata formazione artistica.
Dall’altro lato gioca un ruolo fondamentale il fatto che, mentre si divinizza e si conserva in un santuario l’arte antica, si pone assai facilmente sotto processo e si colpevolizza l’arte contemporanea, ritenendola una brutta copia indegna, un deserto privo di geni e talenti su cui non vale più la pena di investire; l’arte è considerata morta da tempo e perciò, vedendosi sottratta ogni forma di sostentamento, viene lentamente uccisa.

Chiudo con un aneddoto, che forse può fornire qualche chiave di lettura di quanto detto finora; ogni qualvolta vado da un medico, mi viene posta la domanda che lavoro faccio.

Appena rispondo che insegno Storia dell’Arte, la faccia del medico di turno si illumina e mi dice:

– Che bello! Al Classico era la mia materia preferita! Mi ricordo ancora gli Ordini architettonici! Ah… come erano gli antichi…dopo Michelangelo l’arte è finita!

Sa, dell’arte moderna non mi piace niente!-
Ragazzi!

Ma l’avete capito che se Michelangelo fosse vissuto oggi la Cappella Sistina non l’avrebbe fatta così?
E lo dice una persona che adora l’Arte Greca e Michelangelo, soprattutto nel suo “levare non finito”.

“- Che bello! Al Classico era la mia materia preferita! Mi ricordo ancora gli Ordini architettonici! Ah… come erano gli antichi…dopo Michelangelo l’arte è finita! Sa, dell’arte moderna non mi piace niente!- Ragazzi! Ma l’avete capito che se Michelangelo fosse vissuto oggi la Cappella Sistina non l’avrebbe fatta così? E lo dice una persona che adora l’Arte Greca e Michelangelo, soprattutto nel suo “levare non finito”.”
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