La terra isolana “acquisita” dal privato.

Le terre ad uso civico, ereditate dall’antico utilizzo comunitario della terra, sono destinate alla fruizione da parte dei membri della comunità, che in esse possono raccogliere ghiande, funghi, erbe ma anche svolgere attività come pascolo, agricoltura (prima ancora che inventassero gli “orti urbani”) in un utilizzo pienamente comunitario e senza pagare alcun canone d’affitto.
Esse sono, per legge, inalienabili.

Sono un bene della comunità e devono rimanere tali.
Salvo il fatto di ricorrere alla furbizia della “sclassificazione”, cioè farli decadere dalla loro condizione di demanio e permettere la loro acquisizione privata.
E’ ciò che sta facendo la Giunta Pigliaru nella Finanziaria.
Si proroga per altri due anni la possibilità per i comuni di sclassificare le proprie terre civiche, permettendo che i poteri forti facciano valere la loro pesante influenza a dispetto della comunità.
E così ad esempio gli abusi su terre civiche sfruttate e compromesse, come il bacino dei fanghi rossi dell’Eurallumina o la caserma di Pratosardo, anziché essere considerati illegali e prevedere una bonifica, un risarcimento e una restituzione alla comunità danneggiata, vengono semplicemente sottratti alla collettività.
Facile no?
Ti rubo la terra, ne faccio quello che mi pare, poi arriva la politica e mi fa una legge che mi dà ragione.
A sostenere questo abominio, nella seduta del 23 marzo scorso, alcuni consiglieri PD, Centro Democratico e i consiglieri del Partito dei Sardi, che tolgono le terre alla sovranità del popolo per fare il sovranismo, nonché il compagno poliziotto di Rifondazione, Comunisti Italiani e Sinistra Sarda, che evidentemente pensa che il socialismo si faccia togliendo le terre collettive al popolo per darle ai privati.
Nella sistematica campagna di devastazione del nostro Paese da parte della giunta Pigliaru & Compari non poteva mancare un provvedimento del genere.
Ora sapete chi ringraziare quando vedrete i privati costruire discariche, pale eoliche, caserme e inceneritori nelle terre che i vostri antenati avevano lasciato in uso alla vostra comunità.

Pier Franco Devias

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