La trap che segue mode passate

Piccola nota di disperazione autobiografica

Vi faccio partecipi di un pensiero che mi ha gettato nella disperazione. Per capire come questo è avvenuto, è necessaria una breve premessa autobiografica.

Per carattere e per struttura di pensiero sono un reazionario, ma non un conservatore.

Cioè rimpiango i valori della classicità romanoellena, mentre non ho alcun attaccamento affettivo verso i prodotti (artistici, sociali, politici) creati dalla modernità.

Da giovanissimo mi sono formato con il punk, il metal, il dark, che pur essendo movimenti già allora agonizzanti, mantenevano una carica eversiva e contestatrice che mi attirava.

Poi me ne sono distaccato, quando questi (siamo metà del 2000) hanno smesso di rinovvarsi per avvitarsi in una nostalgia suicida dei loro albori.

Quando 2 anni fa ho incrociato per lavoro il movimento trap, è stata un’epifania: finalmente qualcosa di nuovo, una rivoluzione radicale nel vestiario, nel montaggio dei video, nel marketing, nel modo di produrre e concepire la musica.

Non m’importava (e non m’importa) che il trap non contenga alcun riferimento filosofico, religioso o politico “nobilitante”.

E’ un movimento genuinamente pop, nel senso etimologico di popolare, fatto da gente “non studiata” per gente non studiata.

Ma soprattutto è radicalmente nuovo: chiude senza nostalgia i conti col ‘900 e accetta che il terzo millennio vada affrontato in maniera completamente nuova.

Per questo ieri ho avuto una delusione tremenda, che a molti sembrerà sproporzionata, se non ridicola.

L’evento che l’ha generata è banale: sono andato con un amico trapper (22enne) a comprare vestiti.

Ora, per il trapper il vestirsi è un atto liturgico, e le scarpe, le t-shirt, i jeans, ecc possiedono un aura magico-sacrale simile a quella che gli antichi ritenevano possedessero le armi e le armature fatte dai grandi maestri armaioli.

E’ una forma postmoderna di animismo come direbbe Maffesoli. Siamo andati in un grosso negozio a vedere le nuove collezioni.

C’erano un pò di tutto: Levis, Adidas, Nike, Pyrex, The North Face, ecc non mancava nulla. Cominciamo a girare e commentare tutte le novità divese per marca: partiamo da Pyrex, poi passiamo a Levis, deviamo per Converse… già alla quarta marca mi sale l’angoscia: le nuove collezioni s’ispirano (meglio dire, copiano senza la minima vergogna) gli anni ’90.

Lo stile di rifermento è l‘hip-hop da MTV, con i loghi stile graffitismo squadrato, i pantaloni e le t-shirt con le righe laterali, ecc lo stesso stile con cui mi vestivo quando avevo 8/10 anni.

Senza contare la “riedizioni” dei vecchi capi Fila, Kappa, Asics, ecc praticamente presi dai magazzini in cui giustamente dormivano, rispolverati e fatti passare come il “nuovo”.

Mi sembrava un incubo: vedevo ragazzini di 16 anni vestiti come gli adolescenti di 25 anni fa, e io stavo sborsando un capitale per vestirmi come mi vestivo a 10 anni.

L’angoscia mi ha fatto salire questo pensiero, che è ciò che ha generato il post: la nuova generazione aveva finalmente dato un calcio al vecchio per fare il nuovo, e adesso torna a ripescarlo entusiasta.

Ma non il vecchio nel senso del “classico”, ma il vecchio inteso proprio come l’obsoleto, il cadente, il superato perché svuotato di senso.

L’interessante è che lo recupera come pura forma, come estetica senza nostalgia per il contenuto, come moda nel senso pieno del termine: nessuno di questi ragazzi ha nostalgia per il rap, la tv o le controculture anni ’90. Nemmeno sanno che esistono, e anche se lo sapessero non gliene potrebbe fregare di meno.

Lo stesso fenomeno sta ammorbando il trap (e ancora peggio, il post trap) negli altri ambiti.

Dai suoni all’estetica dei video, è tutto il ripescare il passato recente svuotandolo di qualsiasi sostanza.

Chi crede sia un fenomeno non dissimile dal recupero che fece il punk del rock, non capisce nulla del trap: il punk recuperò il rock perché riconobbe nei movimenti precedenti analogie storiche e di forma mentis, e quindi vide nel fenomeno dei primi rockers o dei fanatici dello ska lo stesso spirito di rivolta alle autorità, di anarchismo sessuale, ecc.

Qui nulla del genere: il passato è passato, non ha nulla a che fare con il presente.

Del passato rimangono solo gusci vuoti, frammenti estetici, che vengono ripescati e venerati come il “nuovo”.

In 2 anni ho visto una generazione creare il nuovo e poi abbandonarlo come nulla fosse per rotolarsi felice con i cadaveri del vecchio. Il tutto con la medesima incoscienza, la medesima arroganza, lo stesso disprezzo per le generazioni precedenti.
Dopo aver sotterrato i miei frateggli maggiori, mi dovrò rassegnare a sepellire i miei fratelli minori.

Federico Leo Renzi

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