LA TRAP E TIK TOK: IL SUCCESSO DI ANNA PEPE

LA TRAP E TIK TOK: IL SUCCESSO DI ANNA PEPE SEGNA UN NUOVO CONFLITTO GENERAZIONALE

PARTE I: IL CONTESTO

Anna Pepe è un tik toker originaria di La Spezia classe 2003.
Il brano che l’ha lanciata è nato come scherzo-dissing ad un’altra tik toker, ed era composto da una base techno trap presa da Youtube e da delle barre scritte in pochi minuti prima di girare il video.
Il brano intitolato “Bando” fa inaspettatamente il botto sul social cinese per poi bissarlo su Youtube, lanciando la ragazza spezzina fra le emergenti di maggior successo commerciale del 2020.
Il perché del successo rimane un mistero se analizziamo il brano (una base techno molto semplice accompagnata da barre drill stereotipate) ma non se lo caliamo nel contesto: una generazione cresciuta con i primi trapper lanciati da Instagram e Youtube (Sfera, Ghali, Achille Lauro) aveva appena svoltato verso il pop commerciale, per essere potabile ad ascoltatori più anziani e farsi passare in radio.
Chi era cresciuto con Sfera e Ghali (i nati fra il 1993 e il 2000) non era passato a Tik Tok, considerato un social per ragazzine preadolescenti con la mania dei balletti.
C’era quindi un vasto pubblico di ragazzine/i fra i 10 e i 18 anni che aveva assimilato dai fratelli maggiori e dalle radio/programmi tv (Sfera giudice di X Factor ad esempio) il sound e le tematiche trap, senza però avere nessuno che le rendesse adatte ai balletti che guardavano/postavano su Tik Tok.
In questa situazione fa la sua irruzione Anna: perfettamente a suo agio sul nuovo social come i “vecchi” trapper lo erano su Instagram, per puro caso partorisce una canzone che trova davanti a sé un mercato sterminato (30 milioni di views in poco tempo) e non presidiato da nessuno.
La strada sembra in discesa, ed invece proprio adesso cominciano i problemi: le major se la contendono, ma lei di pronto non ha nulla, e tecnicamente non è una trapper e tanto meno una rapper.
Nessuna gavetta, nessun/a maestro/a, nemmeno un amico producer, solo una capacità istintiva di bucare i social, e questa peculiarità la sfrutta lanciandosi in interminabili dissing con i trapper più “anziani” e gli haters.
Nel frattempo passano i mesi e si moltiplicano i remix della hit “Bando”, senza che di suo esca nulla, se non collaborazioni in canzoni altrui (ad esempio con la DPG e Ghali) sponsorizzate dalla sua casa discografica Virgin, feat necessari a far passare i nuovi brani dei vecchi trapper alla generazione di Anna, per cui questi sono già obsoleti.
Attaccata tanto dalla critica rap che la considera una dilettante miracolata, quanto dagli ascoltatori trap di vecchia data per il suo irrompere sulla scena senza aver fatto nemmeno il minimo sindacale di gavetta obbligatorio perfino per i “vecchi” trapper, Anna decide di partecipare al format di Red Bull “64 bars”, format che consiste nel lanciarsi in un freestyle accompagnati dalla base di un producer diverso da quello da cui ci si affida di solito… è qui avviene il fattaccio.

PARTE II: LA DEMOLIZIONE INCONSAPEVOLE DELLA TRADIZIONE

Anna Pepe sceglie come detto di partecipare al format Red Bull “64 bars”, format a cui fra gli altri hanno aderito gente come Ketama126, Frah Quintale, Marracash, ecc cioè il gotha del t/rap nazionale.
Per l’occasione Anna è accompagnata da un producer come The Night Skinny, uno dei migliori e più sperimentali compositori di base della scena italiana.
Già l’accostamento è problematico, dato che il buon Skinny è famoso per produrre basi meno potabili dei colleghi, puntando ad un pubblico t/rap più “esperto” ed “elitario”.
L’altro problema è che le 64 barre in freestyle sono un modello canonico e “sacrale” del rap, per capirci sono l’equivalente del sonetto poetico per il genere nato nei ghetti afro degli USA.
Perfino i trapper più dissacranti della scena nazionale hanno un rispetto ossequioso per questo modello, ereditato dal filo mai reciso con il gangsta rap.
Insomma, Anna Pepe a 17 anni appena compiuti entra nel tempio del t/rap italiano per far vedere a tutti che non ha paura di rivendicare il suo appartenere ad una gloriosa tradizione… queste sono le premesse del disastro.

FUORI DA OGNI TRADIZIONE

Paradossalmente il problema maggiore sulla carta non si presenta: The Night Skinny fa un’ottima base urban buona tanto per i balletti su Tik Tok (Red Bull chiamando la Pepe voleva appunto pubblicità del brand sul social cinese tramite lei) quanto per l’ascoltatore radiofonico.
Il problema è che la Pepe fa trap senza essere una trapper, e senza aver autocoscienza del fatto: le 64 barre in freestyle nelle sue mani diventano 16 barre inframezzate da 4 ritornelli, cioè 4 spezzoni da 45 secondi ottimi (guarda caso!) per fare da base ad un balletto su Tik Tok, ma che non c’entrano nulla con il format in cui si cimentarono mostri sacri come Tupac. Allo stesso modo i versi e le rime dimostrano come lei maneggi l’immaginario trap come fossero maschere della commedia dell’arte (il boss, l’adolescente incompresa, la gang di quartiere, ecc) eliminando totalmente l’ultimo problema che la trap eredita dal gangsta rap: la street credibility. Anna non ha alcuna street credibility, nessuno crede minimamente faccia parte di una gang, spacci, pesti o spari, o anche solo conosca chi si dedica a queste attività: lei non si pone minimamente il problema, dato che è cresciuta ascoltando chi maneggiava questi temi fino alla nausea, fingendo di averli vissuti quando era evidente il contrario (non a caso fra le sue influenze cita Shiva e gli FSK Satellite).
Se aggiungiamo a questo il fatto che sbaglia involontariamente l’esaltazione della città natale, cantando convinta “Liguria Capitale” invece di “La Spezia Capitale”, e snocciolando una strofa fatta di rime come “ca%%o-ca%%o-terrazzo-palazzo-ammazzo”, tipiche di chi fa un freestyle per la prima volta, è evidente che la performance è disastrosa… disastrosa per i fan della trap di vecchio stampo, ma non per lei e il suo pubblico di giovanissimi Tik Tokers, che al contrario applaudono la nuova hit.
Proprio questo è l’interessante: per la nuova generazione nata dopo il boom della trap e la sua fusione con ogni stile possibile del panorama tricolore (dal cantautorato al pop, fino al neomelodico) e interessati a brani brevissimi e ripetitivi per far da basi alle loro performance su Tik Tok, Anna è l’artista trap perfetta, proprio perché non ha più la forma mentis né si è formata sui modelli che la vecchia generazione trap ereditava dal rap precedente.
Che il pubblico di 22enni cresciuti a pane e DPG protesti è naturale: le stesse dinamiche con cui i loro artisti preferiti avevano sconquassato la scena rap nel 2015, si ripresentano appena 5 anni dopo e questa volta l’obbiettivo è demolire i pochi capisaldi intoccabili rimasti nella trap, guarda caso in gran parte ereditati dal vecchio gangsta rap.
Il conflitto è appena iniziato, e a portarlo avanti al momento non ci sono che Anna Pepe e gli FSK, contro l’inedita santa alleanza composta dai rapper vecchia scuola e i trapper della generazione Ghali/Sfera.
Ne sentiremo (e vedremo, su Tik Tok ovviamente) delle belle.
Federico Leo Renzi
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