LA TRAP INCONTRA IL PUNK : ACHILLE LAURO, BLANCO E GLI FSK

QUANDO LA TRAP INCONTRA IL PUNK (ACHILLE LAURO, BLANCO E GLI FSK)
Prima o poi doveva accadere, ma come sarebbe accaduto rimaneva un’incognita.
Il giornalismo mainstream ha paragonato da subito la Trap al punk, vedendo come punti di contatto fra i due generi l’amore per l’anticonformismo estetico, la violenza dei testi, l’attitudine autodistruttiva.
Musicalmente e tematicamente però fra i due generi c’è sempre stata reciproca indifferenza se non ostilità, per motivi ideologici (pochi) e di posizionamento sul mercato (molti):
ideologicamente l’ostentata indifferenza della Trap per la politica e i problemi sociali, il culto del gangsterismo e il machismo da bullo di quartiere, l’amore ostentato per i soldi, la visibilità social e i vestiti di marca non poteva che irritare chi si è formato su valori diametralmente opposti, dal punto di vista musicale l’abolizione della strumentazione rock, il disprezzo per la dimensione live e il disinteresse verso la storia della musica tipica dei trapper urtava profondamente una scena come quella punk rimasta ancorata alla dimensione dal vivo, al trio batteria-basso-chitarra e al culto religioso delle glorie fondatrici del genere.
Negli USA l’incontro fra trap e punk è avvenuto da tempo, da parte di artisti come i Suicide Boys, Ghostemane, SosMula, Zillakami che hanno incorporato l’hardcore punk per rendere più spigolose e urtanti le loro basi, mentre XXX Tentacion, Lil Peep, Yungblud riprendevano l’ultimo emo (non quello storico dei Fugazi per capirci, ma il più recente e commerciale emo di gruppi come My Chemical Romance e Paramore) per dare un mood più malinconico e delicato al loro sound.
Gli USA ci avevano già dimostrato come questo incrocio sia possibile solo a determinate condizioni:
dal punk viene ripresa l’attitudine nichilistico-autodistruttiva, viene epurata qualsiasi velleità politica e di critica sociale, la velocità d’esecuzione viene rallentata e vengono espunte (oppure campionate) le parti basso-batteria-chitarra, ritenute troppo old skool dal punto di vista estetico e troppo costose da riproporre in sede live.
L’Italia arriva come sempre minimo 3 anni in ritardo rispetto agli USA, e lo fa a suo modo: la trap mischiata col (pop) punk che sta facendo ottimi risultati di views e streaming negli ultimi 3 mesi è infatti meno aggressiva musicalmente e meno urticante di quella USA e UK, ispirandosi al pop punk nostrano di gruppi (giustamente) dimenticati come i Finley, i Dari e i primi Meganoidi.
Nuove leve come Blanco del singolo “Notti in bianco”, il Biondo, ecc recuperano in vario modo quel mood e quei suoni, debitori della svolta pop rock dell’ultimo Achille Lauro e del suo producer Boss Doms, che negli ultimi 2 anni hanno riproposto alle nuove generazioni basi e tematiche replicate dal vecchio pop rock anni ’80-’90.
Per fare un esempio concreto prenderemo Blanco di “Notti in bianco”, al momento il ragazzo (è classe 2003) più entusiasta dell’operazione: base ritmica cadenzata, urlato gioioso-aggressivo, testo che inneggia alla bellezza di scopare, il nostro accompagna la canzone con un video ispirato ai Green Day più disimpegnati e al YungBlud di “Parents”, in cui capiamo che scopare è bello qualunque sia il gender del partner con cui lo facciamo, e anche in gruppo non è male, il tutto contornato da vari episodi di fancazzismo adolescenziale.
La novità di Blanco è che l’incontro col punk gli ha permesso di abbandonare il binomio sesso/potere tipico della trap per recuperare la vecchia equazione sesso/trasgressione/piacere, che ormai sembrava messa in soffitta fra le anticaglie e che Achille Lauro ha di recente riportato in auge (vedasi il video di “Ulalala”)… in Blanco la Trap paradossalmente tornando indietro diventa più trasgressiva che guardando all’oggi.
Totalmente diverso invece è il caso degli FSK dell’appena uscito “Padre, Figlio e Spirito Santo”:
nelle interviste affermano di aver riportato oltre che la Trap anche il punk in Italia, ma bisogna capire cosa intenda il quartetto di Potenza per “punk”. Non certo uno stile musicale, perché nel loro album di punk (e persino di emo) non c’è traccia; nemmeno una consapevolezza politica o sociale, perché loro si vantano di non averne mai avuto lontanamente una… per loro punk è l’urto frontale con i rimasugli decrepiti dei valori adulti, è blasfemia, esaltazione della tossicodipendenza, è l’anarchismo dell’atto violento e antisociale che comprende tanto il mafioso quanto l’adolescente ribelle, insomma è essere autodistruttivi e antisociali, per questo i nostri possono dirsi punk e ostentare nei video T-Shirt di gruppi black metal come i Cradle of Filth e gli Immortal: per loro punk è tutto ciò che urta, sconvolge e demolisce se stessi e gli altri gratuitamente.
Gli Fsk aggiungono un’altra considerazione assai interessante, che suona inquietante dopo i fatti di cronaca di Colleferro e Matera: loro rappresentano l’alterità totale, cioè il profondo nulla del Sud Italia, il loro nichilismo (punk?) è quello di giovani cresciuti in una realtà che è già alla radice violenta ed autodistruttiva, e che loro rappresentano fedelmente fino allo sfinimento di sé e degli altri.
In conclusione se il recupero del punk da parte di alcuni trapper è molto problematico sia a livello ideologico che estetico-musicale, una cosa è certa… lo stanno recuperando non per amore o fedeltà ad un’epoca e una storia, ma come un’attitudine estetica utile perché evoca un mostro noto al mondo “adulto” che si pensava da tempo sepolto: quella del NO FUTURE.
Federico Leo Renzi
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