L’altro sistema dell’Asparger

L’altro sistema dell’Asparger

Un libro che consiglio a tutti, perché apre nuove prospettive non solo sulla neurodiversità, ma su come le relazioni fra neurotipici (cioè i normali) siano fondate su un elemento spesso ignorato e sottaciuto nella riflessione:

la violenza, o meglio la libido dominandi.

L’asperger manca del cosiddetto “sesto senso sociale” ossia non riesce a comprendere il linguaggio verbale e non verbale collegato all’espressione delle emozioni e degli stati interiori.

Questo non significa non provi emozioni e sentimenti, ma li prova in maniera molto diversa, perché non sono fondate sulla necessità del dominio e del posizionamento in una data scala gerarchica.

Il razionalismo (esasperato) sviluppato dagli asperger in questo senso ha una doppia funzione: rendersi intelleggibile l’agire sociale tramite regole razionali e prevedibili, che escludano il dover modificare il proprio comportamento in base allo stato d’animo altrui (che non possono biologicamente comprendere), e difendere la propria sensibilità dalla violenza dei “normali”, che tentano di assimilare il neurodiverso costringendolo ad accettare legami di subordinazione a lui incomprensibili (legami di ogni tipo: affettivi, sessuali, lavorativi, ecc).

Ciò che emerge dai racconti in prima persona presenti nel volume è un senso devastante di solitudine e angoscia, dato dall’essere immersi in un mondo sociale incomprensibile e inspiegabilmente violento, a cui l’asperger risponde con l’isolamento, la creazione di routine quotidiane immodificabili (o difficilmente modificabili), il dedicarsi a quelle discipline e hobby che hanno come caratteristica la ripetitività, la prevedibilità, l’ordine, la simmetria, ecc e soprattutto non provedono contatto umano (molti asperger diventano ottimi matematici, astrofisici, ingegneri informatici ad esempio).

L’immagine che usano per autocomprendersi e descrivere agli altri questo sentire è solitamente quella del robot umanoide, dell’alieno, del computer, dell’intelligenza artificiale, talvolta dell’oggetto rotto o abbandonato.

Dal punto di vista relazionale, gli asperger sviluppano una serie di qualità come la tendenza alla cooperazione, allo scambio di informazioni, la dedizione e la fedeltà a principi, ecc che soddisfano il loro bisogno di ordine morale, valori razionali universalmente condivisibili, rapporti non gerarchici e li rendono quindi capaci di avere rapporti sociali adatti alla loro struttura mentale.

Anche qualora l’inserimento sociale riesca, questo però non elimina il problema del disadattamento e della depressione, perché -sebbene in maniera diversa- cercano amore e comprensione per mantenere stabile la propria identità individuale, che nonostante sia fondata su una stretta maglia di definizioni logico-razionali, rimane ipersensibile all’affetto altrui e necessita di forme di cura e comprensione da parte dell’altro appropriate alla particolare struttura mentale del singolo neurodiverso.
L’immagine usata dagli asperger per questo bisogno è quella del ponte:

Sapendo che un “normale” non potrà mai comprendere il loro mondo, fin dall’adolescenza tentano di costruire un insieme di pratiche, di linguaggi, di modelli affettivi che sia un’apertura per incontrare l’altro in un terreno posto oltre la normalità e la diversità.

Un terreno sconosciuto di cui abbiamo pochissime testimonianze, perché pochi hanno lo stimolo e la capacità per trovarlo. però esiste.

Federico Leo Renzi

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