L’anniversario della primavera di Praga

 

Caro Mimmo ricorre l’anniversario della primavera di Praga, un momento di rinnovamento nel comunismo.

Si intendeva applicare proprio Lenin, questo era il socialismo dal volto umano.

La Krupskaja lasciò scritto che sarebbero state elevate statue a Lenin, ma non si sarebbero seguite le sue idee.

Nel comunismo come area geopolitica ,cosa successe in seguito ai fatti di Praga?

Vennero i carri armati ed invasero la città insonne ed in ferie, per movimentarsi meglio al rinnovamento nel comunismo.

Nella piccola Italia cosa successe?

Vennero radiati Pintor, Natoli e Rossanda.

Un manipolo di onesti e coraggiosi contrari all’invasione.

Praga era sola!

Contrario a quella radiazione dei nostri, era il futuro segretario del PCI Enrico Berlinguer.

Non fu una passeggiata dare vita ad un giornale che non obbediva più al partito unico ed usciva dal sovietismo.

Si diceva tra compagni, purtroppo, che quelli de il Manifesto fossero della C.I.A..

Bugie!

I giovani erano la maggioranza, a dirlo oggi in pieno inverno demografico.

La ragazza del secolo scorso R.R. mise le scarpe di gomma, portava i blue jeans e seguiva quel fiume del sessantotto e dell’extraparlamentarismo.

Guccini ricordava in una canzone la morte di Palach, un ragazzo che durante la repressione si diede fuoco come un bonzo per contrastare l’invasione del patto di Varsavia, contro quel processo di rinnovamento.

Poi  parole altissime di Pietro Ingrao, e il pentimento per non aver capito i fatti di Praga.

In questo anniversario tormentato e senza tanta memoria, se fossi il presidente Mattarella, nominerei Rossana Rossanda senatrice a vita.

Althusser scrisse che un giornale deve difendere il quadro democratico, “Il Manifesto” caro Mimmo,  ha avuto in sorte sua anche un attentato bombarolo dal signor Insabato, fascista processato e ora libero cittadino.

Gli anni più difficili per la sinistra sono stati gli anni Ottanta, Craxi, era un nemico dei comunisti; il decreto di San Valentino ed il taglio dei punti di contingenza, l’abrogazione della scala mobile…; mi viene in mente il grande Altan e l’operaio con l’ombrello nel culo.

Durante l’udienza processuale precedente alla fuga, il latitante futuro accusò il PCI di essere la più grande macchina burocratica dell’intera Europa, e di aver ricevuro finanziamenti illeciti dalla ex Unione Sovietica.

IL PSI che era con ricatto l’ago della bilancia, era padrone di tutto, corrompeva le persone, e forse il suo più accerrimo nemico era quell’esperto di architettura costituzionale che era Ruffilli, giustiziato dalle brigate rosse (?) o chissà da chi.

Io non vedo niente di male a prendere i soldi dall’Unione Sovietica, la Nato era pronta a invadere un paese dove vincevano le elezioni i comunisti e gli Stati Uniti davano soldi alla democrazia cristiana.

Io non sono d’accordo sull’aver rimosso Lenin da parte della sinistra italiana, ricordo il bel libro di Negri “La fabbrica della strategia 33 lezioni su Lenin”.

Lenin non è un cane morto, per questo io non leggevo “il Manifesto” ma “Lotta Comunista”.

L’unica persona de “Il Manifesto” che io abbia frequentato è la critica Rosma Scuteri, tristemente deceduta dopo lunga malattia, diventammo buoni amici,  lei mi diede il diritto di repplica invitandomi alla Biennale d’arte di Venezia.

Di nuovo il comunismo dal volto umano cosiddetto.

Per aver fatto un opera, che colpevolmente ed erroneamente attribuiva alla Rossanda, voce su questo e quest’altro episodio tragico e delittuoso, feci un abominio, loro invece di querelarmi mi invitavano ad esporre le mie tesi artistiche.

Gappisti, brigatisti, ordinovisti, autonomi tutti i comunisti passati e presenti sanno che Rossana Rossanda è una persona di altissimo livello morale ed intellettuale, che non tradisce le sue idee e non calpesta quelle degli altri, ed è vissuta in lume di genio amore ed intelligenza.

Provo dolore a vederla accostata a Vendola, Frantoianni.etc…

Essere Rossana Rossanda è difficile, tutti ti vogliono far cadere, vive riparata a Parigi patria della libertà di pensiero.

La vorremmo in Italia senatrice a vita.

Filadelfo Anzalone

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