L’APPRENDISTA RABDOMANTE

L’APPRENDISTA RABDOMANTE

Quando il rabdomante esplora il territorio alla ricerca di fonti d’acqua, ha dalla sua un elemento incontrovertibile: le falde acquifere scorrono nel sottosuolo.
La stessa cosa non si può dire per il lavoro, infatti la presenza o l’assenza di quest’ultimo dipendono dalle scelte dell’homo capitalista.
Questo sanno le persone normali, quelle che, pur non potendo influenzare questo stato di cose, mantengono almeno la capacità di guardare la realtà e definirla per quello che è.


Imbattersi in Di Maio, rabdomante alla ricerca di posti di lavoro (per gli altri perché lui l’ha finalmente trovato), impegnato a descrivere il “reddito di cittadinanza” o comunque gli convenga chiamarlo oggi, come l’infallibile strumento capace di trasformare i disoccupati in occupati, cioè in rabdomanti di successo del settore, rappresenta uno scrollone non da poco all’umana comprensione della realtà.


Secondo questo “innovativo” teorico del vuoto spinto, la questione del lavoro si risolve dando una boccata d’ossigeno a chi non ha nulla, nella convinzione che la minaccia successiva di perderla creerà posti di lavoro a profusione.

Non, però, fra quelli che vendono castagne dicendo che si tratta di bignè, si capisce, lì è tutto occupato.

Vero Di Maio?

G Angelo Billia

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