L’Arte al tempo del #Coronavirus

L’arte al tempo del Corona virus

19 Marzo del 2020, siamo ancora nel meraviglioso laboratorio di fermento creativo e di sviluppo del pensiero laterale, il tema di lavoro è sempre quello dell’arte residente che, visto quello che accade intorno a noi da qualche mese a questa parte, è diventato naturalmente l’arte residente al tempo del corona virus.

Cosa c’è di nuovo sotto il sole?

Una cosa è avvenuta d’interessante ieri, surreale, che in un altro contesto sarebbe stata accostabile anche a qualche lavoro di Banksy, ed è che un giovane Sassarese, in maniera Dada, situazionista e surreale, per sconfiggere ed eludere il divieto d’uscire, è uscito, e si è mosso con un peluche al guinzaglio, con un finto animale, che ha portato a fare un giro, nel nome di questo è stato ovviamente fermato dalla municipale e multato in maniera salata, anche cercando di spiegarsi, ma non c’è autocertificazione che possa tenere dinanzi quest’atto e azione situazionista.

L’episodio comporta qualche riflessione perché il ragazzo è uscito da solo, è uscito da solo ma non è uscito per prima necessità, non è uscito per fare compere di generi alimentari, è uscito semplicemente perché gli andava, il peluche al guinzaglio negava che si potesse trattare di un’uscita di prima necessità, prendere il giro il prossimo e l’arte dello scherno, è stato qualcosa da rubricare per la municipale di Sassari, come non necessario, prendere in giro e schernire l’altro, non è una prima necessità dell’umano.

Sarà vero? Non sarà vero? Strappare un sorriso all’altro serve anche a costo di una multa?

Non lo so, sicuramente per la municipale di Sassari quel giro non era da farsi, intanto, tra ieri e oggi c’è stato il picco massimo di morti per Corona virus in Italia, sembra che oggi in Italia ci si possa vantare del numero di morti in un giorno più alto anche della Cina.

C’è d’applicare le norme, anche perché sembra che dopo il 3 Aprile, tutto questo continuerà e le norme verranno inasprite.

Di cosa continuare a ragionare?

Sul come tutto questo confini adolescenti e mondi giovanili in casa, anche di più rispetto agli adulti, qualche adulto in giro per istanze di prima necessità lo si vede.

Da oggi io cesserò svolgere un lavoro comunale nel nome del #iorestoacasa, che riprenderò non appena tutto rientrerà, ma potrò muovermi ancora su traiettorie di prima necessità, giovani, adolescenti e ragazzi per strada non ci sono, l’assenza di giovani e adolescenti da strade e piazze mi sembra un dato d’analizzare.

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Lo squarcio di riflessione, il taglio di Fontana aperto sulla tela del nostro progetto tematico, nei vostri laboratori domiciliari, perché di fatto, nell’interesse della tutela della salute dell’altro, siamo tutti ai domiciliari, è sulla scomparsa dei giovani e degli adolescenti da strade e piazze.

Questo è un aspetto inedito e interessante nella storia dell’umanità.

Cerco di comprendere quello che state vivendo dal vostro osservatorio, e mi sembra una condizione più pesante della mia d’attempato quarantaseienne, se devo procurarmi beni di prima necessità, con autocertificazione posso uscire da solo, posso vedere a distanza di un metro di sicurezza altri umani, mentre un adolescente questo tipo d’escursione verso l’esterno non può farla.

Nel tentativo di comprendere il vostro disagio, penso al mio disagio quando il giovane ero io, sono nato nel 1973 a Napoli dove c’era il colera, negli anni ottanta col terremoto da Napoli mi spostai con i miei verso Casal di Principe e Castel Volturno nel Casertano, nonostante il terremoto ricordo aggregazione umana, ricordo giochi con altri bambini e adolescenti che insieme vivevano senza distinguo di classe il post terremoto e la ricostruzione annessa.

La famiglia viveva la tragedia in modalità ampia, non rintanata nel nucleo e focolaio domestico come ora.

Anche in tempi recenti, se penso alle recenti alluvioni a Capoterra, penso a fronti comuni, alla poetica della ginestra di Leopardi, le ginestre che si aggregano alle falde del Vesuvio, le ginestre come metafora aggregativa della condizione umana, in questo momento dinanzi il Covid 19, lo spirito aggregativo dell’umano si disgrega, e rispetto al passato non c’è memoria di voci di ragazzi e bambini assenti dalle strade, assenti le voci del gioco, del pallone che rimbalza, tutto sembra essere scomparso.

Strano, se pensiamo a un certo rifiuto di mentalità vecchie e anziani di comprendere i giovani, rifiuto che sentivo già ai miei tempi da giovane e studente, ma che sento anche rivolto a voi “i giovani di oggi non sanno”, “ai nostri tempi noi non eravamo così” e una serie di deduzioni che marcano distanze e non comunanza tra una generazione e l’altra.

Nella pratica voi, gli studenti nati in questo millennio, siete ora segregati in casa e state affrontando una prova di responsabilità che va ben otre quello che altre generazioni di giovani e adolescenti hanno vissuto a loro tempo, io mi auguro che dopo di voi, nessun’altra generazione di giovani debba affrontare tutto questo, ma questo vi tempra e vi fa maturare, siete chiamati a essere il reale caposaldo del nucleo familiare, a fronte di un sistema sociale che sembrava essersi dimenticato di voi in proiezione futura.

Stiamo e state vivendo (voi più di me), una rivoluzione, ma quello che sappiamo e che quando ci rivedremo nel nostro fantastico laboratorio di Discipline Plastiche del Foiso Fois, niente sarà come l’ultima volta che ci siete entrati, intorno a noi sarà tutto cambiato, sarà mutata una rappresentazione sociale e culturale di quello che facciamo, faremo e farete, voi avrete maggiore consapevolezza e questo non può che temprarvi in relazione alla vita e al futuro che ci sarà, perché un futuro ci sarà.

#andràtuttobene, radio mimmo e Cagliariartmagazine vi saluta per oggi, domani ultimo fonogramma e post settimanale, il Sabato e la Domenica stacco la spina e ripartiamo Lunedì.

Passa tutto, passerà anche questo, da 40000 anni i sapiens gestiscono tutte le problematiche della condizione umana, riusciranno e riusciremo a gestire anche questo, a domani.

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