L’arte al tempo del #CoronaVirus

L’Arte al tempo del Corona Virus

Il laboratorio, lo spazio, il luogo, di ogni artista, e di ogni giovane artista come voi è un luogo concettuale, il vostro lavoro è nella vostra mente, nella vostra capacità di rappresentazione visiva ed estetica, delle problematiche con le quali vi confrontate o con le quali deciderete di confrontarvi.

Riflessioni del giorno:

Lo spazio laboratoriale diventa in questo momento lo spazio privato che siamo costretti ad abitare tutti.

Sembra, e la notizia è stata rubricata come futile dai mass media in relazione al bollettino di guerra quotidiano, che nonostante si sia tutti quanti ai domiciliari, stiano aumentando in maniera esponenziale le liti familiari e anche le richieste di causa di separazione tra coniugi, questo nonostante si passi più tempo insieme, più tempo in famiglia, più tempo col coniuge sotto lo stesso tetto domestico, lo spazio privato, il nido accogliente come lo rappresenta Giovanni Pascoli.

C’è un altra letteratura, indy, underground, contro informativa, legata alla sicurezza in relazione a ciò che si fa, che dipinge la casa come luogo d’insicurezza assoluto, luogo limitato, luogo d’incidenti domestici, luogo di scontri e liti familiari, luogo dove l’amore e le relazioni s’ammalano, dove quello che è dentro la casa (emozioni comprese) sembra essere proprietà privata di chi abita e governa la casa.

Questo momento storico ci porta (tra le tante cose) anche a ragionare su che cosa sia la casa, su cosa sia uno spazio privato domiciliare.

La parola casa è un concetto astratto?

Se pensate a una casa pensate a una casa uguale per tutti?

Nei disegni grafici infantili sembra di si, tutti i bambini disegnano la stessa casa, un quadrato con un triangolo come tetto, e la famiglia dove ogni singolo componente ha una grandezza o una piccolezza simbolica.

Nella realtà la casa non è uguale per tutti, c’è chi ha case grandi e chi ha case piccole, chi ha case col giardino, chi ha case al pianterreno, chi ha attici, chi ha monolocali, chi ha case vista mare e chi ha case vista Saras, chi ha la casa in centro e chi la ha in periferia.

Insomma la casa è qualcosa che ci distingue e ci connota socialmente, connota le nostre differenze sociali, culturali, economiche, di gusto artistico, non tutti possediamo gli stessi oggetti d’artigianato, arredamento, design; non abbiamo gli stessi gusti, c’è chi ha a casa paesaggi, marine, nature morte, quadri astratti e quant’altro.

Questa dimensione di castrazione di movimento dell’umano, costretto ai “domiciliari” porta ad alimentare i conflitti, non si può eludere il confronto serrato d’identità all’interno dello spazio domestico, prendetela come una metafora, ma è come se i detenuti dovessero condividere una cella.

Da ragazzo, quando avevo la vostra età, negli anni novanta, scrivevo dei testi per un gruppo indy napoletano di cui ero la voce, il che è incredibile visto quanto oggi mi ritenga stonato, ma nella vita ho fatto anche questo, e in un testo ragionavo proprio sulle pareti come limite alla libertà di pensiero, nel testo ragionavo sulla necessità d’uscire da casa per lasciare liberi i pensieri che altrimenti rimbalzando sulle pareti colpivano, facendo male, più di calci in faccia.

Molto complicato fermarsi, ragionare e pensare in uno spazio domestico, se questo spazio domestico è visto come limite e rappresentato come un bunker nel nome dell’autoimposizione del #iorestoacasa, ma a casa bisogna restare per salvaguardare la salute dell’altro, ragion per la quale abbiamo anche sospeso la realizzazione delle opere pubbliche a Capoterra (anche per evitare via social una demonizzazione collettiva nei nostri confronti).

Dobbiamo restare tutti quanti a casa, ma quale è lo strumento che ci consente d’evadere da tutto questo?

Lo studio.

Malcom X quanto ha studiato dopo essere stato agli arresti?

Noi di fatto siamo agli arresti, è una condizione di limite che possiamo valicare soltanto attraverso lo studio e l’elaborazione dei linguaggi dell’arte, che consentono al nostro pensiero e alla nostra innata capacità di ricerca e di cultura di senso di movimento, di sviluppare interessanti traiettorie di ricerche linguistiche dell’arte.

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Altra riflessione del giorno la farei sempre partendo dallo spazio domestico come vincolo.

Partirei da un fallimento in questa elaborazione, dal fallimento di un modello economico e culturale sul quale imperava la dimensione turista, del turista che arrivava dall’altrove che alimentava l’economia.

Il Covid 19 evidenzia quanto e come, dinanzi a problematiche diffuse, tornino i limiti, tornino i confini, limiti e confini che anche via social network sembrano non esserci, questo fonogramma vi arriva via whatsapp in uno spazio che voi considerate vostro, privato quanto uno spazzolino da denti, nella pratica questo non è vero, siamo lontani, non siamo in laboratorio, e neanche in uno spazio privato, siamo a molto più di un metro di distanza e non possiamo frequentare il nostro spazio consueto d’elaborazione comune.

Non ci si può spostare da casa a casa, da condominio a condominio, da Comune a Comune, da Regione a Regione, da Nazione a Nazione.

Avevo prenotato un fine settimana un volo per andare a trovare i miei a Napoli, lo faccio una volta l’anno, quest’anno sono stato costretto a non farlo, voli annullati e un clima che non ci consente di comprendere quanto tutto questo terminerà, sono stato anche impossibilitato a posticipare il volo, non sappiamo quando terminerà tutto questo.

Anche la ministra della pubblica istruzione ha dichiarato che non sappiamo quando torneremo a frequentare il nostro amato laboratorio, l’unica cosa che si sa è che l’esame di stato si farà, ma non conosciamo ora le modalità operative, sappiamo che questo esame attesterà l’alta responsabilità sociale e civile che in questo momento più che richiesta vi è (giustamente) imposta, ma non sappiamo le modalità operative.

Tornando al filo del discorso, siamo tutti quanti confinati nelle nostre comunità, arroccati in un castello medioevale per proteggerci dall’altro, con questo castello che contiene tanti piccoli castellini medievali che sono i nostri domicili  dai quali non possiamo uscire,

Questo porta a ragionare su come l’economia a dimensione consumo e consumatore sfrenato, del turista permanente, della mobilità di svago, dell’uccidersi per uno stipendio da fame concedendosi il “lusso” di un fine settimana di svago una volta a Barcellona e l’altro a Madrid su una tratta Volotea, la cultura della vacanza crociera per visitare diverse metropoli mediterranee da consumatore senza viverne nelle sue reali problematiche nessuna, con l’auto convinzione che questo sia qualità di vita e che in tale maniera si diventi più colti e intelligenti, è dal punto di vista sociale, culturale ed economico, in relazione a quello che stiamo vivendo ora, contro produttivo.

Trovate forse produttivo vivere la propria realtà come fosse provinciale per partito preso dovunque si viva?

I messaggi che le forze politiche di governo stanno emettendo in questi giorni sono, che quando tutto questo sarà terminato, si dovrà tornare a viaggiare e consumare Italiano, anche perché alla fine di tutto questo, il debito pubblico sarà mostruoso e il nostro stato ha bisogno di capitale, ci stiamo indebitando in una maniera devastante e si esce da tutto questo soltanto conservando, legittimando e nobilitando il patrimonio e le risorse comuni.

Come chiudere il ragionamento?

Arte residente, il nostro tema di laboratorio, voleva dire tutto questo, voleva dire lavorare per sprovincializzarsi, voleva dire capire come la cultura e l’arte del luogo dove si vive, dove si abita e dove si risiede, sia il bene da valorizzare simbolicamente nell’interesse di tutti, in quest’ottica rientra ovviamente la macro problematica dell’unica area metropolitana occidentale (quella Cagliaritana) ancora priva nel 2020 d’Alta Formazione Artistica, questa è la prospettiva dalla quale siete chiamati a riflettere su come valorizzare e capitalizzare il vostro linguaggio artistico, la vostra arte residente arrestata ai domiciliari.

Quello che state vivendo ai vostri domiciliari, come può tradursi in arte e cultura funzionale al bene comune?

Che tipo di messaggio potete emettere in relazione a tutto questo?

Qual’è il messaggio in una bottiglia che da giovani artisti, da generazione che sta vivendo una problematica e un sconfinamento inedito, mai vissuto nella storia dell’umanità, avete intenzione d’emettere?

Problematiche complesse, ma stiamo lavorando per mettere a fuoco cose mai viste prima di voi e di noi.

Buon lavoro a tutti e tutte, buon lavoro tutto, da questo fantastico laboratorio, cuore pulsante del Foiso Fois, vi salutò e ci salutiamo, buon fine settimana, riprendiamo regolarmente l’analisi sul tema di lavoro Lunedì.

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