L’arte al tempo del #Coronavirus

L’arte al tempo del Corona virus

Dal laboratorio cuore pulsante di tutto il Foiso Fois, il Laboratorio di Discipline Plastiche e Figurazione Tridimensionale per le riflessioni del giorno:

Cosa è successo ieri?

Il Governatore Solinas ha dichiarato lo stato d’emergenza regionale, fino al 31 Luglio, questo nel nome anche di un conteggio avvenuto al Brotzu, dove un paziente sembra avere contaminato l’intera struttura.

Stato d’emergenza, impossibilità a muoversi in autonomia se non per finalità comprovate attraverso un modulo d’autocertificazione,  il modulo d’autocertificazione è cambiato, ora nel modulo bisogna dichiarare di non essere positivi e non avere il Covid 19.

Bisogna assumersi la responsabilità di non conteggiare l’altro, non si può andare in giro insieme, si può andare in giro con un cane, fare si che il migliore amico dell’uomo (più dell’uomo in questo momento storico) espleti le sue naturali esigenze, ma non si può andare in giro con un altro umano, con un altro umano si compie reato d’aggregazione, si fa salire la densità di popolazione e si rischia di trasmettere il virus accellerandone il picco previsto in chiave matematica, questo ci porta a riflettere sulla teoria scientifica del Nexus, se non la conoscete ve la riassumo: attraverso sette strette di mano sarebbe stato possibile che un uomo qualunque, con soli sette nodi di rete, solo sette strette di mano, potesse arrivare a qualsiasi altro umano sul pianeta terra.

Sette strette di mano distanziano ciascuno di noi dal papa come dal Presidente degli Stati Uniti d’America, sette strette di mano sono il sistema sociale e relazionale dell’umano sul pianeta terra, questo spiega perché per tamponare il virus ci sia fatto divieto di stringerci la mano, bisogna indossare le mascherine.

Le mascherine, da che non ne consideravamo l’esistenza, oggi le consideriamo bene prezioso quanto il pane, senza mascherine diventa insicuro anche andare a comprare il pane, nel nome di questo le mascherine sono diventate irreperibili in quanto esaurite, diventano bene privilegiato, di lusso, estetico, non tutti le anno, ci si muove con mascherine artigianali, io lavo quotidianamente delle mascherine recuperate qua e la ogni giorno, lo faccio per evitare di potere uscire un giorno senza mascherina.

Dopo tutto questo, il valore simbolico e iconico della nostra società fondata sull’estetica, sarà amplificato, le mascherine ci ricorderanno questo periodo, forse ci aiuteranno a esorcizzare e dissacrare questo momento, forse ci faranno capire e ricordare quanto sia sicuro indossarle in certi contesti d’autoprotezione.

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Altra questione che vorrei porvi è quella se l’arte sia da considerare un bene di prima necessità o meno.

Quanto è importante fare e vivere arte nel tempo del corona virus?

E’ indispensabile all’umano fare arte in un momento così o no?

Sembrerebbe che l’arte non lo sia, Incas Pisano a Cagliari in questo momento è aperto o meno?

Qualcuno si è preso la briga di verificarlo?

In questo momento è per me (come per voi), complicatissimo comprare blocchi in carta da spolvero, tele, pennelli, colori e quant’altro, quindi sembrerebbe che l’arte non sia un bene di prima necessità, almeno dal punto di vista del sapiens che consuma, del sapiens ridotto al suo portafoglio per questioni di sopravvivenza biologica e fisica piuttosto che spirituale.

Vero è che dal punto di vista spirituale, l’arte accompagna da sempre l’evoluzione dell’umano.

Il linguaggio dell’arte è stato il primo social network, quello che ha consentito l’evoluzione della specie, tutte le lingue e tutti i linguaggi specialistici di genere come le espressioni matematiche, scientifiche e algebriche, muovono dal linguaggio dell’arte, dal simbolo che rappresenta qualcosa che rimanda a qualcosa altro.

Tutti i linguaggi sono fondati sul rapporto tra significante e significato, il significante è qualcosa che sta al posto di qualcos’altro, se scrivo tre come numero (significante) rappresento cognitivamente tre unità (significato), l’arte da sempre veicola simbolicamente informazioni, anche le informazioni che riguardano il covid 19 viaggiano su settori di genere linguistici dell’arte che restano arte, pensate a come la grafica pubblicitaria ci stia consigliando come comportarci, pensate agli hashtag e ai messaggi e contenuti visivi che fanno capo a specializzazioni di genere dell’arte contemporanea, diverso è pensare alla tela o alla pietra.

Come le arti figurative si relazionano a tutto questo?

Come il lato più spirituale della comunicazione e della tensione artistica si relaziona a tutto questo?

Come quell’aspetto dell’arte che da sempre contribuisce all’evoluzione intellettuale della specie umana si sta relazionando a tutto questo?

In questi tempi così particolari, si può raccontare quello che sta avvenendo dal nostro punto di vista, dalla nostra prospettiva, dal punto di vista dell’artista?

Io direi di si, l’artista figurativo, il pittore, lo scultore, il concettuale, da sempre elabora riflessioni rintanato nel suo studio, quello che poi produce diventa social, l’argomento di connessione tra intelligenze desiderose di comprendere ricerche elaborate in uno studio, in solitudine, a distanza di sicurezza, pure elaborando comportamenti e osservazioni degli altri.

Cosa fare quindi?

Dal vostro osservatorio e punto di vista, raccontate e annotate quello che vivete.

Mi viene in mente un progetto a cui qualcuno di voi stava lavorando, quello sul concetto di limite e sul significato della parola LIMITE, ora stiamo vivendo un limite delle relazioni, limite che determina una prospettiva e un osservatorio sull’altro, un artista visivo sa raccontare a distanza di sicurezza (pensate a quando disegnate a distanza un soggetto).

Un artista ha un ruolo intellettuale nel sistema sociale dove vive e organicamente si muove, focalizzate il vostro punto d’osservazione, anche il televisore (oggi un bollettino di guerra anche se si sintonizza su Barbara D’Urso o Grande Fratello) e tentate di ragionare su come eravamo e come siamo diventati e diventeremo.

Buon lavoro a tutti in questo fantastico laboratorio, cuore pulsante empatico, emotivo, connettivo, collettivo di tutto il Foiso Fois, a domani.

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