L’ARTE AL TEMPO DEL #COVID19

 

Pare che tra le persone maggiormente preoccupate per l’effetto pandemico #Covid19, ci sia Mark Zuckerberg, l’uomo solo al comando di Facebook e Instagram, applicazioni-strumenti che in questo momento ci ci consentono d’impostare ragionamenti didattici dell’arte a distanza.

Perché il signor Zuckerberg sarebbe preoccupato?

Perché dal momento che la pandemia ha congelato e ibernato le nostre relazioni sociali e culturali, che non è detto riprendano prima di quest’estate, la frammentazione e l’interconnessione del nostro laboratorio dipende direttamente dalla Silicon Valley.

Facebook, whatsapp e instagram sono le applicazioni oggi più diffuse che meglio aiutano a ridurre le distanze.

I fonogrammi settimanali che v’invio whatsapp (come questo) sulla falsariga di come affrontavamo le problematiche di lavoro in laboratorio, ci ricordano quello che eravamo prima dell’isolamento.

Queste applicazioni, che per molti (ma non per voi che ci siete nati dentro e per me  che attraverso di voi ho dovuto comprenderne le dinamiche) erano superflue, oggi sono fondamentali per connettersi a distanza, e almeno in questo laboratorio, diventano necessarie per il vostro basilare diritto all’istruzione, la questione è che sembra che quotidianamente il traffico di dati sembra essere di molto superiore rispetto a Capodanno.

I social in questo momento risultano essere basilari, ma come usciranno con noi da questa pandemia?

Noi usciremo finalmente educati e responsabili nell’utilizzarli o saremo ancora più dipendenti da loro educati a nuove modalità di relazione e interazione a distanza di sicurezza?

I social come il Covid 19 sono un inedito nella storia dell’umano.

Una pandemia simile al Covid 19 è stata la peste nera (anche essa arrivata dalla Cina) che nel trecento sterminò un terzo della popolazione europea, si diffuse attraverso le pulci di topo, è la peste del Decamerone di Boccaccio, si trasmetteva per vicinanza e pernottava dove arrivava dai sei ai nove mesi.

I corpi degli appestati vennero anche usati dai Tartari-Mongoli come strumenti di guerra in Crimea, venivano lanciati con delle catapulte oltre le mura di cinta della città, in quel periodo vennero perseguitati gli ebrei etichettati come elemento diffusore della peste, e i cristiani usavano auto flagellarsi perché leggevano la peste come castigo divino.

Quella peste gettò delle basi di forte miglioramento umanistico per la società e gli artisti, gli artisti si emanciparono progressivamente dall’artigianato (cosa ancora mai avvenuta a Cagliari) e crebbe il benessere comune, sociale, economico e culturale.

Nacque la stampa di Gutenberg, quella che oggi passando per il digitale, vi consente di leggere e comprendere questo testo.

Stessa storia per la peste del seicento, quella dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, precluse alla Rivoluzione industriale, all’illuminismo, ai principi che oggi sono alla base della contemporaneità e dell’orizzontalità dei social network, la libertà d’essere, l’uguaglianza e la fraternità.

Rispetto a questi due precedenti della storia, questa volta siamo tutti costretti in casa, abbiamo tutti a disposizione almeno uno smartphone e delle applicazioni social, questo che cosa potrebbe dire?

Che in futuro i laboratori di didattica dell’arte potrebbero essere come quello che stiamo vivendo ora?

Potrebbe essere questo il contesto e il nucleo che svecchierà i laboratori didattici dell’arte dall’impostazione Accademica ancora Rinascimentale e Neoclassica?

Questo io non posso saperlo e penso non lo sappia neanche Zuckerberg, questo lo saprete voi anche in relazione all’idea che state sviluppando ai vostri domiciliari di cosa sia “l’arte residente al tempo del Corona Virus”.

——————

Partiamo da una notizia, una di quelle notizie che in questo laboratorio da sempre circumnaviga le problematiche e le tematiche di lavoro del nostro laboratorio, e continua a essere notizia massmediatica seppur in tempi di Corona Virus, ed è quella dell’anomalia di Cagliari, unica città metropolitana Italiana, Europea e dell’intero Occidente, ancora priva d’Alta Formazione Artistica nel 2020.

Quest’anno, prima del Covid 19, due studenti di una classe quinta d’Arti Figurative, stavano incontrando trasversalmente rappresentanze parlamentarie (onorevoli deputati e senatori) d’area isolana e cagliaritana, che a Roma potessero rivendicare questa legittima istanza, questo diritto all’alta formazione artistica negato a un’intera area metropolitana, diritto che in tempo di Corona Virus attesta più che mai un ritardo di specializzazione artistica e culturale di un’intera area metropolitana sud isolana.

La formazione Liceale superiore artistica a Cagliari resta un diritto nonostante il Covid 19, procede utilizzando metodologie didattiche alternative connettive a distanza, il diritto all’istruzione non basta il Covid 19 a negarlo, anzi le limitazione e le restrizioni nelle relazioni lo preservano, preservo la tua e la nostra salute, per fare si che nell’ambito del tuo ciclo di vita naturale e di un tuo progetto di vita e formazione cognitiva permanente, possa continuare a studiare e apprendere quanto più è possibile, tensione possibile a Cagliari frequentando un Liceo Artistico come il Foiso Fois, non possibile frequentando un’Accademia di Belle Arti.

Perché?

Perché come ci siamo detti fino alla noia e continuiamo a dirci in questo laboratorio a distanza che viaggia attraverso dei fonogrammi inviati via whatsapp, Cagliari è l’unica città metropolitana in tutto l’intero Occidente vergognosamente priva di un’Accademia di Belle Arti, argomento interessante questo, perché se è vero come ci stavamo raccontando nel fonogramma precedente, che storicamente le pesti materializzano Rinascimenti artistici e culturali, penso alla peste del trecento e a come abbia determinato la rappresentazione dell’artista intellettuale e scienziato, a come abbia generato le Accademie di Belle Arti, ma penso anche alla peste del seicento dalla quale si è generato l’illuminismo, il neoclassicismo Napoleonico e altre storiche Accademie di Belle Arti, perché non sognare che il Covid 19 abbia come effetto postumo collaterale la tanto ambita nascita di un’Accademia di Belle Arti da sempre negata a Cagliari?

Perché questa riflessione?

Perché sfogliando l’Unione Sarda, tra i tanti bollettini di guerra del Covid 19, leggo che l’onorevole deputato Andrea Frailis in quota PD, ha inoltrato una proposta di legge per istituire a Cagliari un’Accademia d’Alta Formazione Artistica, dopo essere stato al Liceo e avere incontrato simbolicamente studenti e Dirigenza del Foiso Fois.

Nonostante il Covid 19, Andrea Frailis ha preparato una proposta di legge dove chiede per decreto la nascita di un’Accademia di Belle Arti a Cagliari, ovviamente la sua non è un’azione solitaria, da anni il Foiso Fois ospita trasversalmente tutte le forze e le rappresentanze politiche di governo nazionale, regionale e comunale, contando d’innestare un processo di consapevolezza e alfabetizzazione sulla problematica che determini consenso politico trasversale.

La domanda del giorno che vi pongo è: dal momento che l’istanza riguardo l’Accademia di Belle Arti a Cagliari sembra stia procedendo, si può credere che quando ricominceremo a frequentare il nostro laboratorio, per decreto, sarà stata deliberata l’istituzione di un’Accademia di Belle Arti a Cagliari?

In un territorio povero di prospettive di futuro, come quello Cagliaritano e di tutto il centro sud dell’isola, un’Accademia di Belle Arti a Cagliari consentirebbe un minimo d’ampliare prospettive e possibilità di formazione.

Sarà vero?

Costa qualcosa crederlo?

La tensione utopica se si pensa a basilari diritti come quello dell’istruzione costa qualcosa?

In un tempo dove tutto costa (anche mascherine e guanti di protezione per adempiere a necessità primarie) perché deporre la speranza in un futuro altro possibile per tutta l’area di Cagliari città metropolitana?

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmailby feather