L’ARTE AL TEMPO DEL #COVID19 #FASE2

L’ARTE AL TEMPO DEL #COVID19 #FASE2

Buongiorno, questa è Radio Mimmo, la radio laboratorio che non vi abbandona mai, che potete ascoltare dovunque volete e vi mette in condizione di lavorare in chiave interconnessa, sulla tematica di lavoro più approfondita di questo millennio, ormai siamo e stiamo tutti diventando progressivamente degli esperti virologi, la virologia nel nostro quotidiano sta rientrando in quelle sfere trasversali da sempre presenti nell’umano, come i linguaggi dell’arte.

Secondo giorno di fase due, di liberazione parziale, di ripartenza e autodefinizione in relazione  a quello che diventeremo in questo tempo, noi, i linguaggi dell’arte e i vostri progetti su questo tema di lavoro con noi, tentando di mettere a fuoco tutto questo.

La sensazione che viviamo, o che almeno io vivo in tempo reale, è quella della parziale liberazione, un poco oggi ci si sente come se si fosse attraversato un campo di sterminio, pur non avendo visto direttamente i morti, la percezione dall’isola è stata oggettivamente parziale, quasi come se le cose si fossero apprese in televisione piuttosto che per esperienza diretta, senza nessuno della propria rete sociale, familiare, affettiva, toccato direttamente da questa tragedia o da questo dramma (almeno per me è stato così), ma il dramma c’è, qualcuno è scomparso, stiamo attraversando un territorio dell’inedito della storia incredibile, quasi come ci muovessimo tra macerie invisibili che prima o poi diventeranno palpabili, non tutti i bar riapriranno subito quando potranno, non tutte le attività riapriranno subito, qualcuno degli esercizi commerciali sbloccati da ieri, ha ovviamente riaperto subito per recuperare qualcosa e mettersi in sesto, ma va da se che il momento è delicatissimo.

Quello che è bello, ed è commovente da vedere, è quanto l’umano sia pieno di risorse, quanto in qualsiasi situazione e modalità trovi nuove forme per fare comunità e manifestare solidarietà, questo è quello che è avvenuto in questo periodo, questo è quello che avviene ora.

Abbondano le critiche politiche, che mirano a crescite di consenso di questa o di quella ala politica, e quindi viene preso di mira il governo Conte bis, per la modalità con cui ha gestito tutto questo.

Ieri sera, in un talk televisivo, sentivo delle critiche dove ci si chiedeva perché blindare Regione come la Sardegna, che invece avrebbero potute essere in fase due da sempre, dal momento che era evidente come il focolaio della tragedia fosse la Regione Lombardia, che avrebbe gestito non bene l’emergenza rispetto al Veneto o all’Emilia Romagna.

Alla mia destra la municipale stava richiamando delle persone assembrate in fila per un Bancomat, anche io in questo momento sto andando ad assembrarmi alla Posta per pagare una bolletta e fare un prelievo bancomat, nella pratica queste sono diventate modalità di ritrovo e di relazione della comunità.

Dalla fine dell’ottocento gli artisti hanno sempre cercato il contatto con il luogo comune e gli assembramenti per raccontare il tempo presente, quasi come fossero dei giornalisti, questa è la riflessione provocatoria con la quale chiudiamo il primo fonogramma, è un poco provocatoria ma so che potete fornirmi tutte le risposte del caso anche in chiave autonoma, vi ricordo che il mio compito è porre domande per indicare strade del possibile:

Qual’è la differenza tra un artista e un giornalista?

In cosa differenziano queste due figure?

Entrambe raccontano il tempo presente ed hanno l’esigenza di sentirsi libere, entrambi avrebbero il dovere di criticare ingiustizie, soprusi e abusi sociali.

La domanda che vi porgo è: 

L’artista e il giornalista hanno molte cose in comune?

Cosa non hanno in comune?

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Eccoci dopo l’intervallo, torna Radio Mimmo, diciamo che nel tempo del #Covid19 e della didattica a distanza, l’intervallo si prolunga se nel mezzo c’è una fila alle poste per pagare una bolletta che nella pratica dura un ora, avete fatto intervallo?

Avete preso il caffè?

Vi siete guardati in giro?

Non si mangia dopo l’intervallo, questo laboratorio didattico a distanza non è una locanda, contegno e ritegno.

Oggi, tra l’altro è cinque Maggio, chi nasce il cinque Maggio?

Che cosa ci dice il numero cinque?

Magari tra i ragazzi di quinta, qualcuno pensa a un esame per soggetto od oggetto di lavoro, il numero cinque si presta a questo, il 5 Maggio è la data di nascita di uno dei miei filosofi del cuore, parlo ovviamente di Karl Marx, è anche opera poetica, il Cinque Maggio di Alessandro Manzoni, che racconta di Napoleone recluso nell’isola di Sant’Elena in esilio, cinque è anche un numero della serie di Fibonacci, attraverso il numero cinque qualcuno potrebbe raccontare i lavori/installazione di Mario Mertz, è morto da pochissimo tra l’altro Germano Celant che ne ha teorizzato e promosso lavoro e ricerca nel nome dell’Arte povera, la serie di Fibonacci è quella serie che rimanda visivamente alla sezione aurea e all’equilibrio visivo perfetto, come la si ottiene numericamente? Sommando un numero al numero precedente, quindi 1, 1, 2, 3, 5, 8…., questo materializza l’equilibrio ritmico e visivo perfetto che è facile rintracciare nell’arte e nella natura, sarebbe interessante applicare la serie di Fibonacci ai vostri lavori e ragionare sul come equilibri visivamente quello che voi realizzate praticamente in termini istintivi percettivi.

Esistono legami alchemici, magici, reconditi, che l’esperto d’arte e anche di scienza sanno trovare, che sono insite nella pratica operativa quotidiana dell’artista visivo, cinque Maggio, ho finito la fila alla posta, durante la quale meditavo su quanto sia interessante potere riflettere sui luoghi comuni della conversazione tra umani quando non si ha nulla di fare attendendo il proprio turno, mi sembra possa essere anche questa una possibile rotta di ricerca, l’ingannare il tempo reclamando attenzione e interazione nel nome del banale costretti a fare una fila, in un mondo che sarà sempre e più ordinato per file questo può essere interessante.

Ma vi volevo parlare di due suggestioni di ricerca, che mi sono arrivate ieri, una via whatsapp e l’altra via instagram, sul tema di lavoro annuale del nostro laboratorio d’avanguradia, che nulla ha da invidiare al laboratorio di Wuhan, che quotidianamente s’interroga su come possano cambiare i linguaggi dell’arte durante e dopo il #Covid19.

Stiamo entrando nel post #Covid19, e sarà come uscire da una guerra nucleare, batteriologica, chimica, ma non è stato questo, tutto è avvenuto per un virussetto da strapazzo per il quale non abbiamo gli anticorpi e il vaccino per difenderci, passiamo alla disamina dei lavori pervenuti ieri in laboratorio:

– Uno è un contatto tra mani, che ci fa pensare forza maggiore al particolare della creazione di Adamo di Michelangelo nella volta della cappella Sistina, la differenza è che però queste mani sono stanche, esauste e si contattano con dei guanti in lattice. Lavoro interessante, che è da capire come sarà sviluppato, dal momento che si tratta di un lavoro da realizzare e svolgere in chiave d’esame di stato, del quale m’interessa capire in quale forma plastica e tridimensionale si muoverà.

Potrà diventare una performance? I guanti si contatteranno e dovranno essere buttati? Sembra che il contagio passi anche di guanto in guanto, per cui si potrebbe anche pensare alla tridimensionalità di questo lavoro come performance dal vivo.

Sarà un video?

Sarà un oggetto plastico con i materiali che si possono reperire in questo momento con materiali a disposizione agli arresti domiciliari di chi ha presentato il progetto?

Lo scopriremo soltanto osservando l’evoluzione di questo lavoro.

“Un contatto tra mani, che ci fa pensare forza maggiore al particolare della creazione di Adamo di Michelangelo nella volta della cappella Sistina, la differenza è che però queste mani sono stanche, esauste e si contattano con dei guanti in lattice. Lavoro interessante, che è da capire come sarà sviluppato, dal momento che si tratta di un lavoro da realizzare e svolgere in chiave d’esame di stato, del quale m’interessa capire in quale forma plastica e tridimensionale si muoverà.”

– Altro lavoro pervenuto sono queste mascherine di protezione rosse, bella la scelta cromatica del rosso, il rosso è da sempre connotato come il colore della passione, lo sanno bene i vignettisti, quando si vuole raccontare un imbarazzo legato a un complimento che smuove sfere emotive sensoriali sensuali e sessuali, nelle vignette si colorano le orecchie di un tono rosso, a connotare un contatto verbale che pone in imbarazzo.

“Mascherine di protezione rosse, bella la scelta cromatica del rosso, il rosso è da sempre connotato come il colore della passione, lo sanno bene i vignettisti, quando si vuole raccontare un imbarazzo legato a un complimento che smuove sfere emotive sensoriali sensuali e sessuali, nelle vignette si colorano le orecchie di un tono rosso, a connotare un contatto verbale che pone in imbarazzo.”

Ovviamente le mascherine in questo tempo di #Covid19 non consentono trucco e rossetto, e allora la mascherina rossa diventa un’attrattore, la cosa interessante è che queste mascherine sono accompagnate da scritte ricamate, c’è in questo un chiaro riferimento alle maestranze artigianali, alla maestranza sartoriale isolana, e queste scritte rimandano alla conservazione della distanza.

“Ovviamente le mascherine in questo tempo di #Covid19 non consentono trucco e rossetto, e allora la mascherina rossa diventa un’attrattore, la cosa interessante è che queste mascherine sono accompagnate da scritte ricamate, c’è in questo un chiaro riferimento alle maestranze artigianali, alla maestranza sartoriale isolana, e queste scritte rimandano alla conservazione della distanza.”

Due lavori molto interessanti dei quali seguo e seguiamo sviluppi e che non vedo l’ora di vedere dal vivo in sede d’esame.

Stacco, radio Mimmo oggi conclude le sue trasmissioni, la fase due e il cinque Maggio sono una figata, ricordatevi che il cinque Maggio è nato Karl Marx, mica uno così, in allegato videocontributi di Ciro D’Alessio e Franco Fiorilo.

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