L’ARTE AL TEMPO DEL #COVID19 #fase2

L’ARTE AL TEMPO DEL #COVID19 #fase2

Eccoci, Laboratorio M1, tema di lavoro “L’arte residente al tempo del Covid 19”, oggi è Mercoledì 6 Maggio 2020 e questa è radio Mimmo, un progetto che c’è arrivato ieri, uso il plurale perché il laboratorio è sempre condiviso e sempre connettivo, e partendo da un’idea che i progetti artistici, non possano che materializzarsi all’interno di un flusso interattivo di linguaggi dell’arte, nell’ambito del quale ciascun progetto è una risultante vettoriale, calibrata su ciascuno di voi, quando si visiona un lavoro in laboratorio, lo si visiona tutti quanti insieme e questa visione va anche oltre, fuori del laboratorio.

Il nostro laboratorio M1 è sempre stato un luogo di passaggio e di rifugio, anche per altri studenti in cerca di stimoli e alleviamento di pene inflitte altrove.

Il progetto arrivato ieri è l’evoluzione di quell’idea di primo schizzo, di primissima intuizione, quasi come fosse un primo appunto nel test d’ingresso, di due guanti che si toccano con mani che si lavano con l’amuchina.

L’elaborazione di chi ha presentato questo progetto, che dovrà arrivare sul banco d’esame della commissione di quinta, è stato quello di cercare una serie di link e collegamenti trasversali, una narrazione, si è partiti con la logica del object trouvé, l’idea progettuale in questo caso, osservando gli schizzi, sembra nata proprio così, l’object trouvé è quell’oggetto che alimenta la poetica Dadaista e Surrealista, per cui passeggiando, trovo un oggetto, in quell’oggetto individuo dei significati e delle forme plastiche, lo prelevo (oggetto trovato), gli cambio senso e contestualizzazione e ottengo un ready made, un pronto e fatto, è la stessa logica e operativa che ha portato Marcel Duchamp a prelevare un orinatoio nel 1917, firmarlo Mutt e presentarlo capovolto come opera d’arte titolato “Fontana”.

Quindi, il progetto ha una modalità operativa, e un umore progettuale che rimanda all’osservazione diretta di quanto avviene quotidianamente intorno all’artista, nasce osservando l’accumulo di oggetti usati (guanti in lattine), anche in luoghi dove non dovrebbero essere o non avrebbero motivo d’essere, non è complicato passeggiare in strada o in un parco oggi e trovare gettati un poco dovunque dei guanti in lattice.

Una prima traiettoria progettuale, di chi ha lavorato in questa modalità, prevede un contatto tra guanti e materia, progettato nell’ambito della casualità dell’incontro , tra il creativo e l’oggetto che trova e ricontestualizza, difatti nel primo progetto osserviamo un guanto con una bottiglia, una clessidra che segna un tempo immobile con il guanto in lattine che dall’alto cerca il contatto con la materia, progetto da sondare, il territorio di riferimento è quello delle Avanguardie di ricerca artistica d’inizio novecento.

La seconda opzione è più letterale, la narrazione di una seconda strada operativa possibile, è surrealista e si cita espressamente Franz Kafka e la sua Metamorfosi, ma visto il contesto siamo un poco tutti più vicini, secondo me, al Processo di Kafka piuttosto che alla metamorfosi, dove ci si sente tutti quanti delle vittime indagate e processate dall’oggi al domani per abitudini e consuetudini tutto d’un tratto diventate illegali.

Il primo fonogramma l’abbiamo utilizzato per correggere un progetto nell’interesse di tutti, anche perché è sempre stata questa la pratica di questo laboratorio, quella di pensare che la storia dei linguaggi dell’arte, in parallelo a quella che si studia nei libri di testo, è quella che si materializza ogni giorno in laboratorio, ogni volta che uno studente comincia un progetto in un Liceo Artistico, idealmente per me, in quel momento nascono e rinascono, come fosse un ciclo eterno, i linguaggi dell’arte, a dopo per il secondo fonogramma, dove vorrei fare un piccolo ragionamento sulle fake news e le antenne 5G.

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Eccoci, rientrati dopo l’intervallo, c’è un argomento che sarebbe il caso d’andare a toccare in questo laboratorio a distanza M1, argomento che in realtà tocchiamo sovente nel test d’ingresso, le fake news, sul come appaghino in termini di like, visualizzazioni e condivisioni le fake news, fanno piacere alla gente, alla gente piace nutrirsi di cose non vere, dinamica che abbiamo affrontato anche quest’anno in laboratorio, perché si tratta di una dinamica sociale, comportamentale e relazionale che viene da lontano, anche nel quotidiano le persone si allontanano e si avvicinano, alimentano screzi personali nel nome del sentito dire, del “mi dicono questo di te”, “quella mi dice questo di te”, e nel nome della fake news o del pettegolezzo maligno e interessato, questo fenomeno è da sempre con noi, la fake news allontana e avvicina nelle relazioni quotidiane e d’ogni giorno, sanno insinuarsi anche in dimensioni e relazioni private.

Quello su cui stiamo ragionando però in questo momento, sono le fake news mediatiche, quelle che in chiave dialettica, per partito preso, raccontano il contrario della verità dei media di massa, non facendo altra informazione, squalificando l’informazione mediatica di massa nutrendosi della condivisione di chi trova comodo, non credere nell’informazione mediatica di massa.

La grande verità sul #Covid19 oggi la conoscono tutti, anche i cinghialetti barbaricini, il Covid 19 è un’inedito nella storia dell’umanità che ha trovato impreparata la scienza, anche su questo abbiamo ragionato spesso, la tecnoscienza, la bibbia di questo tempo, si è trovata costretta a muoversi come l’arte contemporanea, cercando di risolvere un quesito complesso in tempo reale, e ancora non c’è riuscita, anche su questo vorrei farvi riflettere, perché al di la delle problematiche artistiche che solleviamo in questo laboratorio, ogni quesito, ogni problema, ogni questione è un progetto, come sconfiggere il Covid 19 è quesito comune, per l’arte come per la scienza nella stessa misura.

Fake news, quali sono le fake news che hanno viaggiato di più?

Una è veramente virale, almeno quanto il Covid 19, si è globalizzata quanto il Covid 19, non c’è influencer che in una qualche parte del mondo, convinto d’essere scomodo, non l’abbia cavalcata e rilanciata, mi riferisco alle antenne 5G, l’ultimissima tecnologia d’interconnessione, che lentamente ci stanno cuocendo, perché il 5G è anche all’interno del forno a micro onde, e quindi si stia cuocendo lentamente il genere umano, nel nome del 5G si sarebbe tutti ridotti a essere cavie.

Attenzione, siamo ridotti a cavie, ma non assolutamente per il 5G, ma perché tutti si sta studiando come frenare il Covid 19, per i fake influencer invece, qualcuno sapeva che il 5G avrebbe fatto comparire virus come il Covid 19, che neanche esisterebbe, le argomentazioni a sostegno di tale teoria sono arbitrarie, del tipo “Wuhan è la stata la prima città a installare antenne 5G”, argomentazione che si smonta facilmente a partire da Cagliari, che spicca sempre come anomalia, in un servizio giornalistico “Le Iene” hanno infatti notato come la teoria del 5G  fosse facilmente confutabile, dal momento che Cagliari non ha antenne 5G (oltre a non avere un’Accademia di Belle Arti) e nonostante questo c’è il Covid 19, in altre parole Cagliari è sempre in pole position nel prendersi sempre il meglio delle cose.

Io spero che oltre al Covid 19, Cagliari abbia prima un’Accademia di Belle Arti e poi le antenne 5G.

Con questa breve riflessione, volevo ragionare con voi, su come, nel nome del Covid 19, sia stato messo a nudo il Re, si sia chiarito e chiarificato, come talvolta chi ci amministra, chi ci governa, non ha risposte, il motivo non è perché in automatico dall’alto si producono fake news, è proprio che quelle risposte non ci sono, dove non ci sono risposte si alimentano e nutrono i fakenewsti, che non studiano, ma sconfessano l’altro, negare l’altro ha sempre un profitto di tornaconto personale nella comunicazione, negare l’altro senza argomenti, solo perché ci si sente lesi, è la peggiore delle tecniche di comunicazione, sconsiglio a qualunque giovane artista di negare per partito preso l’altro, distruggere il lavoro di un altro, prima di comprenderlo e confutarlo dal punto di vista teorico in termini di comunicazione è la cosa peggiore da fare, offende l’interlocutore.

Detto ciò, chiudo e attendo i vostri progetti, la deadline è il 15 Maggio, termine massimo primi di Giugno per chi non ci riesce, ma sconsiglio vivamente di recuperare, domani vorrei invece farvi riflettere su se sia ancora indispensabile un’Accademia di Belle Arti a Cagliari, visto che il futuro ci traghetta verso la didattica a distanza dove un’Accademia può essere ovunque e arrivare dovunque, insomma: perché fare un’Accademia a Cagliari, se a distanza da Cagliari posso frequentare i corsi di questa o quell’Accademia dell’altrove, come sta avvenendo in questo periodo?

Ardua questione, io ho le mie risposte, domani l’affrontiamo nel primo fonogramma, buon lavoro a tutti a domani.

Videogrammi di Antonio Maria Dettori e Nicola Caroppo

 

 

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