L’ARTE AL TEMPO DEL #COVID19 #FASEDUE

L’ARTE AL TEMPO DEL #COVID19 #FASEDUE

Buongiorno, eccola, anche oggi è arrivata la vostra Radio Mimmo, la radio laboratorio, nella vostra applicazione la radio laboratorio che esiste, soltanto se c’è la vostra applicazione.

Oggi è Venerdì 8 Maggio 2020, si avvicina la deadline di consegna degli elaborati, delle ricerche, delle suggestioni che avete il tempo di mettere a punto entro fine Maggio, in ultimissima istanza per le quinte al colloquio orale dell’esame di stato, quali questioni dobbiamo affrontare oggi?

Una serie d’elaborati che ci sono pervenuti, e poi i soliti fatti e fatterelli vari sul nostro tema di lavoro annuale nel nostro laboratorio, laboratorio che vale quanto il laboratorio di ricerca medica e scientifica di Wuhan, ma noi ci occupiamo d’arte contemporanea tradotta in didattica e dialettica e facciamo in tal senso ricerca d’avanguardia.

Cominciamo:

Partiamo con dei progetti arrivati ieri, i vostri lavori e i vostri progetti su tutto, perché come ci siamo detti spesso la Storia dell’Arte ha sempre due livelli, uno è quello della storia evolutiva dei linguaggi dell’arte, che si modulano e muovono sulle problematiche del tempo, e quella la studiate nei manuali, giusto saperla e conoscerla, ci consente di dimensionare e proporzionare il nostro linguaggio e quello che ci accade nelle pratiche interattive e dinamiche quotidiane nel libero flusso di scambio del linguaggio dell’arte, in relazione ad artefatti che ci hanno preceduto e hanno saputo tradursi in storia e memoria, questo è la Storia dell’Arte e degli artisti, anche se io la chiamerei Storia dei linguaggi dell’arte, in maniera tale che la si possa leggere in maniera meno egotica, meno personalistica, narcisa, individuale e monografica, sapete che io non amo molto un certo approccio alla Storia dell’Arte, che tratteggia figure d’artisti come fossero qualcosa d’irripetibile, misterioso, come se gli artisti si muovano folgorati sulla strada di Damasco, illuminati per virtù divina, non penso l’arte sia questo, per questo mi piacerebbe se la Storia dell’arte diventasse la Storia degli stili linguistici, di stilemi, simboli, in questa maniera l’approccio sarebbe meno da reality e da valore acquisito insindacabile.

Quando da studente studiavo sui manuali di Storia dell’Arte, avevo la triste sensazione che tutto fosse insindacabile, e non pensavo già da studente alla vostra età, che i processi dell’arte potessero essere indiscutibili, non c’è nessun processo infatti nei linguaggi dell’arte contemporanea, che non sia opinabile, rivedibile e reversibile, tanto è vero, che l’arte proprio come fosse un virus, si modula sui suoi stessi errori, perfezionandosi nel tempo, fino ad ingannare l’umano che convive con lei, che la determina e la veicola.

Elaborati arrivati ieri, parto con dei lavori di prima e chiudiamo con uno di quinta, quinta a cui sto dando la priorità assoluta in questa fase della didattica a distanza, perché si tratta di una generazione di studenti destinata a fare la storia, e io sono contentissimo di traghettare questi studenti verso l’esame di stato, questo esame di stato che ha un valore simbolico altissimo.

Primo lavoro, arriva da una prima, c’è la natura, un albero, qualcosa che cresce dal basso, che riesce ad afferrare una sfera, o sembra farlo, sfera che era nell’aria, l’idea di chi ha determinato questa idea progettuale, che dovrà essere sviluppata o in chiave pittorica, ragionando su volumi e sulla percezione di relazione tra figura e sfondo, o in chiave plastica studiando la forma da diversi punti di vista, è che la natura riesca ad afferrare il virus prendendogli le contromisure, sappiamo, perché lo dicono i virologi, che i virus dopo fare in prima battuta una strage, diventano non cattivi con l’umano, c’è questa possibilità, che un virus intelligente una volta che l’umano gli prenda le contromisure conviva con lui.

Questo lavoro ci pare indicare questa direzione, secondo la quale, a un certo punto la natura riesce ad afferrare questo virus convivendo con lui in maniera plastica, in equilibrio naturale, ovviamente questo non avviene ora, dove la condizione è squilibrata.

L’altro lavoro invece, semplicemente in chiave pop, ci mostra con lo stile da manga, un adolescente con una mascherina che convive con il Covid 19, molti studenti del biennio hanno questa idea dell’arte, quella di una connessione diretta con i manga, non so perché questo avvenga, immagino sia per volontà di distinguo generazionale, l’osservo da anni, ragazzini svegli, alternativi, hanno una forte fascinazione verso lo stile e il linguaggio manga, perché questa fascinazione verso una matrice di stile orientale (come il Covid 19)?

Io lo spiego con la voglia di connotarsi, di differenziarsi, d’essere alternativi li dove si vive, è un modello che arriva da lontano, ci si sente più internazionali a San Luri, San Gavino, San Pietro, Sarroch, se si disegna in maniera internazionale, pausa caffè, a dopo l’intervallo con il progetto di quinta e fatti e fatterelli legati al tempo del #Covid19.

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Primo lavoro, arriva da una prima, c’è la natura, un albero, qualcosa che cresce dal basso, che riesce ad afferrare una sfera, o sembra farlo, sfera che era nell’aria, l’idea di chi ha determinato questa idea progettuale, che dovrà essere sviluppata o in chiave pittorica, ragionando su volumi e sulla percezione di relazione tra figura e sfondo, o in chiave plastica studiando la forma da diversi punti di vista, è che la natura riesca ad afferrare il virus prendendogli le contromisure, sappiamo, perché lo dicono i virologi, che i virus dopo fare in prima battuta una strage, diventano non cattivi con l’umano, c’è questa possibilità, che un virus intelligente una volta che l’umano gli prenda le contromisure conviva con lui.Questo lavoro ci pare indicare questa direzione, secondo la quale, a un certo punto la natura riesce ad afferrare questo virus convivendo con lui in maniera plastica, in equilibrio naturale, ovviamente questo non avviene ora, dove la condizione è squilibrata.
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L’altro lavoro invece, semplicemente in chiave pop, ci mostra con lo stile da manga, un adolescente con una mascherina che convive con il Covid 19, molti studenti del biennio hanno questa idea dell’arte, quella di una connessione diretta con i manga, non so perché questo avvenga, immagino sia per volontà di distinguo generazionale, l’osservo da anni, ragazzini svegli, alternativi, hanno una forte fascinazione verso lo stile e il linguaggio manga, perché questa fascinazione verso una matrice di stile orientale (come il Covid 19)?Io lo spiego con la voglia di connotarsi, di differenziarsi, d’essere alternativi li dove si vive, è un modello che arriva da lontano, ci si sente più internazionali a San Luri, San Gavino, San Pietro, Sarroch, se si disegna in maniera internazionale.

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Radio Mimmo ancora con voi dopo l’intervallo, deadline di consegna il 15 Maggio per tutti, poi i ragazzi del biennio recupereranno, studenti e studentesse di quinta invece, delineeranno e definiranno il loro colloquio orale approfondendo i link trasversali tra disciplina e disciplina.

Progetto adesso di una studentessa di quinta, che una volta sfornato, arriverà sul tavolo della commissione d’esame di stato, il tema ovviamente è sempre quello “L’arte residente al tempo del Covid 19”, tema che il nostro laboratorio sta approfondendo, studiando, metabolizzando in forme e modalità varie, perché il nostro è un laboratorio polo di ricerca artistica contemporanea, non abbiamo nulla da invidiare rispetto a quello che Wuhan rappresenta per la ricerca scientifica e medica, solo che noi ci occupiamo d’altro, ci occupiamo d’arte contemporanea, ci occupiamo di problematiche su cui s’interroga tutto il mondo dell’arte contemporanea in questo momento.

Il progetto è molto complicato, l’ho fatto presente a chi l’ha progettato, ma evidentemente se l’ha progettato e proposto, ha messo in conto anche tutte le problematiche annesse e conta di riuscire a portarlo a termine.

Un bravo artista, un bravo creativo, un bravo progettista, è secondo me quello consapevole di tutti i suoi limiti, di tutte le problematiche che può affrontare, sa calibrare tutte le problematiche in relazione ai suoi limiti e capacità, questa è la sua forza, questo è il valore aggiunto, questa è la molla e la valvola creativa scatenante, Van Gogh sapeva di non essere portato verso un certo Accademismo di stile, anche oggi certi suoi lavori paiono, a chi è attento a canoni e proporzioni, disturbanti, pur restando energia pura, perché?

Perché bilanciava le sue carenze con tutta la forza del suo stile.

Questo per dirvi che ciascuno di voi, nell’elaborazione del proprio progetto, deve partire da se stesso, linguaggi dell’arte e progettazione artistica non sono corsa a ostacoli, non sono un modo di affermazione sull’altro con il proprio progetto o con il proprio linguaggio, avere un approccio che tende con il proprio linguaggio a occultare un altro linguaggio, denota profonda ignoranza rispetto ciò che ha sempre contraddistinto i linguaggi dell’arte, ossia la ricerca di senso individuale calata all’interno di una grande rappresentazione linguistica collettiva e connettiva.

Arriviamo al progetto: un corpo femminile con mascherina è toccato da tante mani, vorrebbe sfuggire ma non può.

Rappresentazione semiotica che mi piace molto, ci fa pensare al scene di genere e a come oggi siano aumentati i casi di vessazione femminile nell’ambito del nucleo domestico, al punto che in farmacia, ci si può recare chiedendo un codice di mascherina associato a un numero e denunciare il suo aguzzino domestico in tale maniera.

il corpo femminile nel progetto è limitato dalla cornice di un quadro e una o più mani dovrebbero essere plastiche e da realizzare tramite il software sculptris e stampante 3D.

Evidentemente, avanzando questa istanza progettuale è in condizione di potere utilizzare una stampante in 3D, lavoro interessante, non ho ben chiaro in che modalità le mani escano dal quadro, ma ovviamente chi ci sta lavorando sta pensando all’equilibrio e all’armonia compositiva del tutto.

Attendo e attendiamo gli sviluppi con grande curiosità, vista la traiettoria inedita che fonda l’idea della scultura sulla scansione tridimensionale, fonda la Scultura con il digitale e fonde la modellazione plastica con il digitale.

Piccola riflessione prima di lasciarci, Paolo Truzzu, il sindaco di Cagliari, ieri, ha postato via sociale delle foto di mascherine e guanti gettati in ogni dove nel Cagliaritano, immagini di forte effetto per quello che rappresentano oggi le mascherine, lo stesso sindaco parla di simbolo offeso, notando anche come siano gettati per strada invece che abbandonati in spazi preposti, mi sembra uno spunto interessante di riflessione di comunicazione, quello che dovrebbe proteggerci diventa immondizia, quello che dovrebbe proteggerci dall’ambiente inquina l’ambiente, già questo mi sembra forte in chiave comunicativa, così come mi sembra forte e interessante l’idea di gettare per strada guanti e mascherine come fosse una liberazione, come se si fosse usciti da una guerra, ma si tratta di una guerra non terminata, siamo ancora in trincea, per cui se di gesti di liberazione si tratta, forse sono un tantino preventivi rispetto una serie di conquiste da meritare sul campo.

Oggi Radio Mimmo vi saluta, le trasmissioni riprendono Lunedì, buon lavoro a tutti, stiamo resistendo, siamo vivi e questo è bellissimo, stiamo prendendo la storia per le corna come piace a me, buon fine settimana.

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Rappresentazione semiotica che mi piace molto, ci fa pensare al scene di genere e a come oggi siano aumentati i casi di vessazione femminile nell’ambito del nucleo domestico, al punto che in farmacia, ci si può recare chiedendo un codice di mascherina associato a un numero e denunciare il suo aguzzino domestico in tale maniera.il corpo femminile nel progetto è limitato dalla cornice di un quadro e una o più mani dovrebbero essere plastiche e da realizzare tramite il software sculptris e stampante 3D.
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il corpo femminile nel progetto è limitato dalla cornice di un quadro e una o più mani dovrebbero essere plastiche e da realizzare tramite il software sculptris e stampante 3D.Evidentemente, avanzando questa istanza progettuale è in condizione di potere utilizzare una stampante in 3D, lavoro interessante, non ho ben chiaro in che modalità le mani escano dal quadro, ma ovviamente chi ci sta lavorando sta pensando all’equilibrio e all’armonia compositiva del tutto.Attendo e attendiamo gli sviluppi con grande curiosità, vista la traiettoria inedita che fonda l’idea della scultura sulla scansione tridimensionale, fonda la Scultura con il digitale e fonde la modellazione plastica con il digitale.
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