L’Arte della crisi e i cambiamenti nel 2018

 

L’arte degli anni 2000 è stata già storicizzata sin dal 2007.

Il sistema dei musei delle fiere e delle mostre ha visto l ‘entrata in scena della germania in europa, ma allo stesso tempo la perdita del predominio sui mercati dell’europa stessa con l’ingresso della cina, dei paesi arabi e del sudamerica.

Gli antecedenti di questo cambiamento si possono rintracciare in due mostre realizzate una al Centre Pompidou, “Sensation”  del 1989 e l’altra al Reina Sofia di Madrid: “Cocido y crudo” del 1995

Per l’arte di questi anni sono state definite alcune categorie di comprensione e spiegazione.

Si è parlato di posthuman, di postconcettuale, di  arte relazionale e di arte pubblica.

E’ ricomparsa quindi la nozione di post questa volta riferita al concettuale e non  all’ecclettismo degli stili come negli anni 80.

Mode e trend del gusto

Oltre alle classificazioni dei curatori, emerse nelle prefazione ai cataloghi delle mostre principali che hanno segnato il passo di questi anni, sono emersi mode del gusto e trend visivi, l’arte degli anni 2000 più che produrre oggetti e idee nuove ha scelto la strada della sensazione e degli effetti speciali dichiarando e ostentando il disimpegno e la semplicità, e  limitandosi in alcuni casi a copiare la realtà cosi com’è.

L’artista è uscito di scena, certo che il mondo non si può cambiare e che non possiamo fare altro che cambiare noi stessi e il pubblico.

D. Hirst dichiara che l’obbietivo dell’arte non è comunicare qualcosa in un certo modo, ma shockkare il pubblico, agire sul pubblico per cambiarlo, proprio per questo in breve tempo e’ sparito dalla circolazione.

Possiamo quindi parlare proprio di trend del gusto, mode, stili e comportamenti estetici che si diffondono in maniera virale anche sotto l’influenza del web, per chi è facile preda dei media.

Un primo trend emerso è stato quello dell’arte scandalistica che prende dalle inchieste giornalistiche il gusto per la notizia effetto-forte.

I teschi  e le pecore di D. Hirst, i cadaveri di A. Serrano, le plastiche facciali di Orlan appartengono a questa linea.

L’arte horror che fa leva su immagini forti e aggressive di cadaveri o tratte dalle culture musicali del punk e del trash.

Categorie forti si sono alternate a quelle leggere: i giochi di colori di Murakami presi dall’universo dei giocattoli e delle bambole,  o le foto di paesaggi astrali da sogno che prendono dalla pubblicità l’effetto seduzione. Anche le fotografie di Fischli e Weiss appartengono a questa moda.

I due artisti copiano lo stile delle fotografie delle agenzie di viaggio, quelle di paesaggi da sogno, spiagge , mari, campagne e foreste. Nelle loro mostre espongono proprio le foto scattate  in questo stile nei loro viaggi in tutto il mondo.

Non le selezionano, ma le presentano quasi tutte 200, 300 foto  a colori, il loro obiettivo è limitarsi a copiare il genere fotografico delle agenzie di viaggio.

E’ chiaro che in un  operazione come questa è evidente la rinuncia dei due artisti a dare alla fotografia un autonomia di generi e di contenuti.

E quindi a sottomettersi passivamente ai mass-media e alle tecniche pubblicitarie.

Potremmo aggiungere ai precedenti lo stile sfocato delle fotografie, la predilezione per interni ed esterni abbandonati, siano essi appartamenti o capannoni, per la pittura, la pittura vuota e la figurazione scarabocchiata detta anche bad-painting.

Tutto questo , ha generato un inflazione delle tecniche.

Vedere piu spesso un ready made, o un monocrome replicato in mostre fiere e gallerie, genera l’effetto ripetizione.

E con l’aumento della produzione, il passo all’affermazione “tutto è gia stato fatto” e’ stata proprio la ripetizione equivalente della critica, che non sa rispondere o prendere posizione perché comincia ad entrare in conflitto con l’arte e con il ruolo dell’artista, chi dei due fa la storia?

Abbiamo visto spesso  performance di cui non rimane niente: un artista chiede a 50 persone delle banlieu di Parigi di portare una tigre di ceramica in centro e romperla, evento politico sociale di cui alla fine rimane il video, nessun prodotto perché l’obbiettivo è esclusivamente politico.

Questo confine in questi anni si è decisamente sfocato a discapito di entrambe Arte e Politica.

Quindi ancora una volta si è parlato di post, e nella nota introduttiva alla mostra arte degli anni 70, al palazzo delle Esposizioni a Roma nel 2014, la prima considerazione che fanno i curatori è che la ripresa di questo genere, da parte di molti artisti, ha offuscato e frainteso gli intenti originari degli artisti storici del movimento degli anni 70, alterandone lo spirito con un effetto da ripetizione differente o anche, ripetizione quasi identica.

Ritengo quindi che dopo 4 anni di crisi economica e sociale l’arte di questi anni sarà ricordata come un arte della crisi. In tempi di forti conflitti sociali e di grandi mutamenti storici in tutti i settori, le farfalle e i puntini colorati di Hirst fanno ridere e sono troppo semplici.

Quindi leggerezza e forza aggressiva, spettacolarismo e sensazionalismo sono stati più che altro gusti del tempo, anziché prodotti d’arte. Gusti e sensazioni che dopo qualche ora dalla chiusura delle inaugurazioni svaniscono nel nulla e cadono nel dimenticatoio.

Qualcuno ha detto che ci dovremo abituare a valutare le cose con le sensazioni più che con le idee, ma siamo molto lontani dall’aver messo a punto questo tipo di comprensione.

I mutamenti in corso

Come sempre ogni 5 anni nel sistema dell’arte il vento comincia a soffiare da qualche altra parte, in qualche altra nazione o museo e tutti avvertono l’esigenza di un cambiamento.

La scelta del postconcettuale di usare vari linguaggi nella realizzazione delle opere: disegni, oggetti, fotografie,  video, scritte e testi ha creato un po di confusione, come nel caso dell’arte di impegno politico che spesso ruba il mestiere ai giornalisti, e, porta in una galleria d’arte le tematiche sulla condizione della donna in iran, sulla guerra e sui campi di concentramento sbaglia a mio parere il canale di comunicazione.

In un periodo di multimedialità è facile nella costruzione di un messaggio sbagliare il contenuto, oppure il canale, oppure la tecnica o il linguaggio (argomento, foto, disegno, oggetto, istallazione, azione).                                                                                                                                                              I PAESAGGI DELLA MENTE dei nove artisti presenti nella mostra inuguratasi a Roma ( Via Vetulonia n.55: 14/30 Ottobre/2017, RO.MI e STUDIO.RA, 13 Giornata del Contemporaneo AMACI),  seguono la strada del linguaggio e della comunicazione. Praticano tecniche e  materiali diversi, pittura, disegno, foto, video, oggetti,  senza mischiarli e confonderli tra loro, ma sviluppandone le  possibilità interne e anziché proporre effetti speciali, o limitarsi a copiare la realtà, rivolgono la loro attenzione al prodotto e al manufatto, ma anche agli argomenti di cui parlano le immagini.

Sviluppando le possibilità comunicative dei linguaggi visivi,  molto ampliate negli ultimi anni, usano in alcuni casi le tecniche  conosciute ma anche quelle multimediali e digitali, contrapponendo il manufatto al messaggio. Il risultato è un prodotto e non un atteggiamento o un comportamento.

Rocco Salvia 

L’Arte della crisi e i cambiamenti del 2018
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