L’ARTE DELLA GENERAZIONE Z

L’ARTE DELLA GENERAZIONE Z

Immediatezza come caratteristica principale delle informazioni. Di questo necessita voracemente la criticata generazione Z ovvero i nati a cavallo del nuovo millennio, tra il 1995 e il 2013.

Facebook sostituisce le piazze, i bar. WhatsApp la nuova posta.

Amazon il nuovo mercato.

Youtube ed instagram sono i nuovi Salon, le nuove gallerie.

Le views, ilikes e dislikes, sono i nuovi spettatori e critici.

Tutte queste novità hanno in comune l’immediata usabilità.
Dev’essere facile e dunque rapido poter esprimere un parere, una forma d’arte, un messaggio o acquistare qualcosa.

L’utente medio è l’uomo giovane appagato dalla semplicità degli studiati gesti digitali come inviare istantaneamente messaggi a distanza, fare foto e acquisti immediati, tutto ciò con una sola mano ed un unico strumento: lo smartphone.

Smart che letteralmente significa intelligente ma che in un’accezione più ampia vuol dire a portata di mano, qualcosa che contiene tutto e subito.

L’arte inizia a diventare veramente smart con l’avvento dell’impressionismo.

Famosi per dipingere rapidamente le loro impressioni en plein air, gli impressionisti necessitavano dunque di un’attrezzatura leggera e di immediato utilizzo, come cavalletti portatili, colori in tubetto e tele più piccole.

Dal 1888 anche la macchina fotografica diventa portatile.

Dunque qual è la concezione di opera d’arte per la generazione Z?

L’opera d’arte realizzata impiegando meno energie possibili ma di immediata chiarezza, d’impatto.

È un’arte realizzabile da tutti ed è proprio a causa della forte concorrenza che l’artista (chiunque) viene spinto a cercare sempre qualcosa di nuovo. L’arte alla pari della concezione di moda, immediata, veloce, obbliga l’artista a starle dietro.

Tecnicamente parlando, l’arte della generazione Z è esclusivamente digitale.

Tutto ciò che non viene realizzato con i comuni dispositivi elettronici, viene rigorosamente digitalizzato per il fine principale di pubblicazione.

Un dipinto non rimane mai e solamente tela e colore, diventa obbligatoriamente fotografia a pixel (facoltativamente anche elemento vettoriale).

Questo perché l’opera d’arte, in un periodo di così tanta simultaneità artistica, se non pubblicizzata sul web, va a morire.

Se questa nuova forma di arte travolgente e aggressiva, specchio del nuovo millennio, continua a crescere e ad evolversi in miliardi di sfaccettature, influenzando con potenza la cultura mondiale, è grazie agli studi di comunicazione visiva, sempre più all’avanguardia, tipici dell’alta formazione artistica.

È perciò fondamentale istituire sempre più luoghi di confronto con professionisti, quali sono le accademie di belle arti, ove giovani artisti imparano il rispetto per l’arte contemporanea, studiandola e traendone spunti per creare qualcosa man mano sempre più comunicativo.

Giada G. Trudu, studentessa Accademia di Belle Arti di Urbino

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