L’arte dell’egotismo contemporaneo.

La maggioranza delle attuali attività culturali, sanno molto fortemente di eccesso sfrenato di egotismo.

Ogni artista, curatore, storico dell’arte, architetto, organizzatore di eventi, collezionista, immagina che sia esso stesso più importante delle opere che realizza, delle mostre che cura, delle ricerche e dei testi che produce, degli eventi che realizza.

Per questi insignificanti personaggi è importante per il mondo sapere che egli ha fatto, ha detto, ha scritto, ha comprato, ha partecipato perché lo hanno invitato e voluto ed acclamato.

Questa iper valutazione di sé stesso e delle proprie prerogative è enfatizzato ancor più, nella nostra epoca da un eccesso di “selfie”.

Difatti, invece di mostrare ciò che hanno realizzato, prodotto, scritto, organizzato etc, essi mettono in bella mostra loro stessi, la loro vita, le loro intime vicende, come fossero le uniche ad avere significato.
Un po’ egotisti lo siamo tutti, è salutare, ma rinunciare alle novità della vita, alla conoscenza, all’apprendimento, è patologico.
Costoro si pongono nella posizione di chi sa tutto, di chi si considera arrivato.

In questo senso hanno trovato una loro realizzazione, un loro posto nel mondo, ma mancano assolutamente di vitalità, di spontaneità, della curiosità di conoscere in quanto, appunto, sanno già tutto.

Non provano emozioni, sono freddi, controllati ed hanno una considerazione sempre uguale, dunque statica, di loro stessi, insignificanti, appunto, senza alcuna empatia con nessuno.

Finiscono, insomma per auto apprezzarsi, auto valorizzarsi, auto promuoversi e così via.
Alla fine tutto ciò che propongono è fine a loro stessi diviene anch’esso insignificante, privo di contenuti ed estremamente dannoso per la collettività a cui si rivolge.

 

Guido Cabib

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