“L’arte è diventata una impresa criminale?”

“Les Echos è un giornale economico, il corrispettivo in Francia de “Il Sole 24 Ore” in Italia.
La cosa interessante a mio giudizio è che Heem e Hotte si occupano in generale di lotta al riciclaggio di denaro sporco.
Non è gente che si occupa d’arte,a mio parere è come se fossero caduti in maniera incidentale sull’arte.
Chi sa cosa ne penserebbe Van gogh?
Ahahah, è morto di fame e ora i suoi quadri li comprano i trafficanti di droga per chiudere gli affari…
Sante Egadi
A seguire la  traduzione del pezzo che ci ha segnalato l’artista Sante Egadi, niente di nuovo per chi come me racconta ciò da venti anni, il link per leggere il testo in originale in francese. 

“L’arte è diventata una impresa criminale?”

Gli “addetti ai lavori”sono oramai propensi nel pensare, che in tempi di stantia crisi economica come questi, il drammatico e totalmente fuori controllo aumento dei prezzi delle opere d’arte, sia ovviamente alimentato dal riciclaggio di denaro sporco.

Il tutto passerebbe per le discutibili pratiche dell’anonimato d’asta.

La questione è stata finalmente affrontata da un quotidiano Statunitense, “Usa Today”, che ha posto l’imbarazzante domanda:

“L’arte è diventata una impresa criminale?”

Facendo notare che nessuno è in grado di spiegare lucidamente, a partire dalle scienze economiche e di mercato, le creazioni di valore astronomiche che si riscontrano nel mercato dell’arte.
Certo, le grandi fortune dalla Rivoluzione industriale in poi si sono moltiplicate, e l’arte è diventata progressivamente un simbolo di appartenenza ad un circolo chiuso di operatori, non si sa bene della cultura o della finanza.

Ma questo basta a giustificare tali voli pindarici di quotazione?

La fiscalista Virginie Heem e l’esperto David G. Hotte hanno le idee chiare al riguardo:

“Il commercio delle opere d’arte è il meno controllabile di tutti. L’identificazione degli oggetti è particolarmente delicato; il valore di un oggetto è spesso soggettivo, difficile da determinare.

Le somme in gioco sono notevoli.

Le operazioni di riciclaggio e frode fiscale sono frequenti e possono portare a un improvviso e talvolta inspiegabile, irrazionale ed irragionevole prezzo di mercato”, affremano nel loro libro“La lotta contro il riciclaggio di denaro “.
Scarsamente regolamentato, liquido, discreto, con i suoi porti franchi che riparano dalle tasse, il mercato dell’arte è la calamita per truffatori di tutti i calibri.

Secondo “L’Associazione per la Ricerca sui crimini contro l’arte” , si stima che produrrebbe 6 miliardi di dollari l’anno al sindacato del crimine: fiorente quanto il mercato della droga.

Operazioni di milioni di dollari possono essere tenute in segreto, tra controparti anonime o virtuali, tramite Internet.

Il 30 aprile, il giudice di New York, Jesse Furman, ha imposto una multa di 6,4 milioni di dollari al mercante d’arte Helly Nahmad, e lo ha spedito in prigione per un anno.

Non c’è dubbio che Jesse Furman abbia voluto dare un esempio.

Helly Nahmad appartiene ad una delle famiglie più potenti nel mondo dell’arte. Possiede una collezione di 4.500 opere dal valore stimato di 3 miliardi di dollari, in gran parte custodite nel porto franco di Ginevra.

Accusato di riciclaggio di denaro in collegamento con la criminalità organizzata, per un centinaio di milioni di dollari, ha affermato di aver accettato una scommessa “tra amici”: mafia russa, sport, stelle del cinema , i banchieri di Wall Street …

Dozzine di noti collezionisti e galleristi sono volate in soccorso dell’accusato in un clima  surreale,  Marc Glimcher, presidente della Pace Gallery, ha scritto al tribunale:

“Questo è il più onesto e più affidabile operatore con il quale ho avuto il privilegio di lavorare.
Nel maggio 2013, una cassa proveniente da Londra, che avrebbe dovuto contenere un quadro da 100 dollari, in realtà nascondeva un Basquiat, “Hannibal”, del valore di  8 milioni di dollari,  intercettato al Kennedy International Airport. Nell’affare è coinvolto Edemar Cid Ferreira, ex banchiere brasiliano che ha riciclato miliardi di dollari con l’acquisto di una collezione di 12.000 opere.

“Hannibal” è arrivato in questa maniera al magazzino dove le autorità federali avevano già accumulato Matisse, Warhol, Rothko, Hirst …
Il riciclaggio del denaro sporco attraverso l’arte ha diverse tecniche.

La falsa fattura naturalmente è un classico.

Il “New York Times” ha riferito una conversazione telefonica durante la quale Helly Nahmad, poi sotto inchiesta dell’FBI, suggerisce ad un cliente di trasferire 150.000 dollari sul conto di suo padre commerciante.

“A volte, una banca ha bisogno di una giustificazione per un trasferimento. Si può sempre dire che hai comprato un dipinto … “

Poi c’è anche la falsa asta.

Un trafficante mette all’asta un’opera e i suoi clienti la comprano. La vendita termina e lui riceve un assegno pulito a nome Christie’s, Sotheby’s, etc. Il suo complice gli restituisce il quadro e in cambio ottiene la “merce”.

Un’altra pratica è tipica degli affari di corruzione:

 “Per vincere il contratto di un gasdotto, ho bisogno del sostegno di un parlamentare.

Quanto vuole?

Un milione?

Questa è una cosa delicata, va trattata sotto banco.

Conviene  fornire  un dipinto – vero o falso, non importa – lui lo mette all’asta, e una rete di complici farà l’offerta fino all’importo concordato.”, questo racconta un professionista.

Racconta un altro anonimo:

“Grandi case d’asta accettano offerte per telefono o per ordine, per lotti di oltre un milione di euro, a patto di lasciare un assegno in deposito.

Il trafficante ottiene questo da una banca compiacente, senza acquistare l’opera si vedrà confermare il valore dell’ assegno da un istituto di credito riconosciuto, in cambio del suo deposito. 

E’ anche possibile riciclare e speculare alla follia: per raggiungere uno degli obietivi dinanzi esposti, si comprano non uno, ma 5 Warhol, il prezzo dell’opera a questo punto dipenderà dal valore della tangente o della merce illecita (ad esempio droga) quindi i complici rilanceranno numerose volte facendo volare alle stelle il valore del quadro.

A questo punto i criminali avranno riciclato i soldi sporchi ed in più avranno visto lievitare le quotazioni degli altri 4 Warhol in loro possesso.”

Le case d’asta su questi argomenti sono reticenti.
Le due multinazionali Christie’s et Sotheby’s affermano di adottare tutte le misure di contrasto al riciclaggio del denaro sporco, tanto che la seconda è quotata in borsa.

In Francia vi è un’autorità che dovrebbe vigilare su queste problematiche, si chiama Conseil des ventes volontaires (CVV).

A capo di questa organizzazione vi è una donna:

Catherine Chadelat, la quale lamenta di ricevere poche denunce, circa una decina ogni anno.

Fa riflettere la violenza con la quale Jean-Pierre Osenat, presidente del Symev, l’associazione delle case d’asta, ha risposto a Catherine Chadelat, quando quest’ultima si è permessa, attraverso una lettera aperta pubblicata su “ Le Figaro”, di ricordare agli operatori del settore i loro obblighi di trasparenza.

“Che bisogno c’è di creare una polemica infondata e sterile ? […] L’obiettivo dell’organo di vigilanza sulle vendite è divenuto così vano che ha bisogno di inventare notizie ?”

Nel 2012 lo stesso Osenat affermò che “anche una minima ombra sull’immagine di un banditore finisce per riflettersi sull’intero settore”, in riferimento a Claude Aguttes, stella del martello e presidente della casa d’aste Drouot, poi sospeso per due mesi dal CVV “per non aver vigilato sulla provenienza di un quadro e sull’identità del suo proprietario.

Oggi i governi di tutto il mondo stanno adottando misure per lottare contro il riciclaggio di denaro che utilizzano l’arte come strumento.

Ma le normative variano da paese a paese, le indagini sono difficili da coordinare a livello internazionale.

Nel febbraio 2013, la Commissione europea ha approvato una legge che obbliga i galleristi alla segnalazione di ogni acquisto che superi 7.500 euro in contanti nonché delle transazioni sospette.

Gli Stati Uniti richiedono di segnalare qualsiasi transazione in contanti superiore a 10.000 dollari.

Ovunque il riciclaggio è punibile con la reclusione.

In Cina, secondo mercato dell’arte dopo gli Stati Uniti, regna il buio, la più grande casa d’aste, Poly,  ben lontana dal dare il buon esempio, rifiuta una maggiore trasparenza.

«Laggiù, non vi è alcun limite al pagamento in contanti. Dal 30-50% delle vendite d’arte sono legate al riciclaggio di denaro”, osserva un banditore.

Questo potrebbe spiegare come mai l’ antiquariato cinese e le opere di artisti cinesi contemporanei volino a stime di mercato sempre maggiori, ed anche come mai le recenti vendite di arte moderna e contemporanea a New York dipendano per un terzo dagli acquisti da parte dei clienti asiatici, soprattutto cinesi.

 

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