L’arte è l’ emancipazione del racconto.

Ho dedicato la vita all’arte figurativa.

Ho cominciato all’età di 9 anni ed oggi ne conto 71.

L’amico Peppe Della Volpe ha voluto coinvolgermi in una riflessione su cosa sia l ’arte oggi.

Lo ringrazio per il pensiero.

Avrei potuto rispondere: indifferenza. Incapacità di analisi. Mancanza di spirito critico.

Assuefazione alle continue minchiate.

Indottrinamento del nulla.

Invece voglio fare un ragionamento.

L’arte è l’ emancipazione della capacità del racconto.

Il racconto è la prerogativa che appartiene solo agli uomini ed alle donne, l’unica specie anche in grado di sognare.

Sognare e potere raccontare, sia i sogni che le esperienze, ci ha permesso l’evoluzione.

Nel passato l’arte ha goduto di continua evoluzione, e tassello dopo tassello, ha costruito quella che chiamiamo cultura.

A noi interessa soffermarci sull’aspetto dell’arte figurativa, cioè quella che racconta con i colori ed i segni il vissuto, la storia, le percezioni di chi racconta. Oggi più genericamente viene definita arte VISIVA, perché al contrario della musica che si rivolge all’orecchio, essa si rivolge all’occhio. Quadri e sculture.

Le due dimensioni e le tre dimensioni interessate.

Visto questo enorme retaggio culturale acquisito, viene da chiedersi cosa è l’arte visiva oggi? (E non solo oggi.)

Per me personalmente, l’arte, attraverso l’occhio, deve scavare nelle ferite dell’anima e nel contempo deve lenirle ed accarezzarle.

Se non ci riesce non è arte.

E’ un semplice prodotto artigianale, una cosa.

Chi racconta deve nutrire il supporto che tratta, delle sue pagine di storia personale.

Del suo diario scritto con segni e colori.

Dei suoi dolori.

Dei suoi desideri.

Delle sue aspirazioni.

Deve farlo per se stesso, per lenire le sue ferite.

Senza superficialità.

Senza il desiderio che chi guarda possa dare una valutazione economica (penso al grande artista austriaco Egon Schiele).

VI PRESENTO L’ARTE MODERNA

Oggi l’arte visiva è una MISTIFICAZIONE commerciale che ha accumulato migliaia di oggetti strani che molte persone tengono nei caveau.

Tutto è diventato affare economico.

Noi siamo lo specchio dell’attuale società inconcludente e presuntuosa. Sono cambiati gli strumenti, ma nel contempo è passata l’idea che tutto è arte e tutti possono fare arte.

Come i posteggiatori abusivi che chiamano tutti Dottori, avvocati ed ingegneri, per blandirli, adularli ed ottenere la mancia più consistente. A tanti piace compiacersi di farsi titolare dal posteggiatore.

Tutti OGGI si appellano artisti, maestri, curatori, mercanti, critici e si compiacciono di farsi appellare così anche dagli altri, per trarne un beneficio consolatorio.

Nessuno capisce più che un curatore, un critico, un giornalista, non aggiunge nulla di più e nulla di meno all’opera del pittore o dello scultore con le parole.

Migliaia di parole roboanti, colte, accattivanti, non possono cambiare di nulla la percezione che chi guarda ha di un manufatto di arte visiva. Le emozioni che essa possa scatenare in chi guarda.

Non è con la raccomandazione di nessuno che un’opera d’arte assurge a prodotto universale e finisce in un museo qualificato.

Anche se ci riuscisse oggi, ne uscirebbe domani.

Un esempio pratico: stasera RAI uno metterà in onda la vita di Leonardo Da Vinci.

Credo che sarà seguita da milioni di persone, non solo perché Leonardo era un artista del suo tempo, ma al contrario, perché rimane un artista di tutti i tempi.

Un esempio a specchio potrebbe essere l’idea di una persona , un sedicente artista, che osservando un cartone per strada, calpestato da un’auto in corsa, ne ottiene un prodotto da commercializzare.

Si vanta nella sua autobiografia che il cartone non costa nulla, basta raccoglierlo, fare piccoli interventi di macchie e graffi, incorniciarlo, trovare il giusto commerciante ed il cartone da scarto diventa opera d’arte che può essere venduto, con le giuste parole ai giusti coglioni, per 15/20 mila euro.

Signori, non buttate più i cartoni della pizza.

Usateli, macchiateli, graffiateli e poi potranno finire in un museo.

L’unica differenza che L’artista dei cartoni ha trovato uno sponsor, ha prodotto cataloghi, ha reso complici critici e mercanti.

Quelli che vi ripetono: E’ PUBBLICATO.

Voi potrete spacciarlo per grande prodotto, tanto non ci capisce nessuno niente.

Recita un antico detto: se devi fare una minchiata falla grande.

Oggi l’arte è merda, urina, mucche sventrate, tele tagliate.

Tutto deve essere eclatante.

Tutto deve stupire, tutto deve essere gigante.

Tutto deve essere il nulla esagerato, ma grande.

Cosi la società mondiale, racchiusa tutta nella stessa rete, si esalta con le macchie di colore, i murales , le performance.

Volete la prova di cosa sia una tela tagliata?

Ponete la tela davanti ad un ragazzino di 9/10 anni e domandate: secondo te cosa è questa?

State certi che la risposta sarà: una tela tagliata.

Vi hanno detto che una tela tagliata è il pensiero di superare la tela, di andare oltre lo spazio.

Hanno inventato lo spazialismo.

Vi hanno raccontato che l’autore è rimasto per 4/5 ore davanti alla tela in travaglio, prima di tagliarla, in una catarsi di pensieri, ispirazioni, concetti.

Di recente il premio Cairo, (un premio d’arte di quel signore della 7, molto colto, molto ricco, molto intraprendente.  Quello che si spaccia per collezionista d’arte), ha premiato un ARTISTA il quale ha partecipato con un cassetto in legno.

Un vecchio cassetto in legno al quale aveva tolto la maniglia e lo aveva posto in piedi dalla parte dell’apertura.

L’ho postato su fb dicendo che un qualsiasi falegname con 100/150 eurini avrebbe fatto lo stesso prodotto e che era coglione chi pagava 5 mila euro un’opera come questa.

Non vi dico le reazioni della gente colta.

Il titolo?

Cassetto in piedi.

Perché l’autore pensava che nessuno poteva arrivare a capirlo, meglio mettere il titolo.

Questa oggi è l’arte moderna cioè: indifferenza.

Incapacità di analisi.

Mancanza di spirito critico.

Assuefazione alle continue minchiate.

Indottrinamento del nulla.

Quello che vi dicevo all’apertura del mio ragionare.

Ragusa 23 marzo 2021,  Rodolfo La Torre

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