L’arte è neuroscienza

L’arte è neuroscienza

Con la modernità, attraverso i linguaggi e le tecniche tradizionali, l’artista smette d’interessarsi alla padronanza tecnica per rappresentare la realtà.
Nel secolo scorso l’artista visivo classico (il pittore o lo scultore), non si considera più un lavoro manuale, si autorappresenta socialmente come un poeta, che si muove nell’ambito di una realtà sua, intima e individuale.
Questo nuovo ruolo dell’artista collettivamente dopo una gestazione di quattro secoli e si rappresenta nella prima volta nella storia con il “non finito” Michelangiolesco.

“Nel secolo scorso l’artista visivo classico (il pittore o lo scultore), non si considera più un lavoro manuale, si autorappresenta socialmente come un poeta, che si muove nell’ambito di una realtà sua, intima e individuale. Questo nuovo ruolo dell’artista collettivamente dopo una gestazione di quattro secoli e si rappresenta nella prima volta nella storia con il “non finito” Michelangiolesco.”

Gli espressionisti nel nome di questa mutata consapevolezza sul ruolo dell’arte e dell’artista, fecero della loro arte lo specchio della mente conscia o inconscia dell’artista.
Matura nei primi anni del 900 a Berlino, anche la scienza della Gestalt che eleva a scientifica la percezione dei linguaggi dell’arte, si sviluppano i fondamenti della percezione artistica contemporanea, si determina la consapevolezza che ciò che non si riesce a classificare non lo si può percepire e si relazionano i linguaggi dell’arte alla biologia.

“Matura nei primi anni del 900 a Berlino, anche la scienza della Gestalt che eleva a scientifica la percezione dei linguaggi dell’arte, si sviluppano i fondamenti della percezione artistica contemporanea, si determina la consapevolezza che ciò che non si riesce a classificare non lo si può percepire e si relazionano i linguaggi dell’arte alla biologia.”

I linguaggi dell’arte sono segni figli dell’esperienza di vita dell’artista, segni e immagini naturalmente ambigui.
Il linguaggio dell’arte è determinato dalle associazioni che ne consegue lo spettatore, da quanto lo spettatore conosce e sa confrontarsi con esso, a questo serve l’Accademia di Belle Arti a specializzarsi non solo nel fare, ma anche nell’osservare.
Il linguaggio dell’arte è un flusso, dove in ogni segno c’è dentro un altro segno, un altro quadro e un altra scultura.
La percezione visiva va ben oltre dallo schema luminoso che colpisce la nostra retina, sono informazioni visive che si relazionano con i centri cognitivi del nostro cervello, memoria e informazione visiva si incontrano nell’attribuire senso a un segnale visivo.

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