L’arte è per tutti o non è.

Pensare che un’espressione artistica sia comprensibile solo da chi presume di avere strumenti culturali, è tipica convinzione dei frustrati che non sono mai riusciti a essere artisti come avrebbero voluto.

L’arte è per tutti o non è.

L’arte è universale o non è.

Con buona pace della rabbia dei falliti.

Approfondisco il mio pensiero.

L’arte non ha bisogno di spiegazioni?

Può essere, ma sicuramente ha bisogno di ragionamenti intorno.
Ne ha sempre avuto bisogno e si è sempre ragionato di arte.
È chiaro che una persona che non si sofferma a ragionare sull’arte e che non ha mai voluto approfondirne il codice linguistico, davanti a un segno di Mirò pensa che si tratti di uno scarabocchio.
Ma ciò non toglie che Mirò il suo percorso non l’abbia fatto solo per i professori di semiotica e per i critici dell’arte, ma l’ha fatto per tutti.
Tutti, infatti, possono approfondire la sua opera e cogliere maggiormente il senso.
Tutti, in tutte le parti del mondo.
Perché l’arte è davvero per tutti, non per gli esperti.
Occorre un po’ di fatica, per imparare a decodificare, ma tutti lo possono fare.
Perché – lo ripeterò alla nausea – l’arte è per tutti, l’arte è universale, o non è.
Quello che è davvero insopportabile è l’atteggiamento di certi critici o professori universitari che sono convinti di possedere le chiavi della comprensione dell’opera d’arte.
E di essere gli unici a doverla quindi spiegare al mondo.
Non è così, chiaramente. Per dire che per comprendere appieno l’arte non è certo sufficiente comprenderne gli aspetti razionali, ma occorre essere sensibili ed empatici.
Cosa che questi soloni che a volte leggo, non sono.
Gianluca Floris
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