L’arte residente al tempo del Corona Virus

L’ARTE AL TEMPO DEL #COVID19

Ricominciamo la settimana dal nostro splendido, affettivo, empatico, sincronico, connettivo, laboratorio di Discipline Plastiche M1.

Di cosa ragionano quest’inizio di settimana?

Ovviamente restiamo sempre nell’ambito del tema di lavoro “L’arte residente al tempo del Corona Virus”.

Ragioniamo partendo da quello che è avvenuto intorno al terribile nemico invisibile in questo fine settimana, analizzerei il tema a partire da una dichiarazione di Papa Francesco, dal momento che la Storia dell’Arte Occidentale (lo si voglia o meno) è strettamente connessa al Cristianesimo.

Il momento che stiamo vivendo è unico ed è inedito nella storia dell’umanità, come ben sapete è fatto divieto d’aggregarsi sotto qualsiasi forma, è vietato recarsi in chiesa, nessuna messa è possibile e tantomeno nessun funerale (i defunti si salutano a distanza), i matrimoni sono stati sospesi.

Il fedele in questo momento della storia non ha ambiti di ritrovo, non ci si può aggregare e accomunare nel nome della propria fede, non ci si può scambiare il segno di pace, non ci si può stringere la mano dal momento che attraverso la stretta di mano (come ben sapete) si potrebbe contrarre il virus.

La carità cristiana, la vicinanza all’altro, si sta traducendo come in tutti gli ambiti delle relazioni sociali, in lontananza, la vicinanza passa per altri canali di comunicazione, impera la parola scritta, imperano i messaggi visivi e le parole dette, il contatto fisico si respinge, si allontana, ci si ritrova costretti a vivere la propria realtà fisica e il proprio spazio in completa autonomia.

In questo momento Papa Francesco si è rivolto ai fedeli, indicando loro come andasse vissuta in autonomia anche la religione, perché l’ha fatto?

Più di un commentatore, in relazione alla chiusura dei luoghi di fede, sostiene che chiudere i luoghi di fede equivalga alla morte della fede, morte della vita e vittoria simbolica della morte sulla vita.

Papa Francesco da esperto semiotico qual’è, gli uomini di religione conoscono il valore simbolico del linguaggio, rimanda al culto tradotto in maniera individuale, indica ai fedeli la stessa strada operativa che stiamo percorrendo nel nostro laboratorio.

Noi come stiamo procedendo?

Noi ci siamo detti che in questo momento il Laboratorio è ciascuno di voi, ciascuno di voi è il suo e il nostro laboratorio, ciascuno di voi attraverso la fede linguistica dell’arte (religione forse anche più antica del cristianesimo), è chiamato a raccontare dalla sua prospettiva questo momento unico della storia dell’umanità, e Papa Francesco dice esattamente la stessa cosa al fedele, ossia che ciascun fedele è la sua chiesa e può pregare in solitudine dinanzi al proprio crocifisso, il defunto lo si può salutare difronte al crocifisso rivolgendogli delle preghiere.

Cosa vuole dire questo?

Vuole dire che il #Covid19 ci porta naturalmente a superare le intermediazioni (proprio come i social network pensateci), nel negare le intermediazioni il Covid-19 determina un rapporto diretto con l’entità divina.

Il Corona Virus nega in questo laboratorio la mia esistenza fisica e pone ciascuno di voi, in maniera diretta, dinanzi alle problematiche linguistiche e pratiche del fare arte, salta la mia intermediazione pratica, in autonomia siete chiamati a sviluppare i vostri contenuti linguistici dell’arte su una tematica comune, la stessa cosa avviene con la fede, salta l’intermediazione del papa, del sacerdote, del celebrante, viene a mancare la figura che intermedia tra il fedele e l’entità divina e il fedele è messo attraverso la sua fede in condizione di credere,  in autonomia può rivolgersi senza nessun tipo d’intermediazione e di rituale, direttamente a Dio e al Divino.

Questo consente anche la possibilità dell’auto indulgenza, il fedele può chiedere perdono direttamente a Dio in punto di morte, senza passare per un prete o parrocco, anche questo è un inedito della storia, ci si può pentire da soli, si possono rimettere i propri peccati e nessuno lo saprà mai, neanche un prete, lo saprà soltanto Dio.

Incredibile quanto e come il Covid 19 ci stia mutando attraversando gli ipogei delle nostre coscienze.

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Spiritualità e fede in questo momento, da rituale collettivo diventano testimonianza individuale, si è responsabili in maniera individuale e nucleare davanti a Dio dei propri peccati e della loro eventuale remissione.

Perché trovo questo storicamente interessante?

I più attenti frequentatori di questo laboratorio sanno come io consideri l’arte una testimonianza di fede verso le capacità dell’umano (prima che del Divino) ben più antica del Cristianesimo.

Oramai esperti, scienziati, biologi ed etologi, sono d’accordo nel leggere l’arte come una scintilla divina innata che distingue l’umano da altre specie che vivono, animano e abitano il pianeta terra.

L’evoluzione della specie è qualcosa che da sempre si accompagna all’evoluzione linguistica dell’arte.

Il laboratorio da luogo collettivo e fisico, è in questo momento individuale, frammentario, parcellizzato e facente capo direttamente a voi, nei vostri domiciliari, siete il vostro laboratorio, la vostra fede nella capacità e possibilità linguistica dell’arte siete voi, siete l’unica possibilità che avete per narrare individualmente la vostra prospettiva in relazione a cosa siamo e stiamo vivendo in questo momento.

Le restrizioni sono aumentate, diventa rischioso uscire da casa, opinionisti televisivi ipotizzano multe che passino dalle attuali 200 euro a 3000 euro, qualcuno paventa la possibilità sul modello cinese d’attivare i droni e dare la caccia a chi esula da divieti e restrizioni.

Dalla vostra prospettiva siete gli unici che possono raccontare quello che state vivendo,  si paventa l’uso di droni, di multe più salate, Barbara D’Urso invoca denunce penali e arresti per i trasgressori delle norme di limitazione, siamo ovviamente tutti rintracciabili anche attraverso i nostri cellulari, nella pratica dobbiamo restare fermi.

Limiti e restrizioni si consiglia di portarli in famiglia, tra marito e moglie, tra fratelli e sorelle, nel nome del distinguo tra portatore asintomatico e sintomatico, nessuno è in grado con certezza di dirci se il portatore asintomatico sia contagioso, ma pare che l’asintomatico sia più pericoloso di chi è sintomatico.

Il territorio operativo è indistinto e indefinito, l’unica cosa sicura è che il contatto con l’altro o altra è una trasgressione, un attentato alla vita di qualcuno che neanche conosciamo.

Cosa vi chiedo?

Una formula e modalità estetica di narrazione di tutto questo, dalla vostra prospettiva, evidenziate quello che guardate ogni giorno, sublimatelo, ragionate su come muta o non muta la vostra stanza, la vostra finestra ogni giorno, cosa cambia nei vostri percorsi guidati, cercate di mettere a fuoco tutto questo con i linguaggi dell’arte e per linguaggi dell’arte non intendo solo i classici (pittura e scultura) ma tutte le possibilità linguistiche che la contemporaneità vi offre.

Buon lavoro, a domani con i prossimi due fonogrammi e la scheda su cagliariartmagazine.it

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