L’arte residente al tempo del Corona virus

Eccoci, tutti presenti in laboratorio, era più semplice assentarsi da uno spazio fisico, come era quello del laboratorio che frequentavamo, rispetto a un’applicazione come whatsapp della quale tutti quanti siamo in possesso, e che bene o male, si è impossessata del nostro organismo, un pochino come potrebbe fare il Covid 19, il Corona virus.

Qualche riflessione sul tema di lavoro, l‘arte residente al tempo del Corona Virus:

Abbiamo attraversato un fine settimana surreale e metafisico (ma realmente fisico), con tutto chiuso eccezion fatta per gli esercizi commerciali che trattano i bene primari; focalizzerei una riflessione su come questi spazi privati e centri commerciali diventino nella loro asetticità gli unici luoghi d’aggregazione possibile, gli unici spazi che l’umano può frequentare, dove comunque non si può aggregare, perché persistono i vincoli emanati per decreto a nostra tutela (minimo un metro di distanza, mascherine e guanti), ma sono gli unici spazi dove ci si può relazionare a distanza, dove si possono vedere (senza interagire con loro) altri umani che non siano quelli che vivono con noi i nostri ambiti di domicilio.

Durante questo fine settimana è cresciuta anche la paura verso questo nemico invisibile non codificato, in un primo momento sembrava stesse girando una fake news che invitava a togliersi le scarpe  prima d’entrare a casa e lasciarle fuori casa, dal momento che sembrava che il Covid 19 si depositi anche sull’asfalto e sopravviva un tempo non ben codificato, nello stesso talk televisivo ho ascoltato la conduttrice prima etichettare questo come una fake news e poi ritrarre dinanzi un ospite che incalzando l’esperto sosteneva che non si possa negare che anche attraverso le scarpe e il virus depositato sull’asfalto, il Covid 19 si possa trasmettere.

Si tratta quindi di un nemico invisibile che anche la scienza e la medicina faticano a mettere a fuoco.

Altro aspetto sul quale vorrei invitarvi a riflettere è quello del patto generazionale, della relazione tra vecchi e giovani nel nucleo familiare, le informazioni anche in questo caso entrano in conflitto, i giovani sembrano essere autoimmuni e asintomatici, in grado di trasmettere il covid 19 agli anziani.

Il giovane è quindi un potenziale attentatore dell’anziano, un potenziale distruttore del nucleo familiare, nel nome di questo da subito sono state chiuse scuole e università.

Il conflitto generazionale diventa passando per questo dramma collettivo, connettivo e globale, un nuovo patto generazionale, si lavora tutti per il rispetto della vita dell’altro, a prescindere dall’età e dai distinguo culturali tradotti in distinguo generazionali.


L’aspetto simbolico che meriterebbe un approfondimento, dal momento che questo laboratorio sull’arte residente al tempo del Covid 19, lo stiamo facendo nell’unica area metropolitana Europea priva d’Accademia di Belle Arti, con il tasso d’emigrazione giovanile e dispersione scolastica più alto d’Europa, è quello del patto generazionale nel nucleo familiare, interessante da mettere a fuoco, con tutte le mutazioni relazionali e sociali in corso.

Lo scontro generazionale c’è sempre stato (culture clash), lo scontro tra padri e figli, tra nonni e padri, tra nonni è nipoti, è qualcosa che c’è sempre stato, le culture mutano, ma nel patto generazionale il nonno si sente responsabile del padre e lo monitora, nella stessa misura il padre monitora i figli.

Cosa sta mutando questo virus?

Sembra essere in questo momento il figlio, il ragazzo, l’adolescente, a doversi occupare della propria famiglia e dei propri nonni.

A quanto ci raccontano i mezzi di comunicazione di massa, anche se sembra tutto rivedibile e reversibile, nel nome del fatto che si sta analizzando qualcosa che non era mai comparso nella storia dell’umano, i giovani sembrano essere autoimmuni e/o asintomatici.

Questo cosa comporta?

Comporta che viene richiesto al giovane di assumersi una responsabilità, viene richiesta un’assunzione di responsabilità preventiva nei confronti del suo gruppo/nucleo familiare.

I ragazzi diventano responsabili della sanità del nucleo familiare, devono quindi curarsi di muoversi come fossero degli anziani per tutelarli e difenderli.

L’aspetto importante su cui vorrei fare riflettere e quello delle reti economiche generazionali connesse a tutto questo.

La realtà di Cagliari è nei numeri impressionante per dispersione scolastica ed emigrazione giovanile, altissimo è il tasso di disoccupazione e povertà diffusa, in questo contesto l’assunzione giovanile di responsabilità ha un futuro non nitido dal punto di vista economico, sappiamo bene quali sono le difficoltà giovanili nel trovare lavoro e occupazione consona al proprio percorso di studio, questo per non parlare del precariato dilagante e altre criticità.

Il rapporto vecchi-giovani si capovolge e presenta tratti di dissonanza, i giovani sono responsabili della sanità della famiglia, ma questa assunzione di responsabilità non sembra potere mutare prospetti economici, sociali e culturali futuri di una generazione che sembra nata precaria ma che deve essere solida e che in questo momento diventa il pilastro  su cui si fonda il nucleo familiare.


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