L’arte residente al tempo del #Coronavirus

La nostra routinaria attività di laboratorio procede, pur trattandosi di un laboratorio frammentato, parcellizzato e individualizzato.

Nel nostro laboratorio di Discipline Plastiche l’applicazione (whatsapp per i fonogrammi e Cagliariartmagazine per le schede didattiche annesse) si connette alla vostra applicazione, dal momento che ora siete voi il vostro laboratorio, voi siete il laboratorio, a voi la necessità di farne elemento connettivo e collettivo attraverso l’applicazione e le applicazioni.

Su cosa riflettiamo oggi?

Il Corona Virus applicato al tema di lavoro annuale dell’arte residente, offre molti spunti d’analisi, partiamo da come sta mutando l’estetica in relazione alla vicinanza e alle norme che stanno regolando i nostri comportamenti quotidiani.

Non si capisce bene come si muova il Covid 19, ma sembra non essere nell’aria, arriva tramite un contatto salivare e più in generale tramite contatto, per evitare contatti sono sospese tutte le attività aggregative, cosa vuole dire questo?

Vuole dire palestre, barbieri, parrucchieri, centri estetici, tatuatori…, insomma tutte le attività legate all’estetica dell’apparire e al suo culto, sono soppresse, l’estetica individuale non è un bene di prima necessità.

Cosa materializzerà tutto questo?

Un abbellimento o un abbrutimento dell’umano nel suo apparire?

Di certo in questo momento si è più trasandati, chi riesce a curare la sua immagine lo fa dal proprio domicilio, dal proprio spazio dove può continuare a presentare la propria immagine su tutto.

L’immagine in questo momento storico, e quando tutto questo sarà superato, sarà ancora estetica predominante rispetto l’etica?

Possibile che dopo tutto questo, si coltivi un rapporto con la propria immagine più moderato, meno appariscente, meno basato sull’apparire, sull’apparenza e la seduzione estetica priva di altri contenuti?

Quello che è certo è che prima del Covid 19, influencer e star del web dovevano la propria popolarità all’apparire e all’apparenza, alla fotogenia, alla videogenia, immagini fotogeniche non proprio igieniche nella loro linearità cognitiva, non proprio igienici nei contenuti culturali di cui erano media e diffusori virali.

Ora?

Ora queste star del web si preoccupano per noi e per voi e c’invitano a restare a casa, stanno mutando il loro modo d’apparire estetico.

Perché?

Perché questo sta avvenendo? Perché tutti stanno comprendendo la tragedia in corso legata alla pandemia o perché questo virus collettivo e connettivo è per certi “influencer” un un nuovo flusso di hashtag da cavalcare per sciacallaggio dell’imposizione del sé e della propria immagine sugli altri?


Senza uomini di scienza e di ricerca come Alan Turing, noi non potremmo nello spazio etereo delle applicazioni digitali procedere con la nostra routinaria attività di ricerca laboratoriale, senza le applicazioni digitali che c’interconnettono non potremmo ragionare su traiettorie comuni a distanza.

Riusciamo a comunicare a distanza di sicurezza, e ragioniamo sugli influencer e sulla loro capacità di trainare e d’indirizzare comportamenti, l’hashtag #iorestoacasa è giusto, sacro e legittimo visto il momento, ma sappiamo anche bene come gli sciami del web si muovano in maniera dogmatica e integralista, il web ci rende tutti un poco rigidi e arroccati nelle proprie identità rispetto qualsiasi cosa le voglia mettere in discussione.

Capita anche che qualcuno venga insultato da dietro una tastiera o uno smartphone qualora esca da casa, anche se si esce per lavoro, autorizzati, con tutte le norme di sicurezza rispettate nel nome del decreto ministeriale, come in altri momenti storici c’è la gogna pubblica, anche per chi non fa nulla di male e adempie agli obblighi del ministero,

Il lavoratore che per quanto può alimenta l’economia locale tutelando gli altri in attesa che la pandemia termini, chi esce con i cani, chi fa jogging, chi esce a comprare le sigarette, rischia di venire fotografato e d’essere etichettato come l’idiota di turno che pone a rischio la salute collettiva, facendo il pieno d’insulti on line gratuiti, insomma nel silenzio dei social c’è molto rumore, nonostante i paesaggi urbani surreali e metafisici che attraversiamo nei nostri brevissimi spostamenti quotidiani, scenari che ricordano i paesaggi metafisici di De Chirico, con suoni e rumori come la municipale che ci ricorda le norme da osservare a cui nessuno può sottrarsi.

Norme che sembra, paradossalmente, ignorino proprio i demonizzatoti del web, che paiono desiderosi d’individuare corpi fisici da consegnare alla gogna dei social, sembrano desiderare associare un corpo fisico al corona virus che è etereo, questa è la diacronia e la dissonanza del tema di lavoro.

Da un lato questo virus non ha un corpo fisico, dall’altro sembra ci sia la volontà di certi sciami di rete, d’associare al virus un corpo fisico, cosa che non è.

Buon lavoro e messa a sistema laboratoriale di questi spunti di ricerca, una cosa che il Covid 19 ci sta insegnando è che nessuno è esente da qualsiasi tipo di responsabilità in qualsiasi tipo di sistema e società civile, tutto ciò che fate individualmente riguarda anche l’altro, questo sono i linguaggi dell’arte, buon lavoro.

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