L’Arte residente al tempo del #Covid 19

L’ARTE RESIDENTE AL TEMPO DEL #COVID 19 

Primo fonogramma di oggi, Venerdì 3 Aprile 2020, la tematica di laboratorio annuale è sempre “L’arte residente al tempo del Covid 19”, stiamo cominciando a entrare nella dimensione del laboratorio didattico tematico a distanza e cominciano ad arrivare i primi elaborati, ieri è arrivato un elaborato da una classe seconda via Instagram, vi ripeto gli elaborati potete farmeli visionare via Instagram, via whatsapp, via Facebook o via e-mail a mimmodicaterino@cagliariartmagazine.

Mi raccomando usare con moderazione il mio contatto e soltanto in caso d’elaborato da visionare, dal momento che questa didattica a distanza mi sta fiaccando e indebolendo, ho computer e cellulari roventi.

Detto ciò: il primo elaborato in allegato è una proposta progettuale di lavoro, chi ha proposto questo lavoro, questa visione, ha affrontato la tematica di lavoro che stiamo accompagnando all’hashatg #iononmiarresto, hashtag nel nome del quale stiamo raccogliendo una serie di contributi di addetti ai lavori dell’arte contemporanea, che ci narrano come stanno affrontando il Covid 19 e come pensano che stiano cambiando i linguaggi dell’arte contemporanea dopo questa esperienza collettiva e connettiva mai vista nella storia dell’umanità.

La studentessa di seconda in questione, per focalizzare il tema di lavoro ha dipinto l’hashtag sul muro della sua stanza di lavoro, sul suo muro di casa, proprio come se fosse il suo laboratorio, quindi interpretando alla lettera quello che ci siamo detti nelle schede precedenti: il laboratorio in questo momento è frammentato ed è a casa vostra, siete voi a determinare il vostro laboratorio, così come nel vostro laboratorio a tre dimensioni facevate anche interventi ambientali, che nell’interesse di tutti ci ricordavano e monitoravano sul tema di lavoro, questo è il motivo per cui questa giovane creativa si è appuntata il tema di lavoro nel luogo dove abita e dal quale è impossibilitata a spostarsi, in questa maniera ha la tematica di lavoro sempre presente, intorno alla tematica in questa modalità può mettere a fuoco ragionamenti che si sviluppano intorno a lei o che le arrivino dall’esterno (mentre ascolta qualcosa o legge qualcosa) e può con facilità connetterlo alla problematica di lavoro, ossia a come i linguaggi dell’arte contemporanea stiano affrontando dai propri domiciliari il Covid 19.

Complimenti a questa studentessa che in maniera letterale ha portato il tema che sta affrontando ai propri domiciliari per metterlo a fuoco.

Ripeto il tema di lavoro è come debba porsi l’arte e la formazione artistica residente nel tempo del Covid 19, a partire dal tema di lavoro, la giovane creativa in questione ha saccheggiato un brand, ricampionato un brand, remixato un brand, ha preso un logo di una nota marca di skateboarding, nota marca per skaters la Santa Cruz e ha incatenato la mano urlante che caratterizza il brand soffocandone l’urlo con una mascherina, una mascherina di protezione, ha nella pratica arrestato quella mano, arrestato il dinamismo insito in quel brand.

Perché ha fatto quest’operazione?

Innanzitutto perché associa a quel brand e a tutto l’universo degli skaters il dinamismo connesso, a maggior ragione in questo momento dove è impossibilitata a praticare lo sport in questione, è impossibilitata a fare una cosa che per lei era una consuetudine, quindi è partita dal brand e l’ha remixato, come si può sviluppare questo lavoro?

Posto che è un lavoro street e che già così come è molto interessante, ma il mio lavoro è tendere al rialzo per farvi tirare fuori lavori di contenuto che sappiano essere anche estetici, estetizzati ed estetizzanti, quello che non mi convince è la scritta cattiva, la scritta gangsta #iononmiarresto nel lavoro, forse poteva essere più funzionale sulla mascherina in termini decorativi o proposta in una visione compositiva d’insieme in una modalità più armonica e/o bilanciata.

Interessante sarebbe partire da questa idea che è già notevole, tentando di svilupparla, un percorso possibile potrebbe essere la caratterizzazione delle mascherine e portare il concetto dell’hashtag #iononmiarresto sulla mascherina, che ne so, immaginatevi a esempio la mano del brand con una mascherina con una mano del brand con una mascherina, con una mano del brand con una mascherina quasi come fosse un riflesso di specchi o una matrioska, o uno stesso skate con il brand con la mascherina, altra possibilità potrebbe essere su questa direzione ragionare su un mondo che prima o poi tornerà a essere tridimensionale e contraffare una serie di brand che inneggiano alla libertà di movimento ma che in questo momento sono inutilizzati e inutilizzabili, anche perché la riflessione da fare sarebbe:

Dopo tutto questo, crescerà la tensione, la brama e il desiderio verso brand come quello Santa Cruz, o il post Covid 19 ci vedrà tutti pigri, intorpiditi e vincolati in movimenti che eseguivamo con consuetudine?

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Qual’è l’aspetto interessante e anche il problema maggiore di questo laboratorio che stiamo configurando come frammentato e direttamente nelle vostre case?

In questo momento un problema è evidentemente la reperibilità dei materiali, anche molti dei contributi degli artisti che ci stanno aiutando a comprendere la tematica di lavoro con l’hahstag #iononmiarresto, hanno evidenziato come pur essendo in questo momento maggiormente concentrati e introspettivi indagatori del proprio sé, della propria coscienza creativa e delle proprie possibilità di sviluppo di pensiero laterale  e trasversale, dal punto di vista pratico sia complicato se non impossibile procurarsi gli strumenti di lavoro, attrezzarsi per materializzare un proprio laboratorio domestico, fare dei propri domiciliari un frammento di laboratorio.

In realtà la questione è forse meno complicata di quello che appare, mi rivolgo ora principalmente agli studenti di quinta, dal momento che quest’anno stavano già mettendo come le Discipline Plastiche siano qualcosa oggi, che va ben oltre l’idea della scultura classica su pietra, in gesso, in terracotta…,  le Discipline Plastiche oggi sono ben oltre quello che era Accademico un tempo, nel mondo dell’arte nel secolo passato si sono consolidati concetti come ready made e installazione, quindi possiamo intendere le Discipline Plastiche in questo momento d’arresto del nostro laboratorio ai vostri domiciliari, come qualsiasi cosa viva in uno spazio a tre dimensioni, proprio come la studentessa di seconda che ha fatto vivere il tema di laboratorio nelle sue tre dimensioni riportandolo nel muro della sua stanza, quel suo angolo di quotidiano è in questo momento il suo laboratorio cognitivo, ovvio che so bene che non potete e dovete fare quest’intervento, ciascuna delle vostre famiglie ha un suo equilibrio umano, sociale e relazionale, ma l’esempio è puntuale per farvi riflettere su come gli strumenti del vostro laboratorio di Discipline Plastiche ora sono intorno a voi, niente vi vieta di pensare a sculture di carta, di fare delle maschere con materiali di riciclo, le nostre case in questo momento sono ridondanti di packaging che contenevano o contengono beni di prima necessità, c’è un accumulo di aliga (come si dice a Oxford), d’immondizia, di differenziata, dalla quale si potrebbe attingere, la contemporaneità è farcita d’artisti che hanno fatto del trash strumento e materiale plastico scultoreo.

Su traiettorie progettuali da voi definite e concordate, potreste avere un’ampia possibilità di materiali, conosco artisti come I Santini del Prete che dipingono e hanno dipinto su cartoni per pizze, riuscendo a valorizzare anche la macchia d’olio sul cartone della pizza, che anzi è stata una suggestione di partenza per impaginare la composizione, ricordo per esempio il lavoro di Giovanni Sanseverino, un mio collega d’Accademia che aveva realizzato una Scultura attaccando su una tela una metà di lattina d’olio per friggere con tanto di macchia e il quadro che in realtà era una Scultura , l’aveva titolato “olio su tela” per schernire certi pittori e chi aveva un’idea dell’arte a due dimensioni.

Quindi non fermatevi alle possibilità convenzionali ordinarie del nostro laboratorio, ampliate queste possibilità, calibrate queste possibilità ampliate in relazione a quello che state vivendo, questa dimensione clericale, ecclesiastica o se preferite altre metafore carceraria o d’arresti domiciliari, o ancora ospedaliera, come fossimo tutti malati pur non essendolo con la paura di diventarlo o d’esserlo inconsapevolmente.

Siete davanti a una quantità incredibile di suggestioni che potete cavalcare in relazione alla tematica di lavoro “L’arte residente nel tempo del Covid 19”, che sono anche suggestioni che ben si adattano ai lavori che già stavate impostando, mi viene in mente il progetto di una ragazza di quinta che stava riportando un frammento del litorale di Pula olio su tela, partendo dallo stesso frammento dipinto dalla madre tempo addietro, oggi quello stesso paesaggio non sarebbe frequentabile, dal momento che c’è il divieto di passeggiare a mare e di fare sport all’aperto, quindi quel frammento di paesaggio è oggi delimitato da nastro bianco e rosso che c’indica che quella zona non si può oltrepassare, quindi è un paesaggio vietato, non pensate a quello a cui stavate lavorando prima del Covid 19 a qualcosa di non lineare rispetto al Covid 19, in sostanza si tratta della stessa idea di arte residente che sta attraversando un nuovo territorio della storia da mettere a fuoco e consegnare alla memoria, questo è da sempre il compito etico (prima che estetico) degli artisti visivi, mettere a fuoco le incongruenze del presente con una messa a fuoco un poco più complicata e articolata del comune.

Il Laboratorio M1, cuore pulsante di tutto il Foiso Fois, vi saluta e riprenderà le trasmissioni Lunedì prossimo, buon lavoro a tutti.

Contributi videogrammatici in scheda di Ivo Murgia, Salvatore Cirillo e Mariano Chelo.

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