L’arte residente al tempo del #Covid19

L’ARTE RESIDENTE AL TEMPO DEL #COVID19

Dal laboratorio, dove si sta concependo, in una modalità diversificata, il virus linguistico dell’arte che resisterà nei millenni a venire, e contribuirà all’evoluzione del genere umano, c’incontriamo per l’ultimo giorno prima delle vacanze di Pasqua, da domani siamo in vacanza, le vacanze dureranno sei giorni, oggi è Mercoledì 8 Aprile, ci risentiremo e metaforicamente rivedremo Mercoledì 15 Aprile, fino a quel momento siamo in vacanza (a partire da oggi pomeriggio ovviamente).

Cosa ci dobbiamo dire?

Le solite cosette e traiettorie che s’intrecciano e intersecano con la macrotematica di laboratorio annuale e di ricerca che è “L’Arte residente al tempo del Covid 19”, tematica sulla quale in questo momento ragiona e s’interroga tutta l’umanità.

Su cosa vorrei ragionare?

Su come le mascherine, che fino  a poco tempo fa non utilizzava nessuno di noi, ma in questo momento siamo costretti a utilizzare tutti, stiano diventando qualcosa di trend, qualcosa alla moda, in questo momento ero in fila dall’edicolante, davanti a me c’era una giovane donna, con una mascherina, non so se fatta in casa o meno, con il simbolo di Coco Chanel.

Il discorso è intrigante, perché dal punto di vista semiotico e di ciò che evoca una mascherina, sono aperte molte discussioni, anche mediatiche nazionali, c’è chi le distingue in tre categorie:

– Egoista

– Altruista

– Intelligente

Io uso il modello altruista, ossia un fazzoletto che protegge gli altri da me, ma non mi protegge dagli altri.

L’egoista sarebbe quella che protegge dagli altri ma che consente di contaminare gli altri attraverso una valvola di respirazione.

L’intelligente è ergonomica e consente la respirazione e la chiusura totale senza valvola, ci si protegge e protegge gli altri, non ci sono valvole che consentono alle goccioline di contaminare l’altro.

Ma andando oltre queste tre tipologie, da quando abbiamo cominciato a lavorare a distanza su “L’arte residente al tempo del Covid 19”, da quando dal mio computer posto le schede di lezione quotidiana su cagliariartmagazine.it e i contributi video a distanza su Instagram, Facebook e You Tube, non c’è momento in cui non compaia nella home dei miei profili social, della pubblicità sponsorizzata per mascherine caratterizzate e caratterizzanti, mascherine dark, punk, maya, nazionaliste, evocanti di tutto e di più, ci sono ovviamente anche multinazionali di moda che si sono catapultate sul trend.

Questo fenomeno lascia intendere e ci fa comprendere, quanto in questo momento della storia dell’umano, le mascherine stiano entrando nell’immaginario collettivo e nella moda, palese da tempo come mode e stili massificati si muovano in maniera eterodiretta dai media di massa (“questo è di moda, si porta e indossa quest’anno”, “questo non è di moda, non si porta e indossa quest’anno), ragion per cui le mascherine resteranno nei nostri usi e costumi quando torneremo alla normalità, se rientreremo in una condizione di normalità, posto che quando questa avverrà, dovremo comunque adottare norme e convenzioni di distanziamento e distanza sociale passante per l’utilizzo della mascherina.

Il quesito è quindi: 

Possibile che le mascherine diventino come il grembiulino di una volta?

Possibile che la nostra caratterizzazione, di un volto che in pubblico sarà costretto  a essere offuscato e celato (un tempo il volto lo nascondeva il terrorista, il criminale, il rapinatore e quant’altro, oggi tutti stiamo nascondendo il nostro volto), dovrà passare soltanto per una mascherina?

I bambini da subito interagiscono con i volti in maniera empatica e mimetica, da subito studiano espressioni e tratti somatici per capire le azioni e le reazioni alle espressioni umane, ovviamente in una casa e in un nucleo domestico un genitore non usa h 24 le mascherine (anche se in questo momento della storia umana può accadere di tutto in qualsiasi casa), però se compariamo (facciamo l’equazione) tra un bambino prima del Covid 19 che interagiva e studiava volti in uscita con il passeggino con la mamma, e un bambino oggi che qualora uscisse per strada con la mamma, incontrerebbe soltanto volti con la mascherina, ha ovviamente meno stimoli di riconoscibilità di un volto rispetto a un altro, è una suggestione ardita lo so, ma stiamo aprendo traiettorie di ricerca e vi ricordo che nella produzione d’idee non avere alcun vincolo creativo riguardante il materiale (che deve vivere con voi ora), anche un calendario potrebbe essere uno strumento a vostra dissezione per raccontare la vostra/nostra quarantena in laboratorio.

In questo momento, io sui miei lavori, appunto il giorno di quarantena, oggi siamo a esempio al trentunesimo giorno di quarantena, il mese della quarantena ha fatto trentuno giorni, a tal proposito mi ricordo 

che una studentessa di prima D mi diceva: 

– Prof.  perché in Tv parlano di quarantena se dura quattordici giorni?

Io ho la triste sensazione che quarantena oggi voglia dire molto più di quaranta giorni, anche questa riflessione spazio temporale si può prestare a sviluppo di creatività individuale, anche un calendario in tal senso può essere uno strumento di misurazione di un tempo alterato e misurato nel nome del Covid 19, in fondo solo i giorni di quarantena e di didattica digitale paiono scandire il passaggio da una giornata all’altra.

Vi saluto, al solito sono stato molto digressivo, preparatevi al secondo fonogramma che sarà molto impegnativo e meno disimpegnato di questo, sarà molto, molto, molto tosto.

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Secondo fonogramma, ultimo prima delle vacanze di Pasqua, dopo questo fonogramma sarete in vacanza, vacanza non definitiva perché avete un tema di lavoro da sviluppare, vi ricordo che la valutazione quest’anno potrebbe essere esclusivamente on line, quindi a un certo punto dovreste mandarmi sotto qualche forma e il canale media integrato che preferite, la vostra ricerca, figlia di tutte queste riflessioni che stiamo facendo.

Vi avevo detto che il secondo fonogramma sarebbe stato tosto, e infatti sarà tostissimo, come nello stile, che ormai conoscete per consuetudine, sarà un fonogramma terribile e feroce, come il vostro bad Prof. , il Prof. più cattivo non solo del Foiso Fois, ma di tutta l’istruzione pubblica mondiale globalmente interconnessa.

Start:

L’emergenza Covid 19 sembra avere ridotti i nostri corpi a oggetto sanitario.

I nostri corpi sembrano essere solo qualcosa da esaminare e comprendere.

Paiono essere saltati i concetti di vita e di morte, l’attaccamento alla vita e la paura della morte, restano corpi malati da mantenere.

In questo momento siamo tutti concepiti come corpi malati, un personaggio come Andrea Sperelli, il protagonista de “Il piacere” di Gabriele D’Annunzio, che incarna il dandy decadente alla Oscar Wilde, sarebbe in questo momento inconcepibile per un poeta, sarebbe una rappresentazione castrata.

L’attaccamento alla vita sembra essere ora diretto da Ministri che ci danno lezione su come si stia al mondo, che ci dicono che questa non è una vera guerra, che le vere guerre le hanno conosciuto i nostri nonni, che non è guerra passare una giornata comodamente sul divano ridotti a essere una miscela di Homer Simpson e il ragioniere Fantozzi.

Quello che conta in questo momento è evitare il contagio, evitare il contagio conta più di abbracci, carezze, baci, strette di mano e del coltivare ragione e intelletto.

Tutti a casa con rigore, ordine e disciplina, in questo momento siamo tutti soldati, l’hashtag che accompagna tutto questo, tatuato nel nostro emisfero destro come nel sinistro, ci dice che andrà tutto bene, quanto manca a questo andrà tutto bene?

Questo è il problema e questo è il compito d’affrontare per le vacanze.

Questo è il tema di lavoro per le vacanze che vi sto per assegnare, non solo l’arte residente nel tempo del Covid 19, ma insegnare al vostro terribile, crudele e cattivissimo bad teacher, d’insegnare come si vive questa condizione che fa soffrire me quanto voi.

Vi chiedo quindi, ora come non mai, in forma anche di SOS, di farmi vedere e capire come i linguaggi dell’arte affrontano il Covid 19.

Dimostratemi che non siete solo una fototessera per una lezione frontale a distanza per un Prof.

Dimostratemi che in questo laboratorio c’è qualcosa di diverso dalla casa del Grande Fratello e che la didattica a distanza non è  solo un spettacolo come i programmi di Barbara D’Urso.

Mostratemi che questo laboratorio non è fotogrammi in movimento e promozione garantita.

Dimostratemi che state pensando, che state vivendo, che siete vivi, che state progettando un futuro più vostro che mio, dal momento che io sono un attempato Prof. di mezza età e molti di voi (quelli di quinta) stanno per uscire da questo Liceo e affrontare un mondo futuro più complicato di quello che ha affrontato la mia generazione, che era già più complicato di quello dei propri genitori, quello dei miei genitori era meno complicato di quello dei miei nonni, ma il vostro sarà più complicato di quello dei vostri nonni, per questo vi chiedo di farmi capire, attraverso il vostro linguaggio artistico (mica il mio), come state affrontando tutto questo proiettati verso il futuro.

Buon lavoro a voi, buon lavoro a me, buone vacanze che non saranno tali ne per voi e neanche per me, ma la cosa importante ora è:

Resistere col proprio linguaggio creativo, fede comune che ci può traghettare verso un’idea di futuro nell’immediato presente.

Buon lavoro a tutti.

Contributi video di Generoso Vella, Angelo Barile, Ivana Salis, Manu Invisible e Nicola Verlato. 

 

 

 

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