L’arte residente al tempo del #Covid19

Siamo in vacanza, ma se arrivano elaborati da discutere io rispondo.
In questo caso il progetto è di fine biennio, l’idea ha stimoli interessanti e vede una mamma curare il proprio bambino, questo già ci offre alcuni spunti di riflessione:

– le femmine in percentuale sembrano resistere e/o respingere il Covid 19 più degli uomini.

– i bambini che in un primo momento si rappresentavano come gli adolescenti tenere al Covid 19 ed esserne solo portatori asintomatici, si è scoperto che possono contrarre il virus in maniera letale.

La mamma come il bambino ha la mascherina di protezione, ma con una carezza, in un luogo che non ha coordinate (potrebbe essere un ospedale come la cameretta del bambino, ma è più probabile che la scena sia domestica, perché in un ospedale questa scena non sarebbe consentita), trasgredisce rispetto a quella norme di distanza che andrebbero conservate anche a casa propria in caso d’autoquarantena.

Il lavoro è in fase progettuale, va contornato e chiaroscurato per essere leggibile chiaramente in maniera digitale e percettivamente essere letto subito dal vivo.

Ho chiesto di adottare delle soluzioni cromatiche (anche minime) riguardo a questo punto di vista frontale (che dal punto di vista grafico ha un bell’effetto di comunicazione di contenuti) e di sviluppare percettivamente la scena da altri punti di vista, dal momento che le discipline plastiche e scultoree hanno un grande imperativo, quello di sondare la forma in relazione a uno spazio tridimensionale.

In allegato una scheda video, del secondo videoclip di Mebitek e Jele che ci raccontano la loro quarantena dalla loro prospettiva artistica e musicale.

Please follow and like us:
Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmailby feather