L’ARTE RESIDENTE AL TEMPO DEL #COVID19

L’ARTE RESIDENTE AL TEMPO DEL #COVID19

Eccoci, Lunedì mattina, vi ricordo che Mercoledì sarà l’ultimo giorno di lezione didattica interconnessa a distanza causa vacanze di Pasqua, vacanze da passare rigorosamente ai vostri domiciliari, terminate le vacanze partirà la grande cavalcata verso gli esami di stato in modalità non ancora codificata, due sono le ipotesi di modalità, ma soltanto dopo le vacanze di Pasqua conosceremo dei primi termini di rientro o meno al Liceo, anche se ieri sera la Ministra della pubblica Istruzione Azzolina, pare avere già previsto anche un possibile mese di Settembre dell’anno che verrà, impostato anche esso sulla didattica a distanza. 

Navighiamo a vista, anche se ieri sembra esserci stato un piccolo calo di diffusione del Virus.

Torniamo al tema di lavoro “L’arte residente al tempo del Covid 19”, tema di lavoro al quale in questo momento sta lavorando tutta l’umanità con tutti gli artisti in ogni dove, quindi è un tema di lavoro che vede attivi voi ma non solo, tutti in questo momento si stanno interrogando su questa problematica, al punto che ieri ho avuto anche un piccolo diverbio con qualche artista via Facebook, nel nome proprio di come diversi paesi, nazioni e comuni, stanno affrontando in questo momento storico l’idea dell’arte residente, l’idea di come vadano trattati gli artisti la dove vivono e lavorano, per certi versi stiamo vivendo la residenza d’artista più grande di tutta la storia dell’umano, nel senso che tutti gli artisti la dove vivono e lavorano in questo momento sono chiamati a interrogarsi sul senso della loro arte e del loro ruolo sociale nel luogo dove sono arrestati e domiciliati.

D’Arte si mangia e gli artisti dovunque risiedano, devono pur sopravvivere e mangiare, e questo è il nodo della questione, perché mentre in Italia, come ci siamo detti più volte, non c’è stato nessun provvedimento a sostegno dell’arte e degli artisti in questo momento storico, nel nostro paese si ragiona in termini generici di redditi di sussistenza e di cittadinanza, 600 euro agli imprenditori e ai liberi professionisti, a chi ha svolto un lavoro negli ultimi tre anni, sito dell’INPS intasato e via dicendo, quella degli artisti nella pratica è una categoria non contemplata, quella dell’artista pare essere una professione non riconosciuta, a meno che non rientri nella categoria dell’artigianato, questa cosa misteriosa per la quale un artista in Italia sembra sia, sempre e comunque, un disoccupato o un inoccupato, che forza maggiore sovente si traduce in lavoro in nero (ovviamente in questo momento bloccato) in parallelo con il fermo di tutti quei circuiti (mostre, eventi, concerti…) che espongono il lavoro dell’artista, con tutte le dinamiche che consentono all’artista in Italia per tirare a campare, con una professione che ci siamo detti pare essere non riconosciuta se non inquadrabile nell’artigianato.

Qualcuno a fronte di queste macroscopiche problematiche sostiene che gli artisti in Italia oggi possano vivacchiare di un reddito di sussistenza e di cittadinanza dichiarandosi disoccupati o inoccupati tramite regolare domanda, questo avviene in Italia, ma non siamo l’unica realtà Europea dove il problema dell’arte residente esiste, in Danimarca c’è un reddito di cittadinanza fisso per gli artisti di 2000 euro al mese con tanto di sindacato che ne tutela tariffe e prestazioni, il modello che vorrei comparare a quello Cagliaritano e Italiano è quello di Berlino, cosa succede a Berlino in questo momento?

Cosa è un’equazione matematica?

Questo sta a questo come questa cosa sta a quest’altra cosa.

Facciamo un’equazione sull’idea dell’arte residente tra Cagliari e Berlino.

A Berlino un artista residente al tempo del Covid 19 : 5000 euro trimestrali = A Cagliari un artista residente : 600 euro se è disoccupato o inoccupato.

Capite?

Questa equazione dimostra che in Italia non c’è il ruolo/lavoro dell’artista contemporaneo, se non passando dal mercato privato.

Capite quanto questa sia un problema mostruoso in uno stato che è quello dove sono nate le Accademie di Belle Arti per poi svilupparsi in tutto il mondo (in maniera virale come il Covid 19) presenti tra l’altro l’anomalia Europea che un percorso d’Alta Formazione Artistica sia un percorso non di laurea ma equipollente a una laurea?

Stesso valore legale ma retribuzioni di ricerca differente, solo in Italia c’è un organo come l’AFAM, che si occupa d’Alta Formazione Artistica e Musicale (Accademie e Conservatori) che è parallelo all’Università ha lo stesso valore legale ma non è Università, nelle altre nazioni Europee le Accademie di Belle Arti sono Università.

In Europa (Italia a parte) non c’è un  distinguo tra l’artista come ricercatore e specialista di settori di genere dei linguaggi dell’arte e altre figure professionali, a questa anomalia che a Cagliari cresce a dismisura dal momento che è l’unica realtà metropolitana Europea (e Occidentale) priva anche d’Accademia di Belle Arti, va poi aggiunto il fatto che in Italia il ruolo professionale, intellettuale e di ricerca dell’artista, sembra proprio non esistere, al punto che in questo momento non è stato fatto nulla in tal senso e nulla si farà, se questo è un contesto Italiano, dove le Accademia nascono a partire dal Rinascimento, immaginatevi quale possa essere l’idea dell’artista residente a Cagliari, questo nonostante Papa Francesco invochi per superare questo momento amore e creatività.

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Messaggio whatsapp che mi è arrivato da Berlino:

“Ciao Caro, io sono stato il primo incredulo, dal momento che ho ricevuto i 5000 euro mi è sembrato un sogno, per questo informo direttamente in tal senso, so che in Italia nessuno ci crede e in tal senso via web si nega questo e lo si fa passare per una fake news, certo i tedeschi nel loro passato recente hanno delle colpe storiche, ma nel merito della loro idea d’arte residente tanto di cappello.”

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Secondo fonogramma del giorno, su cosa c’interroghiamo dopo avere comparato realtà e galassie distanti anni luce, come quella di Cagliari rispetto a quella di Berlino, eppure sono entrambe realtà metropolitane che con i loro artisti residenti, stanno vivendo la problematica più maestosa che il genere umano interconnesso e globalizzato abbia mai affrontato: il Covid 19.

Cambia quindi affrontare una problematica così complessa anche in relazione al luogo dove si vive e lavora, immaginatevi un poco, a Berlino già sono posti in essere numerosi bandi, dove questi artisti finanziati con queste 5000 euro trimestrali, dovranno porre in essere delle mostre o eventi culturali, dove s’interrogano su come stiano mutando i loro linguaggi e le relazioni umane con i Covid 19.

A Berlino si mappa la cultura e la ricerca artistica residente e su questa s’investe, a Cagliari tutto sembra essere confinato alla nostra esercitazione didattica a distanza, processo che per i ragazzi di quinta porterà all’esame di stato mentre per gli altri a una valutazione finale.

Riprendiamo il discorso Papa Francesco, ultimamente lo cito molto, non perché il Covid 19 m’abbia reso un integralista cristiano, dal momento che io rientro nella categoria “cristiano all’occorrenza utilitaristica” nel senso che mi ricordo d’avere fede quando ne ho bisogno e mi serve qualcosa, da buon umano cresciuto negli anni settanta e ottanta nel nome dell’interesse individualistico e personale, il consumismo diffuso mi ha liberato dall’essere un cristiano militante ma le mie traiettorie di ricerca artistica di senso mi portano a interessarmi molto alla comunicazione mediatica di Papa Francesco, il quale da guida spirituale che è di tutta la comunità cristiana globale, ha fatto presente come si uscirà da tutto questo attraverso l’amore e la creatività, l’amore è un sentimento cristiano, siamo tutti dei Cristi d’aiutare, ma all’amore ha aggiunto la creatività, di fatto anche psicologici, sociologici, filosofi e psicoterapeuti stanno invitando a fare arte a casa, questo pone in conflitto ovviamente due diverse idee dell’arte, una cosa è l’arteterapia (faccio arte solo per me, per le mie sensazioni, emozioni, tormenti e desideri), altra cosa è faccio arte in maniere ragionata perché sono un professionista.

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Pausa caffè per voi, pausa autocertificazione alla municipale che mi ha fermato per me, a dopo.

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Riprendiamo, scusate l’interruzione, mi ha fermato la municipale per un controllo, la notizia è che non mi hanno multato, una o due volte a settimane spedisco dei pacchi al mio unico collezionista al mondo, un panettiere, in questo momento sto andando a spedire a lui dei miei lavori riflessione su “L’arte al tempo del Covid 19”, lavori per i quali simbolicamente mi rimborsa le spese, torniamo a noi, sempre che non mi fermino sulla strada di casa per farmi dichiarare il rientro a casa.

Cosa ci stavamo dicendo?

Ragionavamo su Papa Francesco, e su come lui abbia indicato come una via d’uscita da questa situazione sia la propria creatività, discorso interessante perché ci porta a ragionare sul processo creativo come qualcosa di spirituale insito nella spiritualità dell’umano, ma è un territorio di confine, perché dall’inizio dell’ottocento i processi del fare artistico e creativo si sono diramati, da un lato si è determinata la figura dell’artista professionista (quello che pensa, che progetta e poi determina il suo lavoro in termini ragionati di ricerca, traiettoria, tempo e spazio sociale nell’ambito del quale si opera) e dall’altro lato c’è un’idea dell’arte che si è determinata su traiettorie egualmente scientifiche ma psicoanalitiche, mi riferisco all’artererapia (lavoro per stare bene, lavoro per una mia ricerca, lavoro poco interessato agli altri ma interessato a me), questi due aspetti dell’arte in vari momenti e contesti si sono fusi e confusi, pensate a Van Gogh e a tutta la pittura espressionista che ne deriva o al Surrelismo di Breton, dove in un manifesto programmatico del 1924 si relazionavano le teorie psicoanalitiche di Freud alle teorie filosofico-sociali di Marx.

Arte come terapia e arte come professione sono percorsi che s’incrociano ma non sono la stessa cosa, qual’è la discriminante?

Il rivolgersi agli altri piuttosto che avere come unico parametro se stessi, ragionare con se stessi come unico parametro valutativo determina ovviamente un circuito chiuso di comunicazione che è più autistico che artistico, da studenti del Liceo Artistico lo sforzo da fare è quello di calibrare una comunicazione visiva da emettere verso l’altro.

Come chiudere questo secondo intervento?

Lo chiuderei mettendo a fuoco come i processi creativi oggi stiano materializzando uno scenario social dove tutti sembrano potersi ritenere degli artisti, quindi crescono in modalità esponenziale dirette live, artisti che dipingono, performance canore, gli stessi Musei d’arte moderna e contemporanea stanno chiedendo alla loro utenza, impossibilitata a visitarli, chiedono di postare nelle loro pagine social di mettere in scena la propria opera d’arte preferita, il primo è stato il Getty Museum, chiedendo di mettere in scena con tre oggetti la propria opera d’arte preferita, proprio come fosse un compito per casa:

“Scegli tre oggetti che hai in casa e metti in scena la tua opera d’arte preferita, inviaci poi la foto del tuo lavoro nella nostra pagina Instagram”.

Lo stesso lavoro lo faceva un’artista molto in voga negli anni novanta, la statunitense Cindy Sherman.

Attraverso la pagina instagram del Getty Museum (seguito a ruota da altri Musei) si è innestato un processo per il quale dovunque ci si è messi in scena a casa propria rappresentandosi come il proprio quadro preferito, questo cosa ci fa capire?

Che ha ragione Papa Francesco a dire che attraverso la creatività si può superare questo momento complicato, ma anche che il processo artistico sia qualcosa che va oltre il processo creativo, perché chi lo pone in essere fotografa il tempo presente arrivando a qualcosa d’universale nella condizione umana, fare arte è più complicato che essere creativi e necessita sempre di un progetto e una progettazione, importante questo da mettere a fuoco in particolare modo per gli studenti (che in una qualche modalità) dovranno affrontare l’esame di stato, a domani.

Buon lavoro a tutti, dal laboratorio cuore pulsante di tutto il Foiso Fois e fulcro di ricerca di tutta la condizione dell’artista contemporaneo in Europa.

 

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