L’arte residente nel tempo del corona virus

Modulo didattico laboratoriale rivolto ai miei studenti (vista l’emergenza pandemica) e con la prospettiva che abbiamo sempre avuto d’essere un laboratorio aperto sulla città e rivolto verso l’altrove, utilizzerò la piattaforma blog di Cagliari Art Magazine per approfondimenti tematici da sviluppare a casa:

Adattamento della tematica di laboratorio annuale da sviluppare in chiave individuale a casa:

L’arte residente nel tempo del corona virus.

Si prevede l’interazione attraverso Facebook e Instagram utilizzando gli hashtag #arteresidente #coronavirus #culturavirus #sculturavirus

 

Spunti di riflessione:

La tematica di laboratorio annuale #arteresidente vista l’emergenza storica muta, attraverso i linguaggi dell’arte vi si chiede di sondare il momento storico, sociale, sociologico ed economico attraverso la vostra prospettiva.

Chiaro è che il nostro amato laboratorio di Discipline Plastiche e Scultoree in questo momento non sia più un luogo fisico, ma un luogo virtuale, di concetto che resta di progetto, un luogo d’aggregazione tematica, da che era uno spazio comune, da questo momento il laboratorio diventa uno spazio individuale, il vostro spazio individuale, il tema #Arteresidente, diventa ora Arte residente nel tempo del corona virus, l’hastag attraverso il quale comunicherete la vostra attività laboratoriale saranno #arteresidente, #coronavirus (attraverso il quale potete rintracciare on line le informazioni che riguardano il corona virus, sempre che sia necessario dal momento che il tema è virale quanto lo stesso virus ed è impossibile da eludere), #Sculturavirus (perché idealmente siamo nel nostro laboratorio di Discipline Plastiche) e #culturavirus.

I progetti cui stavate lavorando vanno adattati a quanto di epocale stiamo vivendo, l’arte residente in ogni dove è costretta a operare isolata individualmente.

Intorno a questa tematica andrà costruito un percorso di connessione di contenuti trasversali.

Dal punto di vista comportamentale il corona virus sta mutando l’iconicità del dramma comune, non ci si può stringere la mano, non si può essere solidali se non a distanza, saltano matrimoni e funerali, il potere non si può rappresentare vicino al disagio ma lo rappresenta a distanza di sicurezza, siamo quindi molto distanti dalla retorica neoclassica e napoleonica dove Napoleone si avvicinava agli appestati, Napoleone oggi dovrebbe tenersi a distanza di sicurezza munito di mascherina, guanti e tuta bianca.

Il virus ha tratti pop, può colpire chiunque, Zingaretti il segretario nazionale del PD e governatore della Regione Lazio, attraverso i social network ha comunicato d’avere il corona virus, proprio come un cittadino qualunque, insomma tutti possono continuare a comperare nei supermercati beni di prima necessità e tutti possono contrarre il virus.


 

La tematica del corona virus applicato all’arte residente è una tematica comune di un laboratorio parcellizzato e individualizzato, bisogna tenere la distanza l’uno dall’altro e utilizzare mascherine, chi dovrebbe indossarle?

Teoricamente il portatore del corona virus, nella pratica però, chi non indossa la maschera viene individuato dalla coscienza comune collettiva alimentata dai massmedia come colui che potrebbe essere il portatore sano del virus.

Insomma chi e come trasmetta il virus, almeno per noi comuni utenti dell’informazione massmediatica, è un mistero, non sappiamo e non possiamo riconoscere chi è il portatore sano del virus tra di noi, questo ci allontana e accomuna, ci impone di sfiduciare chi ci sta accanto, ci porta a diffidare dei colpi di tosse, l’altro diventa un attentatore della propria salute, un generatore possibile di morte.

La maschera, che nella cultura dell’umano ha sempre avuto un valore assoluto, acquisisce un valore aggiunto, non so chi ho davanti, ma se ha la maschera di protezione è una persona responsabile, fidarsi dell’altro dovrebbe non farci diffidare da chi non indossa la mascherina, se esco senza maschera sto bene, ho misurato la mia temperatura corporea e non ho affanno, non ho sintomi che dovrebbero allertarmi, potrei essere un trasmettitore inconsapevole del virus e potrei mettere a rischio la salute dell’altro, ma se nella mia comune e nella mia comunità, nella mia rete sociale, nessuno ha contratto il corona virus, perché indossare la mascherina pur rispettando tutte le norme igieniche e di distanza? Per difendermi dall’altro che indossa la mascherina, la mascherina diventa quindi iconica, una discriminante sociale, chi non l’indossa è un irresponsabile, magari sono stato fortunato a non avere contratto il corona virus, ma potrei prenderlo quella volta che esco non rispettando limiti e convenzioni.

Nella nostra cultura occidentale e mediterranea non indossare la “maschera” era prima d’ora un valore aggiunto, chi copriva il proprio volto aveva qualcosa da nascondere, ora a non muoversi protetti si è irresponsabili, questo rimescola i concetti estetici dell’etica dell’apparire.

La maschera diventa uno strumento per attingere alla vita, nella poetica di Luigi Pirandello, bisognava evadere dalla maschera per attingere alla vita, era necessario dismetterla, il corona virus mette in discussione questo e porta a indossare la maschera per attingere alla vita.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmailby feather