L’artigianato sardo? Giusto imitarlo!

L’artigianato sardo? Giusto imitarlo!

 
Leggo come, numerosi artigiani isolani, lamentino sul loro mercato, inflitrazioni d’imitazioni importate dall’altrove; al solito nessuna connessione tra il fenomeno, e l’anomalia di una Cagliari, unica città metropolitana Europea, priva di un’Accademia di Belle Arti.
Il folk in quanto linguaggio di genere, è sempre stato copiato, pensate ai cinesi, è la ricerca in quanto linguaggio che non si può imitare, quando la ricerca termina anche l’artista è costretto a copiare se stesso e mistificare il suo mercato.
Copisti e imitatori non c’è bisogno d’andarli a individuare altrove, ci sono anche tra gli stessi artigiani isolani, che da comune in comune, si copiano vicendevolmente; falsari e mistificatori dell’anima contemporanea dell’isola, che alla luce del giorno, sbarcano il lunario clonandosi all’infinito.
Nei Licei Artistici e nelle Accademie, dal taglio fuori dal millennio, si istiga ancora al valore formativo della copia e della copia dal vero, formandosi nell’imparare a vendere una copia di Van Gogh o Picasso a parenti e amici dei parenti, per poche centinaia di euro.
Ci sono falsari internazionali di professione, che taroccano e dopano mercati, creando balle e bolle speculative ed economiche; ci sono falsi e imitazioni che nascono per “trollare” gli originali, pensate a quanti falsi Modigliani ci siano in giro (secondo me anche a Cagliari).
Ci sono false autentiche, dove addetti ai lavori, per questioni politiche dichiarano un falso originale o un originale falso.

Nell’isola e nel Cagliaritano, ci si lamenta per la purezza del prodotto artigianale locale, ma siamo seri?

Alcuni falsari (di formazione Accademica) sono diventati nel secolo scorso star, sono stati celebrati per come hanno messo a nudo il sistema dell’arte, ma qui nell’isola dove linguaggi e ricerche artistiche sono immobili nel tempo, tutto ciò appare non pervenuto.
Il nemico dell’arte e dell’artigianato locale, sarebbe l’imitatore, il Cinese, il sardo non originale che s’immette nel mercato artigianale locale; eppure imitatori e/o falsari non rubano le vecchiette che ritirano la pensione, sono tecnicamente abili e sono funzionali a sgonfiare la prosopopea del fatto in Sardegna, unico e irriproducibile.

Il nemico del creativo isolano, non è il falsario, non nell’isola dove tutti falsificano tutto, anche i programmi politici, copiandoli e incollandoli.

Il nemico del creativo isolano, è l’Accademia di Belle Arti che a Cagliari non è mai stata, è la pubblica formazione che non ha mai messo in moto linguaggi e idee dell’arte statiche e indiscusse.
Imitatori, falsari e copisti, andrebbero benedetti dagli artisti e artigiani locali, perché la loro è una critica radicale (e interessata) a una idea d’arte confinata al genere, imperante nell’isola.
Avete idea di quante volte Caravaggio abbia copiato se stesso?
L’Urlo di Munch, sapete che ha almeno quaranta versioni?
Al Munchmuseer di Oslo, ve ne sono cinque (due sono in cantina), eppur il furto destò scalpore; un tantino sconveniente parlare della altre quattro versioni?
Corot?
3000 gli originali sicuri, 10000 sono i Corot negli States, 100000 i falsi attestati.
Dalì riproduceva le sue opere giovanili, firmava tele bianche da fare eseguire ad altri.
Giorgio De Chirico retrodatava se stesso per truffare il mercato, eseguiva dei falsi De Chirico anche un membro della banda della Magliana.
Si narra che Henry Moore, non abbia mai impugnato subbia e gradina, e che i suoi lavori fossero realizzati, a partire da suoi disegni, da un bravo marmista; Vasari racconta che anche Michelangelo falsificava i classici Greci; ma qui a Cagliari, in maniera un tantino bizzarra, si pretende che l’integrazione passi per parlare il sardo e/o l’italiano, ma non per l’imitazione dei prodotti artigianali locali.
La tradizione sarda, anche quando contraffatta è autentica e va benedetta, dal turista quanto dal sardo, altrimenti stiamo affermando che l’arte non sia un linguaggio, e nel 2018, sappiamo tutti che questi è una solenne stronzata (cavolo, l’ho scritto)!
Nell’isola la metà dei manufatti sul mercato non è locale?
Serve alimentare la creatività e l’originalità?
L’Accademia di Belle Arti a Cagliari è una necessità!
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