L’artista applicato non è artigiano, non si imita!

L’artista applicato non è artigiano, non si imita!

 
Nel Cagliaritano, esiste ancora la leggenda metropolitana, che l’Accademia di Belle Arti, formi soltanto artisti puri; non è vero, sono pochissimi gli artisti puri che escono dalle Accademie, sono come gli scienziati e neanche li conoscete; c’è però quest’aura intorno alle Accademia, determinata da non so che cosa.
Se provassi a chiedervi quali sono gli artisti puri che sono passati per un’Accademia che avete conosciuto?
No, meglio ignorare la domanda, torniamo a quella che sarebbe la formazione ministeriale che passa per le Accademie, ma prima di fare questo delimitiamo il campo:
 

– L’artista puro:

immagina, progetta, disegna, configura mondi e determina prospettive.
 

– L’artista applicato:

determina l’idea e la realizza manualmente.
 
L’artista applicato e l’artista puro, sono entrambi artisti con una formazione Accademica, hanno però un potenziale e un’intelligenza differente.
 
Qualcuno scinde e distingue le due figure a partire dal termine “commerciale”; l’artista applicato sarebbe quello commerciale; l’artista puro quello che a prescindere dal suo mercato, ricerca senso.
 
L’artista applicato ha una funzione, è un investimento di mercato, progetta una sedia, un Pc, un monitor, un manifesto grafico, è funzionale a qualche cosa; l’artista puro possiede il dono della gratuità, la sua è ricerca di senso linguistico che rasenta la scienza, il suo è il territorio di confine tra la scienza e l’alchimia sintetizzata nel segno; l’opera d’arte possiede il dono della gratuità, è linguaggio che si muove anche quando il mercato lo circoscrive.
Gli artisti applicati, come gli artisti puri, esistono da sempre; una punta di una lancia preistorica cosa è se non protodesign?
La distinzione tra artista puro e artista applicato, passa per il Rinascimento (che a Cagliari non c’è mai stato); prima del Rinascimento e le nascite delle Accademie, i linguaggi dell’arte e gli artisti tutti, erano trasversali a discipline e saperi; quello che in maniera cristallina a consegnato a questo millennio Gaudì con la Sagrada Famiglia: Architetti, pittori, scultori, orafi, marmisti, fabbri, vetrai e falegnami che insieme dialogano e costruiscono cattedrali.
La borghesia, in altre parole il distinguo simbolico di mercato, ha scisso l’artista in artista puro e artista applicato, prima del Rinascimento le “Arti” erano in Europa corporazioni, mestieri che formavano alla manovalanza, il pittore era un mestiere, lo scultore era un mestiere e si veniva formati come apprendisti in bottega; ci si formava senza spostarsi dalle città dove si viveva.
Le Arti come corporazioni erano quelle intellettuali (notai, giudici, banchieri e avvocati), quelle dei mercanti e quelle degli artigiani che lavoravano con le mani; capite che conquista linguistica è stata l’Accademia di Belle Arti?
Nasce per dare agli artisti applicati la dignità dell’intellettuale e del mercante; perché è con il Rinascimento che nasce la figura del libero artista; l’artista con Raffaello per Leone X, diviene sovrintendente, scinde direttamente l’arte dalla non arte, l’artista puro dall’artista applicato; l’artista con Leonardo scrive trattati sulla pittura; gli artisti fondano le Accademie proprio per radicare, definire e consolidare il sapere artistico, facendone dibattito teorico, alimentando dialettica e didattica residente dove prima c’erano solo botteghe.

Capite quanto sia indietro Cagliari da tutto questo?

Possibile che solo a Cagliari la discussione sull’arte sia sul fatto che i prodotti artigianali isolani non sono realizzati in Sardegna?
Qual’è la meraviglia in un’idea dell’arte (e dell’artigianato) anacronistica e ferma da secoli rispetto l’altrove?
Perché mentre in Sardegna si tutelavano gli artigiani, si ignorava che altrove erano diventati artisti applicati: con la Rivoluzione Industriale, gli artigiani alla fine dell’ottocento, vengono inglobati dalla formazione Accademica e Artistica, processo che partito con l’Art Nouveau si sublima con la Bauhaus a Weimar; nel 1913 a Weimar si formavano Designer della tessitura, Architetti, Pittori, Scultori, Scenografi…; oggi quel pensiero è in tutte le Accademie, l’artista applicato può lavorare nel campo dell’ Urban Design, industrial Design, interior design, fashion designer, web designer, insomma un progettista in senso estetico, è colui che formalizza il prodotto e la sua confezione, capite che con una tale competenza è uno che lavorerà sempre e sarà sempre naturalmente al passo coi tempi?
Tutto è Design di consumo, quello del Design è un mercato per beni effimeri a cicli permanenti; tutto chiede che si rinnovino stile e linguaggio.
L’artista che sia applicato o meno, avrà sempre limiti di dissenso, perché i limiti del suo dissenso sono sempre assorbiti dall’industria e dal mercato artistico e culturale; i suoi campi d’azione si sono moltiplicati, pensate all’artista digitale o al maker, ossia a chi esercita la sua creatività in una comunità all’interno della rete, in contatto con chiunque sia favorevole a processi di condivisione e progettazione creativa dei software?
Dello Scenografo ne parliamo?
Non lavorerà mai da solo, dovrà relazionarsi ad altri creativi, agli autori, ai produttori, ai sceneggiatori, ai registi, agli attori, ai direttori della fotografia, i direttori di scena, i montatori, gli scenotecnici e i sarti; lo scenografo deve sapere disegnare con la matita e con i software, conoscere le leggi di rappresentazioni di spazi e materiali, dell’ottica e dell’acustica, conoscere le leggi anche della meccanica; muoversi trasversalmente nella specificità del Teatro, del cinema e della televisione, adesso, ditemelo seriamente, che un’Accademia di Belle Arti non è un motore creativo propulsivo per una territorio come quello di Cagliari Città Metropolitana, anzi no, non ditemelo.
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