L’Artista che rompe i neuroni!

L’Artista che rompe i neuroni!

 
Costruire un processo (o un oggetto) artistico (o anche scientifico), vuole dire trovare la forza di rompere con il sistema linguistico comune, con le rappresentazioni linguistiche dell’arte condivise da tutti, iscritte nelle Istituzioni (Licei, Accademie e Musei) e nei cervelli che le abitano.
La rottura è una conversione o mutazione dello sguardo.
L’artista che rompe, è il principale osservatore delle visioni altrui.
Quando l’artista rompe il linguaggio, sviluppa evolutivamente il linguaggio dell’arte contaminandolo, muovendosi sulla linea di confine tra scienza e mito magico.
Il bello del linguaggio artistico è tutto nel cervello.
Il cervello è l’artefatto specializzato nella comunicazione intersoggettiva, che fa capo a forme simboliche.
Il linguaggio dell’arte è produzione cerebrale di comunicazione sociale, è l’origine del linguaggio che resta distinta dagli altri linguaggi dell’umano.
Il linguaggio dell’arte è la messa in comune di condizioni emotive, i vincoli sono regole che diventano perfette nell’ambito di condizioni ambientali e culturali.
I linguaggi dell’arte hanno un’efficacia improvvisa, immediata e sconcertante, interessano emozione e ragione, mobilitano processi coscienti e incoscienti.
Il linguaggio dell’arte non è mai statico o immobile, si stratifica fino a rinnovarsi, non è mai progresso ma sempre evoluzione!

Linguaggio dell’arte vuole dire organizzare relazioni, costruendo e decostruendo significati.

L’arte è cento miliardi di neuroni interconnessi, tramite un milione di miliardi di sinapsi, processi e scatti linguistici dell’arte possono richiedere secondi come anni, ma il processo è tutto nel cervello!
Arte e cervello si sono evolute in parallelo.
L’homo abilis, che ha vissuto dai due ai quattro milioni di anni fa, aveva in dotazione organica un cervello di seicento centimetri cubi, creava funzionali oggetti litici scheggiando pietre.
L’homo erectus, aveva un cervello di ottocento centimetri cubi, scoprì il fuoco e la simmetria nelle sue asce.
L’homo sapiens arriva centocinquantamila anni fa, con un cervello di millequattrocento centimetri cubi, con questo cervello comincia la storia dei linguaggi dell’arte trentcinquemila anni fa.
Lo sviluppo del cervello dell’artista, è debitore a evoluzioni genetiche e influenze epigenetiche ambientali, sociali e culturali che ne determino l’organizzazione, il resto sono stronzate!
L’Arte non sarà mai filosofia (che idiozia), l’Arte è Scienza; i primi esemplari di sapiens, vivevano in media trent’anni, la metà era impiegata a costruire il cervello attraverso l’evoluzione del linguaggio che regolava i comportamenti sociali; su pietra, argilla, carta e file elettronico digitali, tutto è passato per la didattica linguistica dell’arte.
Il cervello di un artista è selettivo, si tuffa nel linguaggio e determina una sintesi in base a sistemi di ricompensa, in questa maniera si stabilizzano assemblee di neuroni.
“L’Arte non sarà mai filosofia (che idiozia), l’Arte è Scienza; i primi esemplari di sapiens, vivevano in media trent’anni, la metà era impiegata a costruire il cervello attraverso l’evoluzione del linguaggio che regolava i comportamenti sociali; su pietra, argilla, carta e file elettronico digitali, tutto è passato per la didattica linguistica dell’arte. Il cervello di un artista è selettivo, si tuffa nel linguaggio e determina una sintesi in base a sistemi di ricompensa, in questa maniera si stabilizzano assemblee di neuroni.”

Ogni vita d’artista è una variabile!

L’Artista compone con i suoi neuroni un processo creativo; porsi attivamente dinanzi un linguaggio artistico, attiva la corteccia frontale che si spegne soltanto dopo la comprensione, la coerenza del processo di comunicazione e trasmissione artistica è il bello nell’arte.
La coerenza porta lo spettatore a riconoscere l’altro sé!
Il linguaggio dell’arte evolve rinnovandosi, questa è l’opera-azione artistica, l’opera artistica, in quanto prodotto, non esiste!
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