L’artista locale non ha prezzo 

 

La storia dell’arte ha come finalità quella d’ordinare il caos, linguaggi e ricerche artistiche esistono soltanto quando riescono a dare senso al non senso dell’umana esperienza.

L’arte che è viva, che non è ancora storia, ma l’industria e il mercato culturale chiama contemporanea, porta invece caos nell’ordine del potere burocratico e amministrato.

Il sistema dell’arte “contemporanea” globalizzato e interconnesso, è da configurare come un insieme di simmetrie spezzati, dove piccoli artisti che si ribellano all’ordine vanno soltanto rispettati.

Senza piccoli artisti locali che si ribellano con il loro linguaggio e la loro ricerca, all’ordine di una storia che non può essere contemporanea nel suo ordinato caos di generi di mercato, non ci sarebbe la storia dell’arte.

Il piccolo gesto non conforme del piccolo artista locale è quello che ci fa comprendere la palese irrazionalità tecnocratica dell’attuale sistema dell’arte, è il bug che evidenzia un sistema frammentario e asimmetrico, determinato da eccessivo calcolo tecnico e informatico.

La ribellione dell’artista è quell’incidente che ci fa riflettere su come si stia sistematizzando, livellando e neutralizzando ogni imprevedibilità e umano errore nella ricerca degli artisti contemporanei.

Eppure la storia dell’arte insegna come sulla catastrofe i linguaggi dell’arte navigano, e l’errore nell’arte contemporanea determina il suo futuro e la sua memoria.

La consapevolezza dell’errore è nell’errare, nel sapere disturbare con garbo.

L’errore disobbediente e talvolta istintivo dell’artista porta a farlo comprendere dall’altro, la sua disobbedienza alimenta dialettica, parlo non solo di disobbedienza al mercato dell’arte e all’omologazione culturale, ma anche all’ “art pour l’art” che nel tempo ha mietuto nel nome del benessere economico secche di artisti isolati e autoreferenziali.

Il linguaggio dell’arte è oggi testimone d’orrore e non sense, è desiderio utopico di nuovi sensi e direzioni, è l’unico possibile media d’azione per plasmare e mutare l’umana condizione.

Per questo auspico che gli artisti non siano mai allineati tra di loro e che localmente siano tra loro distinguibili ed identificabili in quanto tali globalmente.

Scrivo questo di getto perché penso che l’artista comunque e dovunque operi, e comunque e dovunque sia remunerato, sappia essere emancipato culturalmente e non sottomesso ai dettami piatti del mercato, solo così, sarà sempre un senza prezzo al servizio del pubblico.

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