L’artista non è una partita i.v.a. o un intrattenitore

L’Artista? Non è una partita I.V.A. e neanche un intrattenitore!

Capita in tempi di miserie economiche e culturali determinate anche dal Covid 19, d’imbattersi via social network e media di massa, in una serie d’ambiguità sul ruolo economico e sociale di un artista residente in una comunità.

Impatto spesso in bizzarri personaggi, i quali pur d’accreditarsi come professionisti dell’arte (artisti, galleristi, critici, storici e quant’altro) esibiscano la loro presunta professionalità accompagnandola alla partita I.V.A.(imposta valore aggiunto).

Dalla mia piccola prospettiva, trovo questa discriminante offensiva e demenziale, nel sistema dell’arte c’è soltanto un ruolo che necessita di partita I.V.A., è quello del collezionista/committente, il resto sono tristi orpelli che alimentano anche il prezzo della prestazione dell’artista, in molte realtà Europee questo è dato come acquisito, e nel nome di questo la rappresentazione sociale e culturale dell’essere artista ha simbolicamente un valore più alto nella comunità dove si configura.

L’artista è altra cosa, è un ricercatore di senso, è lo scienziato, è l’alchimista, il mago e lo sciamano.

L’artista elabora il linguaggio in una sua visione di sistema chiuso che sa aprirsi agli altri, certo, questo è possibile mercificandosi, ma per mercificarsi all’artista che cosa serve?

Solo un committente o un collezionista, privato o pubblico che sia.

Perché scrivo questo in tempi dove in Italia il dibattito sull’arte sembra essere limitato all’industria culturale dell’intrattenimento?

Perché l’unica cosa che da sempre muove i linguaggi dell’arte distinguendoli dall’artigianato (e dalle partite I.V.A.) è l’accumulo economico, la promozione culturale del collezionista/committente, pubblico o privato che sia, che in tale maniera s’identifica con l’opera, questo liberamente lo fa il privato, questo dovrebbero fare le istituzioni (nazionali, regionali e comunali) nei confronti degli artisti residenti.

Nel suo piccolo in Sardegna, il Comune d’Assemini si muove in questa direzione, ha censito i propri artisti residenti e oggi istituzionalmente chiederà loro di rappresentarsi nella loro residenza e dai loro domiciliari per il primo Maggio, proprio come avviene in Germania.

Cosa ha a che vedere questo con le partite I.V.A.?

Nulla!

Rinascimento e Illuminismo hanno distinto da tempo tra artista e artigiano e su questo territorio sono stati anche inseguiti e superati dal libero mercato.

Michelangelo non era Ghiberti, Leonardo non era Verrocchio e Sciola non era uno scalpellino con la partita I.V.A.

Il collezionista/committente (pubblico o privato che sia) cerca nell’arte significati speciali, cerca il sunto e la risultante di più di 40000 anni di storia linguistica dell’arte, che c’entrano le partire I.V.A.?

L’artista corre dei rischi che il collezionista non corre, sostenere un artista non vuole dire sostenere il popolo delle partite I.V.A., vuole dire saldare un debito con la condizione umana.

Il collezionista/committente è un illuminato che sfida e sostiene sul piano intellettuale l’artista, questo è da da sempre il sistema linguistico dell’arte, nel nome di questo sostengo che l’artista non è (e mai lo sarà) industria culturale dell’intrattenimento (vorrei dirlo a Piero Pelù, Tiziano Ferro, Paolo Fresu o chi volete noi, perché nel nome di questo si sta impoverendo simbolicamente il ruolo sociale dell’artista).

Non ho mai pensato che si possa limitare il ruolo dell’artista a intrattenitore del tempo libero altrui e neanche individuarlo attraverso una partita I.V.A., ma cavolo siamo seri?

L’artista residente è qualcosa che va sostenuto pubblicamente e privatamente nell’interesse della comunità, l’artista è l’unico vero baluardo di democrazia nella storia di tutti i sistemi politici e governativi della comunità, è solo attraverso l’artista che pubblico e privato si traducono in libero mercato.

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