L’artista “vivo” è un cattivo investimento!

Investire in arte è una stupidaggine!

 
Il mercato dell’arte si è così espanso che la contraffazione, che fa anche l’interesse di chi attesta gli originali, dilaga e cresce, anche quando ci si muove su cifre modeste (ma non troppo) a due e tre zeri.
Il falso lo trovi anche nel mercatino del quartiere a prezzi stracciati, il falso fuori circuito viaggia a un prezzo stracciato ma su una portata di vittime molto ampia.
Parlo ovviamente del falso dell’artista che è morto, l’artista morto lo trovi ovunque, in Europa, negli States, in Cina, in India, in Indonesia, è inarrestabile.
L’unico modo per debellare il falso sarebbe considerarlo originale, considerare l’artista un produttore di linguaggio che non si ferma al suo tempo, in tale maniere anche il mercato degli originali si ridimensionerebbe, ma questa è una mia utopia, utopia che servirebbe anche a riequilibrare certi valori di mercato, Maurizio Cattelan e Banksy non possono valere quanto un Caravaggio.
Imbrogliare e farsi imbrogliare al mercato delle pulci dell’arte è semplice, basta conquistare la fiducia del tuo simile, per cultura o estrazione sociale e fare viaggiare a qualsiasi costo il lavoro.
La psicologia degli appassionati d’arte, e anche degli artisti, è strana, la tendenza è non parlare dei propri acquisti e delle proprie vendite, parlandone potrebbero rimetterci tutti.
Il compratore a qualsiasi livello, non pensa “che bello”, pensa “ti frego, lo compro e faccio un investimento”.
Eppure oggi tutti dovrebbero essere consapevoli, di quanto sia facile falsificare una serigrafia e farla passare per edizione limitata.
Stampanti in 3D consentono anche la riproduzione di piccole sculture di dimensioni ridotte.
Tutto è rapido ed economico, falso e non falso inseguono il mercato, il mercato mistifica la storia e la memoria.
Sintetizzo?

L’arte come investimento economico è una stronzata!

L’arte è investimento simbolico, l’arte non porta liquidità reale, è complicata da rivendere, comprare la cosa giusta come investimento sicuro a prescindere dal prezzo è impossibile.
Provate a seguire le vendite delle case d’aste internazionali, scoprirete che metà delle vendite riguarda l’un per cento d’artisti, noterete che solo il 15% degli artisti è quotato sopra i 50000 euro (o dollari), ovviamente noterete che nessun sardo d’area Cagliaritana metropolitana ha mai varcato quella soglia, pochi “brand” infallibili radunano gli investitori di fascia alta (non più di 2000 al mondo oggi).
Il 50% del mercato dal dopoguerra a oggi si gioca su 25 nomi d’artisti.
Capite che si resiste a tutto questo soltanto con la pubblica alta formazione artistica?
Oggi (dovunque) l’artista vivo non è mai un buon investimento, da vivo può per questioni economiche squalificare il proprio lavoro, magari perché gli sfugge di mano e chi l’intermedia e acquista guadagna più di lui, squalificandolo ed entrando in rotta di collisione con chi materializza la sua “bolla” economica si rivela un cattivo investimento.
Per questo il mercato s’indirizza sull’opera esclusiva del morto, che si può falsificare e mistificare, l’originale può diventare falso e viceversa.
L’arte acquistata da gallerie e fiere che promettono la novità, mi duole confessarvelo, non raggiungerà mai la cifra per la quale è stata acquistata, mai!
La bolla economica è figlia di una colossale e solenne balla, che cresce il guadagno quando si parla d’investire nell’arte quando la si compera in questa o quella galleria.
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