Laura Saddi: Nell’epoca dell’usa e getta nulla è per sempre.

Laura Saddi: “Nell’epoca dell’usa e getta nulla è per sempre”.

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“Ho un modo di progettare estremamente geometrico, do molta importanza alla composizione e tratto la figurazione alla stessa stregua di un rettangolo, ciò che m’interessa è che tutto sia strettamente calibrato o squilibrato in funzione di ciò che voglio comunicare”.

 

Laura il tuo modo di rapportarti alla superficie nella pratica è estremamente gestuale e rapido, ma il tuo gesto alla fine costituisce il frammento di una forma che resta figurata.

Istinto o conquista l’essere riuscita a fare convivere una percezione classica o accademica figurata con il gesto sciolto e rapido che questa un tempo negava?

Sicuramente una conquista, non solo nel prodotto visivo, ma soprattutto a livello personale-caratteriale.

Ho intrapreso gli studi propriamente artistici da adulta, perciò oltre all’insicurezza dovuta alla sensazione di trovarmi sempre in ritardo rispetto ai miei coetanei che invece avevano una carriera scolastica regolare (per quanto riguarda l’età) si sono aggiunti tutti i dubbi derivanti dalle scelte artistiche di molti miei insegnanti: sia al liceo che in accademia sono stati diversi quelli che spingevano perché si abbandonasse il figurativo a favore di un informale astratto, il che da una parte mi ha spinto a sperimentare molto sui materiali, in particolar modo al liceo, ma dall’altra mi ha bloccato sul piano stilistico perché mi portava a mettere a tacere un lato della mia natura.

Mi spiego meglio: mi muovo oscillando tra un mondo e l’altro ( ammesso che esista ancora questa divisione), ho un modo di progettare estremamente geometrico, do molta importanza alla composizione e tratto la figurazione alla stessa stregua di un rettangolo, ciò che m’interessa è che tutto sia strettamente calibrato o squilibrato in funzione di ciò che voglio comunicare.

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“Non esiste più nulla di stabile e definitivo e anche le dimensioni delle case si sono adeguate a questa generazione di viaggiatori, spesso single, ed ecco così la diffusione di tutti questi nuovi mini-monolocali che ovviamente non possono che essere abitati da lavori di piccolo formato”.

 

Con la tua ricerca sembri tendere a voler negare il grande formato al quale anteponi la modularità del formato che rende l’insieme di sensi installazione di senso;e superi l’idea anche della nobiltà e la distinzione (tutta di mercato a dire il vero) tra pittura e disegno, elevi addirittura l’uso dello schizzo a penna bic a prodotto terminato, indifferenza verso i materiali rispetto al contenuto o processo di ricerca che anteponi al prodotto?

Per quanto riguarda il formato credo che le dimensioni non debbano essere imprescindibilmente grandi o piccole, ma dipendano dal target a cui ci si rivolge e dal fine comunicativo, questa cosa dell’opera summa dalle misure enormi è un concetto ormai vecchio come tanti altri che ci portiamo dietro come inutile zavorra.

Anche nei secoli passati se l’opera doveva essere trasportata e/o nasceva per essere destinata allo studiolo o alla camera da letto di un privato era di dimensioni contenute, mentre se aveva come scopo un messaggio politico e una sede espositiva istituzionale era di misure più elevate.

Tra l’altro mai come ora siamo diventati dei viaggiatori, non facciamo che spostarci, mischiarci e scambiarci da un continente all’altro, per una quantità di tempo imprecisata, per poi rimetterci in viaggio verso un’altra parte.

Non esiste più nulla di stabile e definitivo e anche le dimensioni delle case si sono adeguate a questa generazione di viaggiatori, spesso single, ed ecco così la diffusione di tutti questi nuovi mini-monolocali che ovviamente non possono che essere abitati da lavori di piccolo formato.

Allo stesso modo è cambiato anche il concetto di tempo, nell’epoca dell’usa e getta niente è per sempre, nemmeno un investimento, e credo che questo si sia riversato anche nella scelta dei materiali utilizzati nell’arte e nell’artigianato.

Poi l’uso del disegno è soprattutto una scelta d’amore (!), credo che sia la tecnica visiva più astratta che esista: con una semplice linea si può rappresentare il mondo e così unire l’immagine del tangibile con una sfera più eterea e spirituale.

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“Con una semplice linea si può rappresentare il mondo e così unire l’immagine del tangibile con una sfera più eterea e spirituale”.

 

C’è qualcosa nel tuo linguaggio che mi fa pensare a un surrealismo della figurazione che snatura però nella nevrosi, la schizzofrenia, il disturbo.

Non so perché, forse è il tuo segno ad andare oltre la metafora; sullo sfondo del tuo lavoro c’è ovviamente Cagliari, quanto il tuo segno e il territorio che abiti sono connessi?

Sempre che lo siano…

Il surrealismo e il simbolismo mi influenzano fortemente, non solo per una scelta di gusto, ma anche perché mi permettono di conferire più chiavi di lettura a un lavoro.

Ho quest’assurda pretesa di volermi far capire da chiunque ne abbia voglia anche se non ne ha i mezzi e il figurativo mi permette di “acchiappare” l’attenzione con qualcosa che tutti riconoscono, ma insieme, tramite la scelta cromatica o delle incongruenze o cose bizzarre, posso comunicare anche dei concetti un po’ più forti che magari avrebbero allontanato quello stesso fruitore. 

È sicuramente vero che il segno nevrotico, è comunque un segno che nasce da un disagio, da una voglia di urlare che viene soffocata nella quotidianità educata di ognuno di noi.

Nonostante tutti i vizi e le comodità che abbiamo a portata di mano non stiamo vivendo un bel periodo e i miei disegni o le mie tele sono il modo che ho scelto per raccontarlo.

Non so dirti coscientemente quanto ci sia di Cagliari nel mio lavoro, viviamo nell’epoca in cui siamo interconnessi globalmente quindi penso che ora come ora siamo influenzati dal mondo intero o, almeno, da quello ricco, l’altro continuiamo a non volerlo vedere.

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“È sicuramente vero che il segno nevrotico, è comunque un segno che nasce da un disagio, da una voglia di urlare che viene soffocata nella quotidianità educata di ognuno di noi. Nonostante tutti i vizi e le comodità che abbiamo a portata di mano non stiamo vivendo un bel periodo e i miei disegni o le mie tele sono il modo che ho scelto per raccontarlo”.

 

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