Le granitiche ragioni del NO!

A tutti coloro che, non so bene su che base, affermano che il NO sia solo un voto contro questo governo e che non vi siano critiche *nel merito* della riforma stessa per motivarlo, dedico questa piccola opera di ricerca e compilazione sui singoli articoli.

Ovviamente questi sono solo i punti che trovo personalmente più critici nella proposta di riforma in questione, forse altri che votano No avranno altri punti della riforma da criticare.

Che faticaccia, lo ho fatto solo perché, dopotutto, vi amo.

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1) No perché questa riforma non cancella il Senato ma lo trasforma in un ente di dubbia finalità, in cui rappresentanti eletti in ambito regionale e poi scelti nei consigli regionali stessi si radunano senza peraltro avere competenze in materia di legislazione regionale.

Le competenze attribuite al Senato, quattro esclusive, quattro in concorrenza e una in partecipazione creano più confusione che altro (art. 55).

Gli stessi costituzionalisti non sono certi sulle forme di attuazione.

La buffa idea che ci sia un risparmio viene cancellata dalla realtà dei fatti, visto che per svolgere questa doppia funzione, i neosenatori / politici di regione avrebbero bisogno di un enorme numero di collaboratori, come avviene ad esempio negli USA.

E, no, non è previsto che se li paghino di tasca propria. In sostanza non si capisce a che cazzo debba servire questo nuovo Senato se non come pensione dorata per politici regionali in cerca di riparo da qualche inchiesta giudiziaria.

2) No perché smantella gran parte dei sistemi di contrappeso che evitavano l’accentramento di poteri nelle mani di un governo, sommando in esso:
– il controllo dell’unica camera legislativa rimanente in cui avrebbe ovviamente la maggioranza;
il controllo diretto delle televisioni pubbliche tramite nomina dei Consiglieri e dei Direttori di rete e quindi dei telegiornali, come già del resto avviene oggi;
l’elezione del Presidente della Repubblica
il controllo indiretto dell’organo giudiziario tramite nomina del CSM e della maggioranza dei giudici della Corte Costituzionale
Per quanto anche io sia concorde che l’esecutivo merita una maggiore libertà d’azione, qui si esagera decisamente.

Su questo punto non segnalo gli articoli di legge uno per uno perché la materia della nuova Camera dei Deputati e delle sue competenze è distribuita praticamente lungo tutta la riforma.

3) No perché riduce notevolmente i margini di partecipazione diretta dei cittadini.

Certo, si tratta di una questione simbolica, visto che non sono certo frequenti le leggi di iniziativa popolare, ma le questioni simboliche hanno appunto un valore simbolico: se questa riforma innalza il numero di firme necessarie per qualsiasi tipo di proposta popolare, indica chiaramente un indirizzo opposto a quello che ritengo condivisibile.

Triplicate firme necessarie per leggi di iniziativa popolare, art.71,; 60% in più di firme per usufruire di quorum relativo al referendum, art.77.

4) No perché evoca a nome di un molto interpretabile “interesse nazionale” la facoltà del governo di legiferare su materie regionali togliendo ogni potere ai cittadini e agli enti locali in materia (art. 117).

Tradotto in spiccioli: il governo decide da solo dove mettere e soprattutto a chi appaltare inceneritori, grandi opere, trivellazioni varie, gestione servizi “pubblici” togliendo alle comunità locali ogni diritto di replica.

Se a tutto ciò si somma il fatto che siano *questi* partiti, in *questa* maggioranza, in *questo* parlamento, con *questi* approcci e *questi* metodi e *queste* priorità (che la viva voce di De Luca descrive così bene) ad attuare questa riforma, il No diventa necessariamente granitico.

Stefano Re

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