LE IMPLICAZIONI DEL MESSAGGIO DI GRETA

LE IMPLICAZIONI DEL MESSAGGIO DI GRETA T: UN’ANALISI -SOMMARIA- DI CIO’ CHE CI CHIEDE

Dopo il mio post sull’ecologismo radicale di Greta come possibile nuova religione laica dell’Occidente, sono nate parecchie discussioni, riprendo una risposta che ho dato sotto una di queste, perché credo mostri in maniera chiara e sintetica la portata del messaggio dell’attivista svedese.

Provo a rispiegarla in altri termini, per far capire esattamente la portata del messaggio di Greta e le sue implicazioni.

Greta (o meglio la Scienza e gli scienziati) ci dicono che ci rimangono 10 anni prima dell’estinzione, a meno che non riconvertiamo l’intero sistema produttivo mondiale.

Ora il capitalismo ha 3 secoli, il consumismo 70 anni: riconvertire un’intera economia ragionevolmente richiederà molto più di 10 anni, anche se tutta l’umanità da domani ci si impegnasse compatta.

Per riconvertire in tempi così brevi un intero sistema produttivo, servono quantità ingenti di risorse: questo significa tagliare tutte le spese sociali e convogliarle verso un finanziamento massiccio dell’industria e dall’agricoltura perché diventino green.

Questo significa chiedere a 7 miliardi di essere umani, fra cui i più poveri che dipendono economicamente da questi settori e dai loro utili, lacrime e sangue (tagli al welfare state, disoccupazione, ecc).

Ovviamente non saranno la Scienza e gli scienziati a risolvere la catastrofe globale, ma la tecnologia, questo implica dare il destino dell’umanità in mano ad un gruppo di ingegneri, informatici, ecc che abbiano mano libera nel ridisegnare le varie strutture sociali perché siano ecocompatibili.

Mi pare ovvio che il sistema democratico, con i suoi tempi lunghi di legittimazione del potere (campagne elettorali, voto, instaurazione governo, ecc), le sue infinite discussioni su ogni cosa, i suoi gruppi di pressione organizzati in partiti, ecc sia incompatibile con questa prospettiva, quindi servirà instaurare un governo mondiale perché spinga e coordini il cambiamento.

Significa imporre anche un sistema di valori e di pratiche tipicamente occidentali ad altre civiltà come quelle estremo orientali, arabe, ecc che non li condividono affatto, e fra l’altro hanno interessi economici che conflittuali con il green (le petromonarchie ad esempio).

Significa imporre a economie del terzo mondo che stanno crescendo a ritmo serrato (quelle africane, ma anche quella indiana) di fermare la loro crescita per renderla ecocompatibile.

Questo è in estrema sintesi ciò che chiede Greta, se noi facessimo tutto ciò il risultato che promette è: sopravviveremo.

Non promette una società più giusta, senza più conflitti di classe o di razza, senza discriminazioni religiose e di genere, ecc come promettevano i profeti dei diritti umani e del politicamente corretto, promette la semplice sopravvivenza fisica.

Rispetto alle altre utopie del ‘900, quella di Greta è nel contempo estremamente realistica (nelle promesse) ed estremamente deprimente (per chi crede in un mondo più giusto).

Le altre promesse attribuite al messaggio di Greta che sto leggendo in questi giorni, non sono collegabili al suo messaggio né sono conclusioni logiche dei suoi postulati: che la salvezza dalla catastrofe ambientale porti alla fine del capitalismo e alla redistribuzione equa delle risorse Greta non lo dice, questo lo dicono gli ecosocialisti per cui ambiente e lotta di classe sono la stessa cosa, ma si può immaginare benissimo una società ecologista con forti diseguaglianze economiche, discriminazioni e conflitti.

Le guerre con moschetti, spade e cavalli erano perfettamente ecologiche, per dire; e una società che venerava la Natura come quella indiana, era divisa in classi segnate da profonde diseguaglianze economiche.

Per questo ritengo l’ecologismo radicale una religione laica: chiede che l’intera umanità si diriga verso un’utopia razionalmente quasi impossibile (lascio beneficio del dubbio) sperando che oltre alla crisi ambientale questa agendo unita sconfigga anche la guerra e la diseguaglianza sociale sotto il governo transnazionale di scienziati e tecnocrati, magari coadiuvati da militanti verdi.

Credo che definire questo insieme qualcosa di meno di un messaggio profetico, per non dire una redenzione intramondana senza l’intervento di un dio, sia non comprenderne esattamente i termini e le implicazioni.

Federico Leo Renzi

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