Le mie riflessioni sulla “Buona Scuola”

 

 

Dal momento che la discussione sulla scuola pubblica sale di tono nella comunicazione mediatica nazionale e che l’arte è comunicazione mediatica, dopo avere visto il video su You Tube dove il Presidente del Consiglio, spiega i cinque punti base della Riforma, dopo essermi trovato via e-mail una lettera dove mi si spiegava ulteriormente la riforma, ho pensato bene di rispondergli via e-mail, d’altronde lo chiedeva espressamente nella mail a me indirizzata in quanto docente.

La mail del Presidente del Consiglio:

Gentilissime e gentilissimi insegnanti,

oggi per la prima volta dopo undici trimestri il PIL italiano torna a
crescere. È un risultato di cui dovremmo essere felici, dopo anni di
recessione. Ma personalmente credo non basti questo dato: l’unica strada per riportare l’Italia a crescere è investire sulla scuola, sulla cultura,
sull’educazione. Non ci basta una percentuale del PIL, ci serve restituire
prestigio e rispetto alla scuola.

Stiamo provando a farlo ma purtroppo le polemiche, le tensioni, gli scontri
verbali sembrano più forti del merito delle cose che proponiamo di cambiare.
Utilizzo questa email allora per arrivare a ciascuno di voi e rendere
ragione della nostra speranza: vogliamo restituire centralità all’educazione
e prestigio sociale all’educatore. Vogliamo che il posto dove studiano i
nostri figli sia quello trattato con più cura da chi governa. Vogliamo
smetterla con i tagli per investire più risorse sulla scuola. In una parola,
vogliamo cambiare rispetto a quanto avvenuto fino ad oggi. Dopo anni di
tagli si mettono più soldi sulla scuola pubblica italiana.

L’Italia non sarà mai una superpotenza demografica o militare. Ma è già una
potenza superculturale. Che può e deve fare sempre meglio. Per questo stiamo
lavorando sulla cultura, sulla Rai, sul sistema universitario e della
ricerca, sull’innovazione tecnologica. Ma la scuola è il punto di partenza
di tutto. Ecco perché crediamo nel disegno di legge che abbiamo presentato e
vogliamo discuterne il merito con ognuno di voi.

Intendiamoci. Non pensiamo di avere la verità in tasca e questa proposta non
è “prendere o lasciare”. Siamo pronti a confrontarci. La Buona Scuola non la
inventa il Governo: la buona scuola c’è già. Siete voi. O meglio: siete
molti tra voi, non tutti voi. Il nostro compito non è fare l’ennesima
riforma, ma metterci più soldi, spenderli meglio e garantire la qualità
educativa.

Per questo con il progetto La Buona Scuola:

I. Assumiamo oltre centomila precari. Ovviamente chi non
rientra nell’elenco si lamenta, quelli del TFA non condividono l’inclusione
degli idonei del 2012, quelli della GAE chiedono di capire i tempi, quelli
del PAS fanno sentire la propria voce. Tutto legittimo e comprensibile. Ma
dopo anni di precariato, questa è la più grande assunzione mai fatta da un
Governo della Repubblica. E non è vero che ce l’ha imposta la Corte di
Giustizia: basta leggere quella sentenza per capire che la Corte non ci ha
certo imposto questo.

II. Bandiamo un concorso per altri 60 mila posti il prossimo
anno. Messa la parola fine alle graduatorie a esaurimento si entra nella
scuola per concorso. Ma i concorsi vanno fatti, non solo promessi.
Altrimenti si riparte da capo.

III. Mettiamo circa quattro miliardi sull’edilizia scolastica.
Ancora non sono sufficienti a fare tutto, ma sono un bel passo in avanti,
grazie anche all’operazione Mutui BEI che vale circa 940 milioni di euro.
Costruire una Buona Scuola passa anche dai controsoffitti e dagli infissi,
non solo dalle previsioni normative. É il più grande investimento in
edilizia scolastica mai fatto da un Governo della Repubblica.

IV. Diamo più soldi agli insegnanti. Ci sono 40 milioni di euro per
la vostra formazione. A questi si devono aggiungere 500 euro netti a testa
per la Carta del Professore: musica, libri, teatro, corsi per pagare ciò che
ritenete utile per aiutarvi nella vostra crescita culturale. E ci sono 200
milioni di euro per il merito. Possiamo discutere sui criteri con cui
applicare il merito, ma questi soldi non possono essere dati in parti uguali
a tutti.

V. Attuiamo l’autonomia. Dopo anni di ritardi completiamo il
disegno dell’autonomia attribuendo libertà educativa e progettuale alle
singole scuole e impedendo alle circolari ministeriali di governare in modo
centralistico gli istituti. Si rafforzano responsabilità (e conseguenti
valutazioni) del dirigente scolastico che non è certo uno sceriffo ma un
primus inter pares dentro la comunità educativa.

VI. Realizziamo la vera alternanza scuola-lavoro. Abbiamo il 44% di
disoccupazione giovanile e un preoccupante tasso di dispersione scolastica.
Segno evidente che le cose non funzionano. Replichiamo le esperienze di quei
Paesi come Germania, Austria e Svizzera che già sono presenti sul territorio
nazionale in Alto Adige con il sistema duale, puntando a un maggior
coinvolgimento dei ragazzi nelle aziende e ad un rafforzamento delle loro
competenze.

VII. Educhiamo cittadini, non solo lavoratori. L’emergenza
disoccupazione giovanile va combattuta. Ma compito della Buona Scuola non è
solo formare lavoratori: è innanzitutto educare cittadini consapevoli. Per
questo reintroduciamo spazio per la musica, la storia, l’arte, lo sport. E
valorizziamo la formazione umanista e scientifica.

VIII. Affidiamo a deleghe legislative settori chiave. Ci sono temi su
cui da decenni si aspetta un provvedimento organico e che finalmente stanno
nelle deleghe previste dal testo. In particolar modo un maggiore
investimento sulla scuola 0-6 e gli asili nido, sulla semplificazione
normativa, sul diritto allo studio, sulla formazione iniziale e l’accesso al
ruolo degli insegnanti.

Ho letto tante email, appassionate, deluse, propositive, critiche. Mi hanno
aiutato a riflettere, vi sono grato. Leggerò le Vostre risposte se avrete
tempo e voglia di confrontarvi. Da subito posso fare chiarezza su alcune
voci false circolate in queste settimane:

– Le aziende non hanno alcun ruolo nei consigli di Istituto;

– I giorni di vacanza non si toccano:

– Nessuno può essere licenziato dopo tre anni;

– Il preside non può chiamare la sua amica/amico, ma sceglie tra
vincitori di concorso, in un ambito territoriale ristretto.

C’è un Paese, l’Italia, che sta ripartendo. Con tutti i nostri limiti
abbiamo l’occasione di costruire un futuro di opportunità per i nostri
figli. Sciuparla sarebbe un errore. Conosco per esperienza di padre, di
marito, di studente l’orgoglio che vi anima, la tenacia che vi sorregge, la
professionalità che vi caratterizza. Mentre scrivo sul computer scorrono
nella mente i volti e i nomi dei professori che mi hanno accompagnato come
credo accada spesso a ciascuno di voi: le storie di chi all’elementare
Rodari, alla media Papini, al Liceo Dante si è preso cura della formazione
mia e dei miei compagni di classe. Un professore collabora alla creazione
della libertà di una persona: è veramente una grande responsabilità. Vi
chiedo di fare ancora di più: darci una mano a restituire speranza al nostro
Paese, discutendo nel merito del futuro della nostra scuola. Il nostro
progetto non è “prendere o lasciare” e siamo pronti a discutere. Ma
facciamolo nel merito, senza la paura di cambiare. L’Italia è più forte
anche delle nostre paure.

Aspetto le Vostre considerazioni.

Intanto, buon lavoro in queste settimane conclusive dell’anno scolastico.

Molto cordialmente,

Matteo Renzi

 

Le mie riflessioni sulla “Buona Scuola”

Gentilissimo Presidente del Consiglio Matteo Renzi, 
cercherò di essere educato e pertinente, come il suo ruolo istituzionale mi impone, ma fermo nelle mie opinioni, come è nel suo stile, nel rispetto del suo tormentone virale degli ultimi tempi “si ascolta tutti e si va poi dritto per la propria strada”.
Lei scrive di PIL Italiano che torna a crescere nientemeno dello zero virgola tre per cento e finge di dimenticarsi tutti i salti mortali di bilancio che il suo governo dovrà fare per fare quadrare i conti sulle pensioni e sugli stessi docenti pensionati che la scuola pubblica italiana l’hanno traghettata fino a oggi.
Mi spiega coscienziosamente che non basta un PIL per sostenere la cultura in Italia e che serva ridare prestigio sociale e culturale alla scuola e alla figura dell’insegnante.
Potrei chiedermi a questo punto se è a conoscenza del fatto che come docente pubblico ho lo stipendio bloccato dal 2008, sette anni: conseguo lo stesso stipendio che conseguivo ben sette anni fa, sembra incredibile vero?
Ancor più incredibile se considera che questo stipendio è sotto le 1500 euro, nessuna ottanta euro in più, saltata perché da qualche anno sono funzione strumentale orientamento e questo mi fa puntualmente sforare e sbalzare fuori dalla soglia di povertà da lei stesso fissata per intercettarmi come elettorato, incredibile non trova?
Qualche centinaio di euro in più all’anno per un lavoro prestato mi hanno impedito di accedere al suo aiutino, nella pratica rimboccarsi le maniche non ha pagato.
Scrive che vuole smetterla con i tagli? 
Ma sul serio? 
Guardi che se taglia un altro poco a scuola non c’è nessuno, ha idea di cosa succeda nelle scuole pubbliche Italiane se si assenta non un docente, ma un educatore?
Sa quanto guadagna al mese un educatore e quanto è diventato indispensabile pure non essendo assunto dal Dirigente Scolastico?
Questo anche in virtù del fatto che il personale scuola è all’osso, non basta più!
Per questo fanno sorridere i 100000 precari da assumere su scala nazionale, solo 100000 precari?
Insegno da 15 anni, 15 anni fa ero tra i docenti più giovani del mio istituto e oggi a 42 anni sono ancora tra i più giovani dell’Istituto dove lavoro a fronte di quindici anni di pensionamenti e dico quindici anni di pensionamenti e ricambio generazionale.
Questo, e l’esclusione “mirata” di TFA e PAS basterebbe a farle capire anche l’inutilità di un nuovo concorso per sessantamila nuovi assunti, a cosa serve?
Si è già formato in eccesso, le è chiaro? 
Sull’edilizia scolastica o si interviene o andiamo a fare lezione fuori dai laboratori e le dirò, lo faccio da un anno e mi sento più sicuro che a stare in classe, i ragazzi sono più aperti alla comprensione, visto il rapporto docente studente nella scuola pubblica italiana che è in media 20-25 studenti (adolescenti) ad uno e gli spazi classe non sono proprio un campo di calcio.
Chi sa a tal proposito se lei si ricorda le sue inquietudini adolescenziali e che quella è proprio l’età formativa dove si manifesta l’aperto dissenso per rappresentare il sé, ma di questo, di didattica, di pedagogia, di scienza della formazione, mica si ragiona nella sua riforma, per nulla. 
Numeri, numerini, numerelli…
Parla di soldi per la mia formazione?
Ma non teme di offendermi?
Secondo lei per quanto sottopagato e sottostimato io ho mai smesso di leggere ed informarmi?
Le assicuro che spendo molto di più in libri di cinquecento euro all’anno e quelli che non leggo sono proprio i libri di testo per insegnanti con moduli ed unità didattica preconfezionati che allontanano dall’autonomia, perché non abolisce quelli per decreto?
Il merito, parla del merito, ma un intellettuale un esperto in scienze delle formazione che conosce la sua disciplina d’insegnamento e in autonomia si aggiorna che merito dovrebbe avere?
Ma sul serio pensa che averci ridotto alla fame ci abbia tolto la dignità dell’autoformazione per formare?
Sul costo della vita dovrebbe intervenire e non sul merito per preservare l’autonomia culturale e professionale del mestiere del docente.
Per inciso per comprarmi testi ed aggiornarmi di settimana in settimana non ho neanche aderito agli scioperi contro la sua Riforma, che trovo indecente, ancor più dopo questa e-mail e il video su youtube, si figuri che rapporto ha con i libri chi con la cultura ci mangia per tenersi in forma.

La saluto con affetto e le chiedo con cortesia di smetterla di mortificare una categoria come la nostra con spot mediatici e frasi fatte, lasciano il tempo che trovano, quello che è accaduto nella scuola in questi anni è sotto gli occhi di tutte le comunità che con la scuola pubblica italiana vivono e si formano, rispetti almeno la nostra dignità.

Molto cordialmente, Mimmo Di Caterino, 
buon lavoro a lei e buon lavoro a noi.

 

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