LE PALANCHE E…

LE PALANCHE E…

Rimbrotti a non finire al Grillo sottoscrittore del patto istitutivo della santa inquisizione scientifica.

Qualcuno lo maledice, qualcun altro gli appiccica le stigmate del traditore, qualcuno fa finta di niente e va bene così.
Come sempre i fatti hanno la testa dura, varia solo il tempo necessario alle persone per individuarli.

A riprova pensate al potere eterno della DC, a quello di Berlusconi o, se preferite a quello del Duce.
Tutt’altra roba da Grillo, diamine!

Ma è certo un modo per tentare un’esemplificazione.


“Né destra né sinistra”, è stato il suo cavallo di battaglia.

Con tale definizione ha fondato un partito necessariamente di semplici, ma con un ego spesso smisurato, armandolo dell’idea che ciò che stavano facendo era un’altra cosa.


Il tutto ha retto un giorno all’avvento penta stellato nella stanza dei bottoni, ma lui, da imbonitore navigato qual è lo sapeva già, infatti, ha dato vita ad una ritirata mediatica strategica che in qualche modo gli permettesse di recuperare qualcosa.


Non si può dimenticare che sul piano degli emolumenti pubblicitari la ditta Grillo perdeva i pezzi, ormai soppiantata dal partito e quindi non bastavano più i vaffa, bisognava riaffidarsi alla professione per raccogliere le palanche.
Fin qui l’aspetto meramente finanziario, ma non si può non considerare l’aspetto politico, sempre ammesso e non concesso che sia disgiunto da quello economico.


Assodato che il 40% delle preferenze elettorali era una chimera e che il partito senza potere rischiava la consunzione dei consensi, anche perché, bisogna dirlo, i tempi per rimangiarsi le amenità del tipo uno vale uno e stop rielezione dopo il secondo mandato, andavano ad assottigliarsi paurosamente, ecco la coalizione, da molti definita suicida, considerata l’unica proponibile per illudersi di mantenere un posizione preminente sull’alleato al momento subordinato.


Di qui l’inciampo su uno dei capisaldi del partito (né destra, né sinistra), clamorosamente smentito dalla realtà dei fatti e la necessità del “patriarca” di mantenersi un margine di manovra per cercare di tamponare il tutto.

Fatica improba, bisogna ammetterlo, a causa sia dell’esaurimento della sua vena fantasiosa, sia per il fatto che se in vasca hai contrapposto acciughe ai merluzzi…
Se tanto mi dà tanto, sono portato a pensare che l’ingresso di Grillo fra i censori scientifici corrisponda ad un calcolo strategico sulla cui riuscita, visti i precedenti non giurerei.

Non è forse vero che al momento, terminata come terminerà la legislatura, occorre un tramite per le capriole che i penta stellati dovranno fare per sperare di rimanere al governo?


In questa prospettiva occorrono ponti con la politica che conta, quella ligia agli interessi imprenditoriali delle case farmaceutiche e per questo detentrice del verbo scientifico, parola di lorenzin.


Grillo censore accanto a Renzi?

Possibile e naturale, almeno quanto Di Maio Salvini.

G Angelo Billia

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