LE QUESTIONI CHE PONE ANGELO LIBERATI

LE QUESTIONI CHE PONE ANGELO LIBERATI

Angelo Liberati, il più grande pittore vivente nell’isola, mi gira due questioni storiche.

Questioni che mi pone dopo averle vissute in prima persona nell’isola, questioni che pone e si pone, da “continentale” che risiede a Cagliari dal 1970 (da tre anni prima che io nascessi).

La prima questione che mi gira è:

“Cosa doveva fare di più di quanto ha fatto la Regione Sardegna per sostenere il Maestro e artista Sciola?

Accompagna la questione a un elenco:

– Centro Scalpellini aperto a San Sperate nel 1987, inaugurazione con Il presidente della regione Mario Melis, l’Assessore Provinciale Efisio Serrenti e il Deputato Nino Carrus, tutti visibilmente commessi e partecipi, accompagnati da buona parte del mondo culturale proveniente da vari centri dell’Isola, comprese le Università. 

Pochi anni e tutto va in malora con ruggine e locali abbandonati. 

Provare a vedere il sito in che condizioni si trova oggi. 

– Trasporto delle opere ad Assisi, trasporto delle opere in Cina, si dirà che è per promuovere la Sardegna. – Acquisti di opere da parte della Provincia (Monte Claro) della Fondazione Sardegna, del Banco di Sardegna, del CIS, del Consiglio Regionale.

– Appannaggio mensile come consulente culturale per il Comune di San Sperate. 

– Nomina, retribuita da parte della Regione (Giunta Cappellacci) come presidente commissione paesaggio. 

– Aggiungiamo che appena “escluso” dall’Accademia l’Università di Sassari si è subito attivata per trovare una sistemazione in qualche facoltà. 

Aggiunge Angelo Liberati,  che con Pinuccio Sciola l’amicizia è stata reciproca per tre decenni, poi si è interrotta perché lo scultore ha cominciato a tracimare oltre misura con interventi, opere, pretese e parole in libera uscita.”

La seconda questione è:

“Quanto non è stato fatto per iniziative di ben altra portata culturale e soprattutto non finalizzate alla valorizzazione di un solo personaggio?

Mi riferisco al Centro Internazionale di Sperimentazione delle Arti Visive, inventato dagli artisti Gaetano Brundu e Tonino Casula nel 1982. 

Privo di finanziamenti regionali provinciali e attivato soltanto con il contributo del Comune di Villasimius, con l’allora Sindaco Salvatore Sanna, portano a Villasimius: Veronesi, Rotella, Morelet, Bentivoglio, Angeli Gut, Lai. 

Dalla monografia di Tonino Casula: 

“Dura due anni, perché non arrivano finanziamenti necessari. Spese sostenute in due anni, con presenza di una ventina di artisti, poco più di dieci milioni, un decimo delle spese sostenute dalla Regione per offrire un pranzo a Craxi all’Ottagono di Cagliari.” 

Il Solo Silvano Tagliagambe, allora docente molto attivo nell’Università di Cagliari, colse al volo l’opportunita di offrire ai suoi studenti la testimonianza degli artisti presenti a Villasimius; io registrai, con mezzi poveri tutte le presenze, o allego il link per Luigi Veronesi.”

 

Qualcuno proverà a rispondere ad Angelo Liberati?

 

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