LE RELAZIONI PERICOLOSE immaginario filmico e arti visuali

LE RELAZIONI PERICOLOSE immaginario filmico e arti visuali

Pinacoteca comunale “Carlo Contini”, Oristano

4 marzo – 25 aprile 2016

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Venerdì 4 marzo alle ore 19.00, presso la Pinacoteca “Carlo Contini” di Oristano sarà inaugurata la mostra LE RELAZIONI PERICOLOSE, immaginario filmico e arti visuali, con la partecipazione di artisti, giovani e meno giovani, nella cui ricerca estetica appare, evidente, un imprinting cinematografico.

Una pluralità di voci – in piena età postmediale – che proporrà installazioni, performance, film e fotografie, col coinvolgimento diretto dello spettatore, chiamato a rapportarsi e riconoscersi in quell’immaginario forse insidioso ma sicuramente stimolante.

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Curata da Massimo Atzori, Ivo Serafino Fenu e Paolo Licheri, la mostra d’arte contemporanea è prodotta dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Oristano in collaborazione col Cineforum Lost in Translation e col contributo della Fondazione Banco di Sardegna. Sarà visitabile fino a lunedì 25 aprile e, durante i giorni d’apertura, in collaborazione con la Biblioteca comunale, proporrà la proiezione di una serie di film nei quali è stringente il rapporto tra cinema e arti visive.

Che il rapporto tra immaginario filmico e arti visuali sia biunivoco è un dato acquisito dalla critica seppure, dall’invenzione del cinematografo ai giorni nostri, difficilmente gli influssi, le dipendenze, le citazioni tra i due ambiti siano state equivalenti e costanti nel tempo.

12804463_10207713748315327_1540327320_nCome per i fotografi, anche per i pionieri dell’animazione cinematografica, fu la pittura a influenzarli e condizionarne le scelte formali e gran parte delle immagini foto- cinematografiche traevano proprio dalla pittura – soprattutto quella accademica – le principali regole di composizione, inquadratura e rapporti tra ombre e luci.

12804551_10207713751955418_521306357_nNon va dimenticato poi, che la citazione palese di forme e pose della tradizione pittorica fu considerata, da subito e per lungo tempo, una “nobilitazione intellettuale” sia del fotografo e/o del regista, sia delle loro opere.

In tal senso emblematica è la produzione filmica di Pier Paolo Pasolini – profondo conoscitore della storia dell’arte e allievo del grande storico e critico d’arte Roberto Longhi – la cui filmografia è pregna di omaggi alla grande tradizione pittorica del passato, da Giotto, nel Decameron a Mantegna, col suo Cristo in scurto, in Mamma Roma, fino ai veri e propri tableaux vivants manieristi de La ricotta.

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Ancora, Derek Jarman con l’irriverente e provocatorio Sebastiane, primo lungometraggio del regista inglese, con le sue citazioni della pittura del ‘400 italiano, girato in Sardegna nel 1976 completamente in latino e che rilegge in chiave omoerotica il martirio del santo, per approdare poi, con Caravaggio, a una vera e propria riscrittura trasgressiva della mitografia dell’artista attraverso una maniacale ricostruzione dei set pittorici delle sue opere più famose.

Allo stesso modo, a quarant’anni di distanza dalla sua uscita nelle sale cinematografiche, il recente restauro di Barry Lyndon – uno dei film più significativi di Stanley Kubrick – ha permesso di apprezzare nuovamente lo straordinario lavoro di ricerca e accuratezza stilistica del regista in termini di costruzione e composizione dell’immagine, riportando così, data la strettissima relazione tra le immagini del film e certe opere pittoriche di fine ‘700 e inizio ‘800, un tema dibattuto e affascinante come quello della relazione, o se vogliamo, del dialogo, tra il cinema e la pittura.

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Il cineasta si fa artista, il cineasta è artista, il cineasta è autore.

I termini si sovrappongono, convergono, si annullano l’uno nell’altro, e in tal senso, un ponte ideale ci porta dall’epoca eroica di autentica sperimentazione delle avanguardie storiche alla Nouvelle Vague e alla Politica degli Autori, a quella lotta senza quartiere, appassionante e appassionata, a favore della libera espressione del regista, dell’autore.

Libera espressione che si manifesta in personalità sanamente inquiete, che non si accontentano, quali quelledi Jean-Luc Godard e Michelangelo Antonioni con le loro ossessioni cromatiche, che attuano un progressivo e inevitabile smarrimento come registi per poi ritrovarsi e riemergere in una dimensione di nuova consapevolezza, tra cinema e pittura, come creatori tout court di immaginari che alla pennellata sostituiscono l’inquadratura.

Apparentemente, dunque, da questi pochi esempi citati, sembrerebbe coercitivo l’influsso della pittura sul cinema o, almeno, su molti registi che vivevano con una sorta di sudditanza la malìa di una tradizione aulica quanto pervasiva.

Tuttavia, nelle nuove generazioni e tra gli artisti in particolare, tali rapporti si sono invertiti e così i più importanti protagonisti delle cosiddette e quanto mai polimorfe arti visuali, sono, viceversa, succubi del prodotto cinematografico, anch’esso, oramai, estremamente variegato sia nelle tecniche sia nei generi.

Cresciuti e formatisi non più o non solo sui paludati testi di Storia dell’Arte quanto, piuttosto, sui messaggi e sulle forme di quei maestri del cinema, sono stati vittime e protagonisti di un ribaltamento prospettico che, più o meno consapevolmente, ha forgiato il loro universo visivo: maestri del calibro di Rainer Werner Fassbinder, David Lynch, Peter Greenaway, Lars von Trier, Pedro Almodovar, Emir Kusturica, Quentin Tarantino, Tim Burton, Andy e Lana Wachowski di Matrix o i fratelli Coen – solo per citarne alcuni – insieme al caleidoscopico calderone di proposte che mescola e contamina generi, dai cartoon alle fiction, dal porno alle più dozzinali e popolari telenovelas.

La mostra LE RELAZIONI PERICOLOSE, immaginario filmico e arti visuali, si pone l’obiettivo di proporre – senza pretesa di completezza ma assecondando il gusto tutt’altro che asettico dei curatori – una rosa di artisti, giovani e meno giovani che, nell’ultimo decennio, hanno, evidente, un imprinting cinematografico che traspare e che connota la loro ricerca estetica sfuggendo, tuttavia, al facile citazionismo o, ancor peggio, al tentativo maldestro di traslare da un medium all’altro forme e contenuti.

Una pluralità di voci – in piena età postmediale – che propone, dunque, un’estrema varietà di forme e di modi (installazioni, performance, testi, film e fotografie, elaborazioni digitali ecc.), col coinvolgimento diretto dello spettatore, chiamato a rapportarsi e riconoscersi in quell’immaginario, forse insidioso ma sicuramente stimolante sia per l’artista sia per le arti visuali in generale.

Un tentativo di andare oltre il semplice raffronto tra due mezzi espressivi, una riflessione sul concetto di rappresentazione nei film e nell’arte e sulla crisi di entrambi, una crisi strettamente legata alle radicali trasformazioni strutturali che l’industria cinematografica e il mercato dell’arte stanno vivendo e che ha investito e investe la sensibilità di registi e artisti, sempre più spesso indistinguibili, laddove il ricorso ora alla produzione filmica ora alla produzione artistica, si è nel tempo posto come elemento salvifico e nobilitante dell’un campo o dell’altro.

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ARTISTI

Lidia Bachis, Nicola Caredda, Francesco Casale, Simone Cireddu, Gavino Ganau, Vincenzo Grosso, Lucideddu Daniela e Francesca Manca, Tonino Mattu, Max Mazzoli, Michele Mereu, Pastorello, Ivan Pes, Pietrolio, Pietro Sedda, Gianfranco Setzu, Alfredo Tanchis

Per informazioni:

TEL. 0783 791262 PINACOTECA COMUNALE “CARLO CONTINI” – ORISTANO

MAIL: pinacoteca@comune.or.it

 

Sede della mostra

Pinacoteca comunale “Carlo Contini” – Hospitalis Sancti Antoni, Via Sant’Antonio,

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