L’educatore Sfera Ebbasta!

SFERA COME EDUCATORE (parte I)

Insegnanti, militanti politici, educatori o semplici associazioni di genitori mi invitano a tenere dibattiti o “conferenze” chiedendomi di sviscerare questo tema:

“Che valori insegna la trap?”.

Nessuno, grazie a Dio.

Siccome più lo ripeto più mi sento dire che è “impossibile”, proviamo dunque a prendere due canzoni manifesto del trapper più odiato d’Italia e a trovarci dei “valori”… incredibilmente ci sono, ma sono esattamente valori che nessun militante politico o educatore sottoscriverebbe né vorrebbe sentirsi sputare in faccia.

E sono tutti amici quando serve
Un po’ meno amici se si perde
Un po’ meno amici, un po’ più merde
No, qua nessuno ti vuole bene
Sì, qua vogliono tutti calpestarti, farti da parte
Fatti da parte che siamo in tanti e c’abbiamo fame
Sì, da un po’ di anni fuori a bussare
E ora sì, che mi fa mille domande
Questo pensa che sia come gli altri
Tanto scemo fra’ per quanto grande
E non sa nemmeno chi cazzo ha davanti
Ma dai, dai

Non sono mai stato come quelli là
Figli di puttana, figli di papà
Non mi è mai mancato nulla a parte il cash
E quello che non avevo me lo son preso da me
Eh eh, me lo son preso da me
Eh eh, Eh eh, me lo son preso da me
Non sono mai stato come quelli là
Figli di puttana, figli di papà
Non mi è mai mancato nulla a parte il cash
E quello che non avevo me lo son preso da me
Eh eh, eh eh, me lo son preso da me
Eh eh, eh eh, eh eh

Noi veniamo fuori dal niente
Facciamo i soldi dal niente e dovunque
Ed ogni giorno è un’impresa
Ma a tutti ci sembra sì, un giorno qualunque”

Questi sono i passaggi chiave di “Figli di Papà”, singolo manifesto del primo album di Sfera.

I figli di papà del testo sono i figli della classe media, i fratelli più grandi che hanno ancora beneficiato del consumismo pre-crisi, quelli che tengono il cash di famiglia.

Il “noi” che si contrappone a questa classe è dato dai ragazzini cresciuti nel post crisi, dai figli delle famiglie meno abbienti (diciamo pure POVERE), sono milioni e sono abbandonati a se stessi, senza voce, senza individualità (“siamo in tanti e c’abbiamo fame”), e sanno benissimo che non possono contare su nessuna solidarietà intergenerazionale, talvolta nemmeno su quella di molti della loro stessa generazione (i figli di papà sono anche fra loro).

Per quanto semplice sia il testo, è di rottura: è l’attestato di un fallimento globale, del mancato passaggio di valori e risorse fra le generazioni precedenti e quella rappresentanta dal movimento trap (quelli nati dal 1996 in poi).

Cosa rimane da fare a questi figli di nessuno?

Una cosa sola: tentare di arricchirsi con ogni mezzo possibile.

Politica, associazionismo, famiglia, ecc tutto buttato nel cesso senza rimpianti.

L’ideologia del reflusso e del rifugio nel privato professata dalla generazione precedente, completamente rasa al suolo.

Non c’è alcuna fuga ne nel collettivo ne nel privato: c’è solo la lotta feroce contro le generazioni precedenti e i privilegiati della propria per conquistarsi gli ultimi scampoli del benessere.

NON C’E’ NE’ PUO’ ESSERCI ALTRO.

E’ la guerra di tutti contro tutti del neoliberismo senza imbellettamenti ideologici.

Il movimento trap l’ha compreso e accettato, e lo esprime in maniera “artistica”.

Se non vi piace, affari vostri: significa siete figli di papà o schiavi dell’ideologia dei figli di papà.

In ambo i casi, siete un ostacolo.

 

“Non c’è alcuna fuga ne nel collettivo ne nel privato: c’è solo la lotta feroce contro le generazioni precedenti e i privilegiati della propria per conquistarsi gli ultimi scampoli del benessere. NON C’E’ NE’ PUO’ ESSERCI ALTRO. E’ la guerra di tutti contro tutti del neoliberismo senza imbellettamenti ideologici. Il movimento trap l’ha compreso e accettato, e lo esprime in maniera “artistica”.”

SFERA COME EDUCATORE (parte II)

Veniamo dunque al secondo testo manifesto, questa volta preso dal secondo album, arrivato dopo il successo folgorante del primo.

Per capirlo ci vuole una premessa: il successo della prima trap italiana (anni 2015-2017) è arrivato senza passaggi radiofonici, senza ospitate tv, con l’ostilità della stampa “seria” e di quella musicale.

La generazione precedente più o meno inconsciamente aveva fatto blocco contro il movimento, mentre quella rappresentata da Sfera (i nati dal 1996 in poi) avevano supportato i nuovi cantanti tramite Youtube, Instragram, Spotify aggirando così il silenzio e l’ostilità dei “vecchi”.

Non far finta di niente, hai sentito parlarne nella tua città, ehi
Non mi frega di niente, non c’entro col rap, no
Con quello e con l’altro, no scusa, no hablo tu língua
Ma sicuro piaccio a tua figlia

Che barba, che noia, che cantilena
Lo so, ti hanno detto non canto bene
Però ti ho già detto: “Non me ne frega”

Trovati un lavoro e dai una mano in casa
Piuttosto che chiedere i soldi a tua mamma
No, tu non l’hai mai visto il tuo frigo vuoto
Per questo non pensi a riempirti la pancia

Di brutti pensieri riempivo la stanza
Poi con gli sforzi di una vita intera
Giro l’Italia riempiendo i locali
Mentre questi a casa parlano di Sfera

Non ho mai chiesto niente a nessuno, mai a nessuno
No, lo giuro, mai a nessuno
Dentro questo tran tran, fra’, colpo grosso
Tu invece sei sopra a un tapis roulant, corri sul posto

Quindi corri, corri, corri, corri, corri
Parla meno, pensa a farne molti, molti
Quattro in mate’, ma ora faccio i conti, conti
Apro conti, fra’, divento un conte, con te, wooh

Minchia che accollo, whoa, non ti seguo su Insta’, no
Mi ami mo’ che mi vedi su una rivista”

Il testo è talmente elementare che persino un laureato sopra i 25 anni potrebbe capirlo.

Ma comunque vale la pena di notare un paio di cose: L’autocelebrazione insistente cozza con un elemento ben rimarcato, cioè Sfera non ha fatto successo perché sa fare qualcosa.

Non sa cantare e non lo nega, era una sega a scuola e se ne vanta.

Il cantante trap non ha successo perché sa fare qualcosa, perché ha un’abilità tecnica superiore agli altri, perché ha un mondo interiore complesso, ecc non è un artista nel senso romantico del termine come lo intendono il metal o l’indie, né un artista punk che mette da parte la tecnica per lanciare un messaggio urgente di rivoluzione politico-sociale.

E’ solo uno fra milioni che ce l’ha fatta a conseguire il suo obbiettivo: SOLDI E VISUALIZZAZIONI.

Persino i valori del vecchio e recente hip-hop vengono rinnegati: non c’è alcuna contestazione sociale né abilità tecnica da acquisire per essere artisti e giustificare il proprio successo.

Il successo si autogiustifica da sé: se hai SOLDI E VISUALIZZAZIONI CE L’HAI, ALTRIMENTI SEI 0.

Non ti seguo su Instagram è fondamentale: per la nuova generazione è un’offesa atroce, che significa TU NON ESISTI.

Per accorgersi di quanto questa mentalità sia pervasiva fra i giovani (non importa se trapper o meno) basterebbe ascoltare i ragazzi che parlano fra loro, le loro guerre per aggiungere followers, il tempo che spendono per farsi le foto e scegliere di hastag giusti per aumentare le visualizzazioni.

Una delle domande che faccio sempre agli insegnati, educatori, ecc che mi chiamano per gli incontri è: “Sai se uno dei tuoi ragazzi/figli ha un canale Youtube o un profilo Instagram così ci do un’occhiata?” il 99% delle volte la risposta è “Non lo so”.

E poi naturalmente il problema sono i figli incomprensibili e non gli adulti analfabeti digitali.

“Persino i valori del vecchio e recente hip-hop vengono rinnegati: non c’è alcuna contestazione sociale né abilità tecnica da acquisire per essere artisti e giustificare il proprio successo. Il successo si autogiustifica da sé: se hai SOLDI E VISUALIZZAZIONI CE L’HAI, ALTRIMENTI SEI 0. Non ti seguo su Instagram è fondamentale: per la nuova generazione è un’offesa atroce, che significa TU NON ESISTI.”

Federico Leo Renzi

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