L’educazione di un artista secondo Ben Shahn (II parte)

“Tale educazione artistica ha una sua struttura, dettata dalle speciali esigenze artistiche.

Mi sono sempre interessato all’educazione universitaria, ed ho cercato di indagare sui suoi obiettivi. In modi diversi ho sempre chiesto la stessa cosa: l’educazione liberale si propone di creare cittadini colti o semplicemente ben informati e ricchi di cognizioni? Penso che oggi l’ideale sia dare vita a una persona completa, e non vedo una grande differenza tra questi obiettivi e quelli necessari all’esercizio dell’arte.

Secondo me, si può affermare che la percezione è la principale qualità delle persone colte. La percezione è consapevolezza delle cose, degli uomini e delle loro qualità; è conoscenza dei valori e deriva forse dalla lunga familiarità con le cose di valore, con l’arte, la musica e gli altri oggetti della creazione; oppure da un’innata sensibilità di carattere. Capacità di valutare e capacità di percepire sono inseparabili da una persona colta. E queste sono anche qualità indispensabili per l’artista, quasi come gli sono indispensabili gli occhi: “guarda, riguarda, pensa, ascolta, e renditi conto delle cose”.

L’educazione può essere considerata nel complesso assimilazione di conoscenze; il suo contenuto non si limita naturalmente ai programmi universitari, ma comprende ogni tipo di conoscenza. L’ideale dell’educazione liberale è però la disciplina, l’ordine di tale contenuto. Essa quindi non è solo contenuto ma anche metodo, è il ponte lanciato verso conoscenze successive. Considero tale disciplina un elemento decisivo in ogni processo creativo. Essa dà alla mente i mezzi per raggiungere e comprendere nuovi settori del pensiero. L’artista, il narratore, il poeta aggiungono ai dati concreti l’elemento del valore umano. Credo che non vi sia conoscenza priva di una sua potenziale dimensione visiva e di propri latenti significati, per un’espressione letteraria o altro genere artistico. Impara tutto quello che puoi: Impara la matematica, la fisica, l’economia e particolarmente la storia. L’insegnamento universitario ha quindi un valore di prim’ordine come parte dell’educazione complessiva.

Ma ciò non esclude le enormi possibilità di coloro che si educano da sé, ed i più grandi nomi della letteratura, dell’arte, e di molti altri settori di attività, compresa la scienza, lo hanno dimostrato. Ma per quanto riguarda questo tipo di educazione, come per quanto riguarda i vantaggi iniziali della nascita, non vi sono regole, né metodi da seguire. È storicamente provato che numerosi autodidatti sono diventati coltissimi: hanno letto, viaggiato, studiato, per non parlare di quello che hanno saputo creare. Il drammaturgo che ha avuto forse la maggior influenza sul teatro contemporaneo ha smesso di andare a scuola a tredici anni. Il pittore che ha regolato il gusto artistico del mondo è quasi totalmente autodidatta. Essi si sono educati da sé, il che non significa che non siano colti: ambedue, al contrario, non hanno rivali per la versatilità dell’intelligenza.

E questo ci porta al terzo punto del nostro programma minimo per l’educazione di un artista: essere “integrale”. (Ho una figlia di sedici anni che polemizza con me su questo termine. Potrebbe, ma assolutamente non vuole, essere integrale. Chissà se riuscirò a persuaderla!)

Essere integrali, in senso grammaticale, significa essere uniti. Penso cioè a una condizione educativa un po’ più dinamica, capace, per esempio, di esercitare organicamente attività che si influenzino a vicenda.  In altre parole, l’integrazione implica l’impegno di tutta la persona, e non solo di alcune sue parti; integrazione, per esempio, di diversi tipi di conoscenza (la storia vive nell’arte di qualsiasi epoca); integrazione della conoscenza con il pensiero vivo, e ciò significa avere delle opinioni e sostenerle; ed integrazione dell’intera personalità, e ciò implica una visione filosofica unitaria, una posizione verso la vita. Ed ancora ci deve essere l’unificazione  di questa personalità e di questa visione con le capacità creative di una persona, in modo che le sue azioni, le sue parole, il suo pensiero e la sua conoscenza formino un’unità. A questa condizione non troppo frequente si addice il termine di integrità, nel suo senso fondamentale: essere unito, essere completo.

Le scuole superiori e le università si propongono l’obiettivo di creare un uomo completo, la persona pienamente integrata; ma sono alquanto ostacolate dalla ricchezza e diversità di contenuto delle cognizioni da trasmettere. Si afferma che prima di creare ed avere opinioni, si deve conoscere. Possono esservi dei campi in cui questa procedura è valida, ma non lo è certamente nel settore artistico. (Disegna e ridisegna, e dipingi, ed impara a lavorare con diversi procedimenti).

Integrità, per un artista di qualsiasi arte, potrebbe dirsi la capacità di rapportare organicamente i mille dettagli della propria esperienza formale, che per un poeta è un’esperienza tonale, ritmica e verbale, con i loro significati allusivi e le loro immagini suggestive. Il pensiero di un poeta è fatto di cadenze e tonalità, come quello del pittore, di colore, forma e immagine. In ognuno di questi casi la disciplina della espressione è inseparabile dalla disciplina del pensiero.

Spero di non aver forzato oltre il loro limite queste espressioni correnti. essere colti, essere educati, essere integrali. In ogni caso, nel senso in cui li ho usati, essi sono oggi e sono stati ieri il corredo fondamentale degli artisti.

Penso spesso con nostalgia al processo educativo con cui artisti come Leonardo si iniziavano all’arte. Quando il giovane del Quattrocento decideva di intraprendere la carriera artistica  non faceva altro che mettere insieme le sue opere più significative e mostrarle a un gran numero di persone; dopodiché diventava apprendista presso qualcuno dei più noti Maestri. Qui cominciava a lavorare, e ad educarsi macinando i colori e mischiandoli, preparando le superfici e anche probabilmente fabbricando i pennelli. (Che tipo di addestramento di base sembra, oggi che parecchi di noi non sanno neanche come sono fatti i colori). All’inizio probabilmente il giovane artista aveva solo il permesso di dipingere negli sfondi. Procedeva quindi verso i cieli ed i paesaggi, cominciava a lavorare sulle stoffe, su una faccia, e così via; alla fine, dipingendo gli angeli, diventava artista maturo. Intanto, mentre imparava ad usare le proprie mani e a vedere le cose attraverso le forme e i colori, altri cambiamenti avvenivano in lui. Le sue maniere rustiche cominciavano a dirozzarsi, egli partecipava alle conversazioni che si svolgevano nella bottega, poteva forse azzardare una propria opinione… A poco a poco entrava a contatto con i maggiori problemi della pittura: la composizione e la struttura dei quadri, le loro qualità spirituali ed estetiche, il loro significato. La discussione sull’arte e sulla forma era costante; i grandi artisti, quelli che erano in buoni rapporti con il suo datore di lavoro, entravano ed uscivano dalla bottega. Il giovane pittore si impadroniva gradualmente dell’iconografia cristiana, di quella pagana e della sua personale.

E vi erano poi la musica, le letture e le discussioni sulla poesia, sicché spesso il giovane artista diveniva spesso anche musicista e poeta. Vi erano le conversazioni con uomini eruditi, le dispute scientifiche, l’incitamento a ripristinare l’antica cultura e la conoscenza approfondita delle dottrine umanistiche. Naturalmente vi erano anche le nuove costruzioni, palazzi e fontane, e la necessità di coprire con pitture spazi così grandi, di occupare con sculture gli ampi cortili e di decorare con immagini meravigliose le facciate, le cupole, i ponti.

Giungeva quindi il giorno – il giorno straordinario – in cui il giovane pittore eseguiva un angelo in primo piano la cui bellezza superava di gran lunga l’opera del Maestro. Ed ecco il suo lavoro cominciava ad essere richiesto, ed egli diveniva Maestro di una propria bottega.

Così l’artista del tempo, nel corso della propria formazione, diveniva veramente colto, educato e completo.

Si sono fatti alcuni sforzi per far rivivere il sistema dell’apprendistato, ma non hanno avuto successo. Non so se una riesumazione di questo genere potrà mai realizzarsi, ma nel caso dovrebbe essere preceduta da un’integrazione di tipo diverso, che è quella di cui ho parlato. integrazione dell’arte stessa nella vita comune della nazione, come avveniva durante il Rinascimento in Italia.

L’artista del Rinascimento non aveva problemi stilistici paragonabili a quelli che oggi torturano il giovane artista. Egli poteva seguire semplicemente le maniere pittoriche prestabilite, come la maggior parte degli altri pittori. Se più grandi erano le sue possibilità o più personale la sua visione, egli modificava progressivamente le tecniche esistenti, fino a farle coincidere con le proprie esigenze. Ma l’artista oggi, e specialmente quello giovane, si sente sfidato a essere unico.

Una tale condizione, una tale sfida, rompe la sicurezza del pittore; e può spingere talvolta gli artisti ad uscire dai limiti del buon senso, solo per essere diversi dagli altri. Ma una simile sfida corrisponde abbastanza al carattere e alla funzione dell’arte di oggi, e malgrado il rischio che comporta, va considerata una circostanza favorevole.

Il ricorso all’individualità del pittore e all’individualità di percezione di colui che guarda è connaturato all’arte di oggi. I valori artistici risiedono nel valore della persona. L’arte può essere oggi soggettiva quanto è umanamente possibile, come può essere liberamente oggettiva e ligia alle regole. Essa può esaminare, ed esamina qualsiasi stato d’animo umano. Si fa conoscere direttamente, senza chiedere l’autorizzazione di nessuno. I suoi valori non derivano da da qualità fisse, bensì dalla natura essenziale dell’uomo, buona o cattiva che sia. L’arte è uno dei pochi mezzi espressivi originali, indipendenti e autentici. Se comporta grandi rischi, ha però in sé potenzialità grandiose.

Credo che questa particolare funzione dell’arte – esprimere l’uomo nella sua individualità e nella sua varietà – non si esaurirà facilmente. Essa può avere le sue cadute, ma la sua sfida e le sue potenzialità permangono alte. Le realizzazioni dell’arte moderna in direzione individualistica sono naturalmente già rilevanti.

Tali attitudini di sondaggio e analisi della realtà e d’invenzione di nuove realtà, possono essere il risultato di culture diversamente enucleate e di differenti contenuti, ma richiedono sempre le tre capacità fondamentali: 1. capacità di percepire e riconoscere i valori ed un certo grado di istruzione; 2. capacità di accumulare vaste conoscenze; 3. capacità di unificare tutto questo nella creazione e nell’immagine. Il futuro dell’arte si basa senza dubbio sulla cultura, non limitata a un solo tipo di educazione, ma vista complessivamente. “ (fine II parte, continua…)

Concettina Ghisu

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