Leggere non serve più a nulla?

IL LIBRO? ROBA INUTILE DA VECCHI

UN DIALOGO CON UN 19ENNE

Riporto qui un dialogo avuto con un ragazzo di 19 anni.

Un ragazzo sveglio, molto bravo a lavorare, che ascolta Trap.

Il dialogo parte da un evento semplice: ho detto al ragazzo, che chiameremmo M, che sto scrivendo un libro sul Trap.

Il ragazzo mi spiega perché è inutile farlo se il target è la sua generazione, e perché piuttosto meglio aprire un canale Youtube.

Io: “Sto scrivendo un libro sul Trap come movimento, dove ovviamente scriverò anche molto sulla Trap musica”


M: “E perchè ci scrivi un libro?”


Io: “Perché credo quello che penso possa essere utile, ai genitori per capire i ragazzi, e ai ragazzi per capire come funziona il mondo della musica e cosa stanno vivendo”


M: “A me piace molto la Trap, ma non leggerei mai un libro.

E’ una roba da vecchi.

Quel che mi serve l’ho imparato tutto su Youtube: hai bisogno di aggiustare un lavandino?

C’è il video su come si aggiusta.

Hai bisogno di imparare a fare un armadio?

C’è il video su come si fa.

Vuoi dirmi qualcosa sulla Trap?

Fai un video e vediamo quante visualizzazioni fa”


Io: “Sì, ma non è proprio così.

Nel libro puoi mettere più collegamenti rispetto a quando parli, puoi soffermarti di più su alcuni aspetti, soprattutto puoi essere più lungo perché leggere 200 pagine stanca meno che ascoltare uno per 4 ore”


M: “4 ore? Ma io pensavo ad una roba di 40 minuti, massimo un’ora.

A che serve dire cose di 4 ore?

Ma soprattutto: vuoi scrivere 200 pagine?

Io non ne ho mai lette più di 20, e nemmeno i miei amici”


Io: “Adesso non esageriamo.

Comunque a scuola ti davano i libri per le vacanze, studiavi sui manuali, sei comunque abituato alla lettura, anche se non ti piace”


M: “Ragioni come i vecchi e gli insegnanti.

I libri per vacanze nessuno li legge, ti ascolti il riassunto su Youtube di qualcuno che l’ha letto, o ti stampi il riassunto di 2 pagine da internet.

I manuali leggi 10 pagine per l’interrogazione ed è già tanto”


Io: “Ok, mettiamo che hai ragione.

Ma mi vedi a parlare davanti ad una cam su Youtube?”


M: “Mica devi farlo tu.

Paghi uno più giovane che lo faccia per te, tu gli suggerisci cosa dire e lui lo dice”


Io: “Sì, ma sono io l’autore, dovrei metterci io la faccia”


M: “Ma chissenefrega.

Tu sei quello che incassa il cash delle visualizzazione, chi dice cosa non importa. Mica penso che Capo Plaza scriva lui i testi, l’ho visto live e non si ricordava nemmeno “Allenamento”.

Lui è quello che sta davanti, si fa vedere, sa vestirsi.

Ecco, tu te ne prendi uno uguale.

Se vuoi te ne presento uno io, è un ragazzo nero (un italo-congolese NDA) che stava a scuola mia, c’ha un canale dove parla di tutti i modelli della Air Max, fa 250 mila views a video, se lo fai parlare di Trap ne fa anche di più, tanto che gli frega”.

 


E SE SCRIVERE-LEGGERE FOSSE ARCAICO, E I RAGAZZI IMPARASSERO CON L’ASCOLTO?

Riporto qui un fatto che mi è capitato, e che mi ha aperto un’interessante prospettiva su come imparano i giovani.

Premessa: l’anno scorso ho fatto diverse consulenze -remunerate- per influencer, beatmaker, trapper.

La consulenza consisteva non nel creare o gestire pagine social, ma nel fornire informazioni utili di vario genere per posizionarsi sul mercato.
Formato dalla mia esperienza nella start-up, dove ogni cosa fai, vuoi fare, credi sarebbe meglio fare va scritta, corredata di dati, powerpoint, collegamenti ipertestuali a studi di mercato, ecc pensavo di dover produrre qualcosa del genere -solo più semplificato- per loro… e già mi veniva la depressione, perché chiunque abbia lavorato in una start-up o in un’azienda tarata su quel modello sa bene che i report, le indagini di mercato, ecc non le legge mai nessuno.


Ma i miei committenti non volevano assolutamente questo: mi pagavano perché gli informassi di cose pratiche coi vocali di whatsapp.

Per quanto possa risultare strano, sono stato pagato per spiegare in vocali (lunghezza da 1:30 ai 3:00 massimo) come funziona l’algoritmo di visibilità, riassumere come hanno promosso il loro profilo Instagram Sfera o la Ferragni, ecc una volta fatti i vocali commissionati, di solito tra i 4 e i 10 per una durata complessiva di 15-20 minuti di registrato, mi dicevano grazie e mi pagavano.


Recentemente ho incontrato una influencer a cui avevo fatto una consulenza a Marzo, e che poi non ho più risentito: una ragazza di 19 anni, diplomata in contabilità aziendale, appassionata di drink energetici e outfit stile emo, che mi aveva chiesto come avrebbe potuto piazzarsi su un mercato già intasato di concorrenza.

La ragazza vedendomi mi ha salutato, e mi ha detto che i miei vocali le sono stati molto utili, e che il suo profilo in 6 mesi è cresciuto quasi geometricamente.

Pensando fosse pura cortesia, e in realtà quella consulenza le fosse stata inutile (o magari non l’avesse nemmeno ascoltata) le chiedo cosa di quel che le ho detto le è servito: lei mi ha ridetto con parole sue più o meno quel che le avevo mandato nei vocali 6 mesi prima, aggiungendo delle annotazioni su campagne marketing agosto-settembre, che lei ha analizzato con le categorie che le avevo spiegato, e le ha analizzate molto bene.

Mi ha detto che i vocali sono sempre lì, e ogni tanto se li riascolta perché le sono utili per pensare ad un nuovo post o una stories.

Per farla breve: ascoltando dei riassunti registrati lei ha perfettamente assimilato e applicato quel che le serviva per il suo lavoro.

Ho ripescato quel che le avevo mandato a Marzo: 5 vocali da 3 minuti l’uno divisi per argomento. Se avessi dovuto scrivere, corredare di dati, ecc le stesse nozioni, avrei scritto tra le 50 e le 70 pagine che nessuno avrebbe mai letto.

Federico Leo Renzi

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