L’era del politico cafone

Il tramonto dei bulli?

Uno degli aspetti più notevoli del nostro tempo, dal punto di vista politico, è la rapidità dei cambiamenti, e soprattutto dell’umore dell’opinione pubblica.

Salvini deve a se stesso, agli errori strategici e alla strafottenza la sua fulminea, anche se forse temporanea caduta (dico temporanea perché i sondaggi attribuiscono alla Lega ancora più del 30%, un consenso destinato ad aumentare se la maggioranza giallorossa iniziasse, come è probabile, a litigare).

Qualcosa del genere potrebbe capitare a Boris Johnson, che in ha comune con Salvini l’arroganza e la brutalità, olte che il fisico corpulento.

Chiudere il parlamento inglese, come gli consentono le consuetudini britanniche, ma non certamente il buon senso politico, potrebbe rivelarsi qualcosa di simile al colpo di testa di Salvini dell’8 agosto.
Le reazioni non si sono fatte attendere: gli stessi tories sono divisi e la leader dei conservatori scozzesi, Ruth Davidson si è dimessa.

La regina, che non poteva opporsi, non ha probabilmente apprezzato il fatto di essere coinvolta nella faida tra Johnson, leader di un partito di minoranza, e la maggioranza del parlamento.

Il milione e più di firme raccolte contro la chiusura non è influente, dal punto di vista delle dinamiche politiche, ma segnala un disagio crescente nel paese, che forse non vuole più la brexit, tanto meno senza accordi con la Ue.
L’azzardo di Johnson potrebbe finire con una severa sconfitta dei conservatori alle prossime elezioni, anche se Corbyn non ha gestito bene, in passato, tutta la questione.


Insomma, Johnson come Salvini?

Apparentemente, la sola differenza tra loro è che l’inglese è laureato a Oxford in studi classici, mentre Salvini ha mollato l’università a 5 esami dalla laurea.

Ma queste differenze, nell’era dei politici cafoni, Trump in testa, non contano più nulla.

 

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