L’esperienza discreta dei fallimenti pregressi

 

 

 

 

 

Seguiamo con la nostra bella libertà il canovaccio che abbiamo in testa e lo facciamo con apparente sicurezza. Però quando ci raggiungono improvvise le novità, i piccoli imprevisti, siamo sempre impreparati: ci sconcertano e non troviamo risposte dentro di noi, dobbiamo prendere decisioni senza perdere tempo ma poi sono quasi sempre sbagliate.

Nel ragionamento inedito sbagliamo l’obiettivo, qualcosa ci manda fuori strada, sottovalutiamo gli aspetti negativi e questi ci fanno entrare nella palude. Ci smarriamo in piccolo spazio buio, perdiamo l’orientamento come fossimo in un deserto senza dune, senza riferimenti.

L’esperienza discreta dei fallimenti pregressi ci dà la forze per uscire ben presto dalle sabbie mobili, ne troviamo i punti forti, fuori dalla palude senza danno, apriamo un libro nuovo e studiamo gli antichi affreschi, le foglie rosse, come tagliare un ramo,  come leggere un libro muto.

Voltiamo tutte le pagine del giorno, nuotiamo verso l’isola del giorno dopo, mentre scriviamo le premesse di viaggio, ci dirigiamo con leggerezza verso l’azzurro per le strade asfaltate di fresco, saliamo ad ovest nei boschi in cerca dell’ombra quieta del mezzogiorno inoltrato. Scartabelliamo i fascicoli archiviati e ne riconosciamo ogni pagina, ogni appunto a matita.

La scrittura ci lascia tracce di percorsi collaudati, descrizioni di avventure arrivate bene alla fine. Le pagine si sfogliano veloci, ognuna è sepolta da quella che viene dopo e il libro si può scorrere solo in avanti. Sigillato per la realtà in divenire che non tiene legami con il passato ma sedimenta macerie pesanti e definitive.

Un riscatto impensabile a mente fredda solo un guizzo ha portato l’altra possibilità e la forza di volontà e stata molto grande per indossare abiti nuovi e interpretare una vita altrove con lingue nuove e nuove abitudini…

Bruno Chiarlone Debenedetti

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