Lettere a CAM: Come classificare il valore simbolico dell’arte?

Da: fabio.atzori@
A: mimmodicaterino@cagliariartmagazine.it
Cc:
Data: Sat, 4 Feb 2017 21:40:43 +0100
Oggetto: Come classificare il valore simbolico dell’arte?

 

Dai Mimmo, so benissimo com’è scritto ‘Caosfera’, sono un po’ meno pratico nel rintracciare testi ‘strani’ .

Anche il tuo “ lo trovi in una qualunque libreria” , si è rivelato un tantino ottimistico, riconoscilo.

Vabbuò, in attesa di capire gli impenetrabili percorsi del commercio in rete mi auguro che al posto di una copia possa anticiparmi qualche stralcio del tuo lavoro.

Ventitré giorni sono un tempo inconcepibile per la mia mente frenetica.

Vedi tu…
E quindi avresti una cattiva ‘nomea’.

Avercela significa anche godere di una certa popolarità.

Non ne farei un dramma… tutt’altro.

In quanto alla ‘impopolarità’, è tutta da dimostrare, anche se, a dirla tutta, mi sembra d’aver colto una sfumatura di vanità del tuo apparente rammarico. Ma questo aspetto ritengo non riguardi, in definitiva, interessi avulsi dalla ristretta cerchia degli affari tuoi.

Tornando alla modalità alternativa di fare promozione, mi soffermerei – se sei d’accordo – sul concetto del valore culturale ( e simbolico) senza prezzo.

Definizione illuminante, lo ammetto.

Come avrai capito, mi è capitato di affrontare molte volte questo discorso, anche con personaggi di fama (di cui ti manderò le coordinate telematiche). Proprio come te, anche la loro formazione risente di un’impronta umanistica e, proprio come te, alle mie parole hanno storto il naso.

Ciò per dire che mi aspettavo la tua reazione, ma tu al contrario di questi illustri personaggi, mi riporti un concetto caro e irrinunciabile che sottoscrivo senza riserve.

Ebbene sì, “ L’arte esiste biologica-mente soltanto quando ad essa si può attribuire un valore simbolico e culturale.”

Questa intuizione mi permette di collocarti una spanna più vicino al mio pensiero e una spanna più distante da taluni giudizi, e mi garantisce una piattaforma di approccio al problema.
Cerca adesso di seguire attentamente questo passaggio.

Devo anzitutto premettere che sostengo l’idea di non anteporre il valore economico a quello simbolico e culturale, ma come tu dici, quello culturale, è un valore qualitativo ben preciso.

Quando si fa ricerca, qualità ed efficacia devono combaciare, la sperimentazione permette alla verifica d’efficacia di assumere anche un valore qualitativo.

In medicina l’efficacia di un farmaco o di una cura è la prima delle sue doti qualitative.

Nell’arte invece, questa semplice operazione sembrerebbe inattuabile perché non si può sperimentare l’efficacia di un dipinto o di un romanzo, se non quando lo si propone al mercato.

Ma noi siamo qui appunto per disarticolare questa fallibile deduzione e per dimostrare che l’efficacia di un’opera può essere testata prima ancora di essere sottoposta al vaglio della vendita.
Come fare?

Ancora una volta la scienza ci viene in aiuto, tant’è che la necessità di un parallelismo fra arte e scienza ci viene suggerito proprio dalla fisica quantistica, o per meglio dire, dalle figure di maggior spicco di quella disciplina.

Se non ti vuoi sorbire una carrellata di citazioni, per il momento fidati delle mie parole, ma metti in conto che io non sono così geniale, il mio merito è solo quello di provare a divulgarle mettendo a disposizione la mia esperienza professionale.
Dicevamo quindi che il valore simbolico-culturale di un’opera ne suggella il valore oggettivo.

Non potevi trovare parole migliori.

Un’opera che sa maneggiare i simboli, che li inserisce in un contesto espressivo coerente con la propria cultura, acquisisce un valore obiettivo, a prescindere da quello economico (Non tutti i simboli riportano cmnq a un significato condiviso .

Ad esempio il serpente ricopre un ruolo positivo nella cosmogonia accadica , ma non in ambiente giudaico-cattolico.

Quello del dio-uomo, invece pare avere un analoga valenza in culture molto diverse fra loro. ).

Il problema diventa allora il seguente: come individuare e classificare l’opera costruita secondo canoni culturali?

Come vedremo l’argomento è oggetto di dibattito.

Ma prima vorrei riprendere alcuni pradigmi scientifici.

Per la Scienza, dal principio di indeterminazione in avanti (1940-41), classificare il comportamento umano non è possibile.

Ciò verrebbe incontro alle tue affermazioni; in campo medico – ad esempio – non si può dire genericamente se un uomo cammina meglio di un altro, le due facoltà, in condizioni di salute, non si possono confrontare, sono cioè indeterminabili.

Né più né meno come cercare di sostenere che un Rembrandt è migliore di un Renoir.

Non si può dire!

Questo è assodato.

Tuttavia, a questo punto ( c’è un tuttavia grosso come una casa , da considerare) la scienza medica può classificare un cammino patologico e discriminarlo obbiettivamente da uno ‘sano’.

In un parallelismo potremmo anche affermare, senza possibilità d’errore, che le mie croste e i danzatori di Matisse, non sono esattamente la stessa cosa.

Vedi?

Abbiamo fatto delle valutazioni!

E’ possibile farlo, spostando di un tantino il nostro punto d’osservazione. Questa nostra discussione vorrebbe insomma individuare argomenti e criteri sostenibili per operare questo tipo di graduatorie e in definitiva nuovi modelli di classificazione qualitativa.
In altri termini, il contenuto simbolico-culturale di una vera opera d’arte ne sancisce la superiorità rispetto a lavori che questi attributi non li hanno. Ti sembra adesso di vederci più chiaro?

Ti lascio per il momento a meditare su queste righe, ma ti prego, cerca di essere comprensibile e di mantenerti nei termini del confronto.
Un salutone. fpb

—–

 

COLLETTIVA E CONNETTIVA, L’ARTE NON Può ESSERE ALTRO

Fabio la vanità è proprio dell’umano ed io come te, ed il tuo gusto per la citazione, non ne siamo esenti.
Riguardo al mio libro è ordinabile in tutte le librerie ma per forma contrattuale non ha una grossa distribuzione, non sono un autore mediatico come Fabio Volo e non sono in condizione di coprire spese di distribuzione, quindi le sue sorti sono legate soltanto a lui, come tutto il mio lavoro e la mia ricerca artistica, in fondo il linguaggio quando è collettivo e connettivo non può avere fili di padrone o mi sbaglio?
Torniamo a noi, avrai notato che non amo (a differenza tua) la citazione, penso che le problematiche riguardanti i linguaggi dell’arte necessitino di essere svincolate dall’Accademismo, ed un ragionamento per avere senso debba ridursi al qui e ora in maniera empirica, conservando la memoria e le conquiste culturali ma negandole, in fondo la scienza è questa, una continua messa in discussione da confermare o meno.
Insegui l’oggettivo ed io inseguo te che insegui l’oggettivo, e con una equazione tra arte e scienza ti faccio notare come artisti e scienziati inseguano la realtà dalla nascita del linguaggio soltanto per cambiarla, l’arte e la scienza hanno senso storico, sociale e culturale soltanto quando sono rivolta.
L’arte è linguaggio oltre la riproduzione retinica proprio la scienza, scarnifica il visibile per rivelare l’invisibile.
L’arte e la scienza svincolate dal mercato (io non distinguerei neanche i due assi, l’arte è scienza e la scienza è arte) sono indagine e rifiuto dell’esistente, sono l’esperienza conoscitiva per evadere dalla gabbia del mercato, dalla sua irrazionale tecnica dell’accumulo e della negazione della cultura fatta media di massa (e di messa).
L’arte deve guardare al malato di mercato ed al consumatore culturale in maniera critica, esplorando attraverso il proprio linguaggio l’altro per capire se stessa, la condivisione e la connessione è il linguaggio ed il cervello collettivo in rivolta.
Comprensione e non compromesso, questo è il valore simbolico dell’arte e del suo linguaggio, passa per il riflesso del linguaggio nell’altro, tutto il resto mi annoia, e pure se legittimato dal mercato nei suoi processi d’affermazione individuale ha valore sia per il produttore che il consumatore soltanto arteterapeutico.

P.S. Non pretenderai che da questa discussione esca una definizione di arte e scienza assoluta?

Sarebbe destinata ad essere negata nel tempo e non troverai mai una equazione esatta nell’arte, al limite troverai dei limiti di funzione in progressione (o regressione) permanente nel tondo, i linguaggi dell’arte ruotano intorno al sole e rivoluzionano se stessi da quarantamila anni, da quando come uomini sapiens siamo comparsi sulla terra.
Ci ha mai pensato per 35000 il linguaggio scritto non è servito all’evoluzione umana, bastava il linguaggio dell’arte e quegli uomini vivevano in media quanto noi…

LETTERE A CAM: IL VALORE OGGETTIVO DELL’ARTE?

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